35. Legami Di Sangue

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Di nuovo quelle urla, le stesse urla che sento ogni notte.

Sembra di vivere un dejavu, io che entro nella casa in fiamme, io che perquisisco ogni stanza, io che tento di avvicinarmi alle due sagome stese a terra, ma d'un tratto, tutto crolla, facendomi sobbalzare e risvegliandomi dall'incubo in cui sono stata calata.

Il respiro affannoso, le gocce di suore che mi accarezzano la pelle, gli occhi sbarrati per lo shock. Questa è la mia routine.

<<Tutto bene?>> il ragazzo che è sempre gentile con me, entra nella stanza in cui sono rinchiusa con la faccia di chi si è appena svegliato.

<<C-come hai fatto a c-capire che...>> non finisco la frase che mi interrompe per rispondere.

<<Hai gridato>>

Abbasso la testa, rivolgendo la mia attenzione alle mie mani che tremano.

Sono giorni che vado a dormire pensando 'domani andrà meglio'. Ma la verità è che stavo e sto illudendo me stessa, credendo di poter uscire da questo brutto sogno.

<<Scotti>>

Non mi accorgo nemmeno che il ragazzo si è avvicinato a me posando una mano gelida sulla fronte. Forse sono io che sto andando a fuoco.

Mi rimbocca ancora le coperte e dopo che si è accertato che sia coperta dal collo ai piedi, mi volta le spalle per tornare in camera sua. Ma prima che faccia un passo, gli prendo il polso facendolo voltare verso di me.

<<P-puoi restare un pochino>> chiedo con voce nasale mentre tremo come una foglia.

Lui corruga la fronte e sembra pensarci un pò. Ma dopo qualche secondo tira un sospiro e si siede vicino al mio corpo sdraiato.

Non so nemmeno io del perchè di quella richiesta, ma sento il bisogno di dover avere qualcuno vicino e lui mi sembra la persona più familiare che abbia visto in questi ultimi cinque giorni.

<<Che ore sono>> chiedo prendendo la coperta che era scivolata più giù, cercando di tirarla coprendomi fino alla bocca.

<<Le due di notte>> afferma piegando una gamba sopra al letto per poi posare il braccio su essa.

<<Che cos'è che ti tormenta>>

Rimango assente per pochi secondi dopo quella domanda curiosa, valutando se dirgli la verità o meno.

Alla fine cos'ho da perdere? Niente.

<<Ogni notte, rivivo la morte dei miei genitori>> affermo pacata.

Credevo che non sarei riuscita a dirglielo perchè i singhiozzi causati dal pianto me lo avrebbero impedito, invece gli dico questa frase come se la cosa fosse normale.

<<Sai, esisto e non so nemmeno io perchè...>> a questa affermazione, il suo volto si gira verso di me e mi rivolge uno di quegli sguardi pieni di freddezza e ammonimento.

Se Kakashi fosse stato qui, mi avrebbe fatto rimangiare le parole che ho detto, o forse mi avrebbe dato un motivo per convincermi di essere dalla parte del torto.

<<Che cosa ti tormenta>> chiedo scrutando fino in fondo quegli occhi color pece, identici a quelli di Sasuke.

E poi, mi torna in mente che Kisame aveva chiamato il suo compagno con il nome di Itachi, lo stesso nome che ha il fratello di Sasuke.

<<Cosa te lo fa pensare>> chiede rimanendo con fare pacato.

<<Per caso sei un Uchiha?>> cambio discorso, cercando di oltrepassare la linea di confine in punta di piedi. Avrei scoperto tutto ciò che avrei dovuto sapere senza che nessuno se ne accorga.

<<Si>> risponde semplicemente.

<<Allora ne sono rimasti tre>> dico pensierosa mentre la testa comincia a pulsare.

<<Madara Uchiha...>> inizio a elencarli tutti <<...Sasuke Uchiha...>> al nome di Sasuke, il ragazzo davanti a me fa scattare la mascella e i suoi occhi cambiano direzione viaggiando per tutta la stanza, illuminata da una stupida candela.

<<...e per finire, suo fratello>> butto la bomba, senza essere sicura che questo davanti a me sia davvero il fratello di Sasuke.

<<Sai, gli assomigli molto>> continuo

<<Sul serio?>>

Ecco quello che cercavo. Non ha negato di essere il fratello del mio incasinato, anzi, ha confermato la mia tesi dandomi corda.

<<Allora ho ragione, tu sei Itachi>> concludo vittoriosa con il naso chiuso.

Volevo provare a intimidirlo, ma con la voce nasale, sembra di essere un doppiatore di un cartone animato. Come quelli che amavo guardare da bambina con Katsumi.

<<Ti credevo stupida>> afferma tirando un sospiro.

<<Posso sembrarlo, ma non lo sono>> dico scrollando le spalle cercando di alzarmi per mettermi seduta. Da qui a un paio di secondi li avrei fatto la fatidica domanda che tormenta me e suo fratello.

<<Perché diavolo hai sterminato il tuo clan? Hai ucciso i tuoi stessi genitori, i tuoi amici. Hai fatto conoscere a Sasuke il dolore e questo lui non se lo merita. Lui ti ammirava, eri una sua fonte di ispirazione. Perché hai mandato tutto all'aria?>> dico con il fiato corto, avevo in mente di porre una sola domanda, ma non ho potuto tenere a freno la mia bocca.

<<Sai, una volta fatte, non puoi cambiare le cose, ma puoi decidere come viverle>> afferma con lo sguardo puntato sulla candela consumata quasi fino alla fine.

Sembra ci sia dell'altro sotto, me lo dice l'istinto.

<<Ma puoi cercare di migliorarle>>

<<Tu non sai niente>>

<<Beh allora fammi sapere, perchè da quel che mi ha raccontato Sasuke, tu sei colui che ha ucciso i suoi genitori senza scrupoli>>

<<Sasuke ti ha parlato del suo passato?>> chiede sorpreso.

<<Perchè l'ha fatto?>>

<<Perchè si fida di me>> affermo senza attimi di esitazione.

Sembra che stia pensando a qualcosa mentre mi scruta con il suo sguardo attento e indagatore. Tant'è che mi fa pensare che lui queste cose le sapeva già.

<<Puoi farlo anche tu>> dico addolcendo il tono, senza risultati, poiché sembra che al posto mio ci sia un troll con il naso otturato.

Itachi sembra essersi risvegliato dai suoi pensieri, si alza e si dirige verso la porta senza degnarmi di uno sguardo.

Sbatte questa dietro di sé, di conseguenza prendo la testa fra le mani perchè inizia a pulsare violentemente.

Mi chiedo quanto ancora dovrò sopportare, e se mai resisterò.

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