La notte scorsa, dopo le parole di Chan non ero più riuscita ad addormentarmi. Mi ero anche stesa accanto a Felix, accostandomi al suo corpo caldo ma neanche quel piacevole tepore mi aveva aiutata. Perché avrei fatto ingelosire Hyunjin? Che voleva dire? Mi aveva vista sbavare sul suo corpo e aveva pensato bene di parlarmi di uno dei suoi amici. Forse, stavo sottovalutando il livello di indifferenza che aveva nei miei confronti. O forse mi stavo facendo troppe paranoie per nulla. Sarebbe stato tutto più semplice se avessi potuto chiedere direttamente a lui che cosa volesse dire ma temevo che avrei peggiorato la situazione e quindi decisi di tacere e fare finta di niente.
«Ieri mi hai messo poco formaggio sui noodles» alzai brevemente gli occhi dal tagliere davanti a me per guardare Changbin che si lamentava con il broncio sulle labbra.
«Ti ho messo quattro stick di formaggio» sospirai.
«E ha rubato parte della mia porzione» affermò Jeongin fulminando il più grande con lo sguardo.
«Ero affamato» si giustificò alzando il tono della voce.
«Perché siete così rumorosi di prima mattina?» si lamentò Felix con voce profonda entrando in cucina. All'appello per la colazione mancavano solo lui e i due più grandi. Changbin e Hyunjin erano stati i primi a presentarsi in cucina quella mattina seguiti subito dopo da Han, Seungmin e Jeongin. Se i più piccoli si erano seduti con calma aspettando che gli servissi il pasto Changbin e Hyunjin avevano subito cominciato a bisticciare e alzare la voce facendomi innervosire. Guardai con il sorriso Felix che si mise seduto e con fare dolce si stropicciò gli occhi.
«Sono affamato!» urlò Changbin. Chiusi gli occhi e respirai profondamente nel tentativo di mantenere la calma.
«Lei non mi dà da mangiare!»
Ignorandolo, alzai gli occhi al cielo continuando a preparare la colazione per gli altri.
«Changbin-ah! Se non la smetti di urlare ti chiudo la bocca con una ciabatta» Leeknow entrò in cucina già vestito e pronto per uscire. Lui era sempre così, era sempre il primo a svegliarsi e il primo ad uscire. Non riuscivo a capire come ci riuscisse. Passava tutto il tempo nella sala prove dell'agenzia per studiare nuove coreografie o esercitarsi su quelle del gruppo, poi aveva lezioni di canto e quando tornava a casa trovava le forze per fare un'ora di palestra. Non lo avrei mai ammesso a voce alta ma pensavo fosse davvero incredibile. Con passo lento si avvicinò a me, sbirciando da sopra la mia spalla quello che stavo sistemando nel piatto.
«Bibimbap...» rimasi immobile mentre lui, con il corpo attaccato al mio, controllava gli ingredienti. Tra noi non scorreva buon sangue, anzi, pensavo mi odiasse ma il suo petto così vicino alla mia schiena mi faceva formicolare la pelle rendendomi inquieta.
«Mh.» prese dalla mia mano la carota che avevo appena tagliato, se la mise in bocca e la sgranocchiò lentamente vicino al mio orecchio. Tanti piccoli brividi mi risalirono la schiena.
«Buongiorno», Chan entrò in cucina con aria assonnata. Aveva i capelli ricci ancora bagnati ed era struccato. Le poche volte che riuscivo a vederlo così, al naturale, mi sembrava così dolce e tenero che quasi sentivo la voglia di stringerlo tra le braccia. Poi, però, i miei occhi scesero sul suo corpo fasciato da una t-shirt che lasciava intravedere i bicipiti gonfi e i pantaloncini che lasciavano alla vista i muscoli delle gambe e tutta una nuova serie di sensazioni si fece strada in me. Mi morsi il labbro inferiore.
«Attenta, stai sbavando» mormorò al mio orecchio Leeknow. Quelle parole dal timbro divertito mi riscossero dalle immagini che stavano passando nella mia mente. Scostandomi da lui mi girai, dandogli le spalle affinché non vedesse il rossore che si stava stendendo sulle mie guance. Ecco, ci mancava solo questa. Se avesse cominciato a prendermi in giro sarebbe stata la fine e se il diretto interessato se ne fosse accorto avrei aperto io stessa una fossa nel pavimento e mi ci sarei sotterrata.
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Call me Daddy || BangChan (In revisione)
FanfictionPassare da una piccola città di pescatori ad una grande metropoli era già un cambiamento enorme per una ragazza di soli ventidue anni, ma ritrovarsi a dover badare a otto ragazzi famosi, incasinati e belli come il peccato sembrava una sfida impossib...
