Capitolo 15.2 - ...Lenzuola Stropicciate

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Ciò che c'è di pericoloso nell'amore
è il fatto che è un delitto nel quale
non si può fare a meno di un complice.
-Charles Baudelaire

Il tempo sembrava aver fatto un salto indietro, ancora una volta quella ragazza si trovava nel salotto di casa sua

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Il tempo sembrava aver fatto un salto indietro, ancora una volta quella ragazza si trovava nel salotto di casa sua.

Alcuni dettagli erano cambiati, come il fatto che fosse nuda sotto il cappotto che indossava e che lui gli aveva prestato. O come il motivo che li aveva portati lì in quel preciso momento.
Ma per il resto gli sembrava di star rivivendo una specie di flashback.

Ember si voltò di scatto verso di lui, che era intento a versarsi un bicchiere d'acqua, dietro l'isola della cucina. «Se devo fare la brava, mi merito almeno qualcosa da mangiare. Visto che per colpa sua sto saltando la mia cena a base di hamburger» gli disse, mettendo il broncio come se fosse una bambina.

«Colpa mia?» ripetè, con gli occhi spalancati. «Sei tu che mi hai seguito in aula e poi trascinato nella piscina dell'università, rischiando di farmi perdere il posto di lavoro» le ricordò, poggiando quel bicchiere sulla superficie piatta dell'isola.

«Ah, è brutto quanto ti accusano di qualcosa di cui sai di non essere il solo fautore, vero?» domandò retoricamente, facendo riferimento a quella volta in biblioteca, in cui lui le aveva puntato il dito contro, scrollandosi di dosso ogni sua responsabilità.
Damian distolse lo sguardo, evitando di rispondere.

«E comunque, prego, per averle reso la serata più divertente» commentò per tanto lei, sorridendo in modo beffardo e mettendo a dura prova la sua pazienza. Quel suo avere sempre una risposta pronta per tutto, era spiazzante e alcune volte anche irritante, perché costringeva le persone a dover lasciare a lei l'ultima parola in qualsiasi discussione.

«Ember, per favore, vai a farti una doccia, sistemati e poi vediamo di farti tornare ai dormitori» le ordinò, indicandole la porta della camera da letto, dalla quale si accedeva al bagno.

«Va bene» acconsentì lei, alzando le braccia verso il cielo. «Almeno ordini una pizza nel frattempo» insistette, scomparendo poi oltre quella porta in legno.

Damian rimase per qualche secondo fermo, con la bocca leggermente dischiusa e le sopracciglia aggrottate.
Lo spiazzava completamente.
Lo faceva uscire di testa.
E ciò che più lo preoccupava, era il fatto che si divertisse anche a starle dietro e fare certe pazzie.

Ancora solo, poggiò i gomiti su quell'isola dalla superficie scura, portandosi le mani alle tempie e massaggiandosele lentamente.
Come la prima volta in cui si erano ritrovati da soli, in quel modo, era stato proprio lui a mettersi nei casini con le sue stesse mani.
Tutta colpa della sua premura e della sua gentilezza.

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