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Hyuna: Lo manderanno in onda? - chiesi rigirandomi una ciocca dei suoi lunghi capelli castani tra le dita. Eravamo sdraiati sul mio letto, supini, con la sua testa nell'incavo del mio braccio. Dopo essere rimasti in piedi sulla porta per un tempo indeterminato, una volta finite le lacrime a entrambi, ci eravamo messi comodi così che potesse raccontarmi tutto quello che era accaduto in quei giorni e di cui, a quanto sembrava, solo io ero all'oscuro.

Hyunjin: Per forza. Abbiamo registrato la prima puntata di Kingdom due settimane fa e la rete televisiva non può permettersi di registrare da capo l'intera puntata o causerebbe troppi ritardi - sospirò sonoramente. Cercò la mia mano libera per stringerla nella sua. Malgrado tutto quello che avevamo passato, io e Hyunjin eravamo molto legati. Io capivo lui e lui capiva me.

Hyuna: Beh, devono mandarla in onda anche perché non è successo niente, Hyunjin. Sono solo voci - cercai di liquidare la questione.

Hyunjin: Non sono solo voci - alzò la voce - sono articoli, commenti, diffamazione... - lo sentii inghiottire rumorosamente - hiatus...

Hyuna: Cosa? - chiesi perplessa. Si sollevò sui gomiti, l'espressione vuota che fissava la porta davanti a sè. Quando parlò, la sua voce era un mormorio sommesso.

Hyunjin: Lo hiatus è un periodo di pausa forzato da tutte le tue attività pubbliche. E' la punizione che ti spetta se fai qualcosa che al centro direttivo dell'agenzia non piace o se crei uno scandalo di qualsiasi genere. E' un periodo in cui non puoi farti vedere in giro ne tantomeno con qualcuno di famoso. Alcuni idol, nel loro periodo di hiatus, si sono rifugiati in campagna per sei mesi o di più - lo vidi rabbrividire visibilmente - non potrei vedere gli altri fino alla fine della pausa...

Il pensiero che potesse accadere una cosa del genere a Hyunjin mi diede la pelle d'oca. Non potevano fargli questo. Non potevano togliergli la carriera e i ragazzi per qualcosa che non aveva fatto. Mi ribolliva il sangue nelle vene. Mi tirai su a sedere, seguita da lui evidentemente preso in contropiede. Con uno slancio gli circondai la schiena con le braccia, appoggiando la testa sul tessuto caldo della maglietta. Strinsi tra le dita il tessuto, sfiorando l'addome piatto al di sotto. Quel contatto inaspettato lo spiazzò per qualche istante finché non sentii le sue mani sulle mie.

Hyuna: Non possono farti questo - affermai con voce rotta - non hai fatto niente. Non permetterò che ti accada questo. Faremo tutto il possibile perché tu possa partecipare al programma.

Hyunjin: E come pensi di fare? - chiese con voce rassegnata ma con un accenno di sorriso sulle labbra.

Hyuna: Ancora non lo so ma Chan e io troveremo un modo - affermai decisa.

Hyunjin: Stai emanando calore - ridacchiò lievemente accarezzandomi distrattamente la gamba.

Hyuna: E' la rabbia - mormorai a denti stretti cercando di non piangere.

Hyunjin: Lo so, abbiamo lo stesso carattere, ricordi? So cosa provi in questo momento - si perse di nuovo tra i suoi pensieri. Tirandomi dolcemente per un braccio mi scostò da sé per riportarci entrambi stesi sul materasso. Invece di mettersi supino come pochi istanti prima si girò sul fianco, tenendosi su con un braccio. Mi ritrovai i suoi occhi vacui addosso, avidi della mia figura e di ogni centimetro del mio viso. Mi scrutò, soffermandosi troppo sulle mie labbra. Sentivo il cuore pompare forte nel petto e le guance arrossarsi.

Hyuna: Hyunjin, se vuoi cercare di distrarti in questo modo - spostai gli occhi sui nostri corpi attaccati e alla sua mano che si stava facendo strada sulla mia pancia - dovrai cercarti qualcun'altra.

Hyunjin: Ma io non sto cercando di fare nulla - mormorò confuso. Sembrava si fosse appena risvegliato da un sogno ad occhi aperti. Ritrasse la mano ma non staccò mai il corpo dal mio. Sembrava combattuto.

Call me Daddy || BangChan (In revisione)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora