☞︎COMPLETA☜︎
⚠︎︎Storia riservata ad un pubblico adulto⚠︎︎
Una vita vissuta a metà.
La tristezza strozzata nel fumo di una sigaretta.
E un'opportunità che sembra essere una via d'uscita.
O forse è solo l'ennesima fregatura?
Damian Turner è l'uomo...
A volte ho la sensazione di essere solo al mondo. Altre volte ne sono sicuro. -Charles Bukowski
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Lo scienziato LaBerge definì i sogni lucidi descrivendoli come: sognare sapendo di star sognando.
Un momento durante il sonno nel quale è possibile diventare i registi dei propri scenari, modificando a piacimento la trama di essi.
Ma per Ember era solo l'ennesimo modo che conosceva per poter controllare la sua mente e, tante volte, cambiare il finale di brutti ricordi che venivano a farle visita durante la notte.
Era una cosa che le capitava spesso. Volente o nolente i suoi sonni non erano mai tranquilli e piacevoli. Quello era il momento in cui il suo cervello era a riposo, lontano dalle grinfie dei suoi stessi pensieri e dalla sua volontà di controllare ogni emozione. Perciò lei era completamente inerme, in balia di ciò che la mente sceglieva di farle ricordare. E anche se era in grado di cambiare i finali, era comunque dura rivivere tutto in modo così reale.
Un'eterna lotta tra la capacità di tenere le emozioni sotto controllo e la volontà della sua mente di abbatterla.
Quella sera, rannicchiata nel letto, con la schiena contro quella di Carter, le braccia avvolte attorno alla vita e un sospiro che lasciava le labbra livide, si domandava se stesse sognando o se tutto ciò fosse accaduto per davvero.
Non riusciva a darsi una risposta, probabilmente perché era ancora un po' ubriaca, nonostante fino a qualche minuto prima stesse rigettando anche l'anima dentro al gabinetto, mentre il ragazzo, dopo la pesante lite che avevano avuto, la aiutava tenendole i capelli e la fronte.
Osservava il muro davanti a sé e lo vedeva velato da una specie di alone opaco, ma forse erano solo le lacrime che stava cercando di trattenere con tutte le sue forze.
Ma come ci era arrivata lì? Cos'era andato storto?
Le immagini di quella sera scorsero nella sua mente come polaroid rovinate dal troppo tempo passato, eppure era accaduto tutto solamente sei ore prima. Ancora non riusciva a decretare se stesse sognando o meno, sapeva però che in nessuno dei due casi sarebbe stata in grado di staccarsi da quello stato di trance in cui era appena entrata. Così non vide altro modo, se non abbandonarsi ai ricordi che il suo cervello voleva mostrarle.
Sei ore prima.
«Non si entra se prima non si bevono due shots» il ragazzo dagli occhi scuri e il cappellino da baseball poggiato sulla testa, li aveva fermati nell'esatto momento in cui avevano terminato di salire quegli scalini.
La casa dove si teneva la festa di Halloween era una villetta a tre piani, nella periferia di Boston, dai muri azzurrini e le rifiniture bianche. Aveva un giardino ben curato, anche se quella sera la maggior parte dell'erba era coperta da festoni e palloncini arancioni e neri.