Capitolo 11

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Quel giorno decisi di meritarmi una pausa da tutto quel dramma che era la casa degli Stray Kids. Senza chiedere niente a nessuno mi presi un giorno di riposo, un giorno solo per me. Con un gran sorriso andai svelta in camera ad infilarmi un vestitino leggero bianco, le converse ai piedi e giusto un filo di trucco, lasciando i lunghi capelli sciolti. Mettendomi la borsetta a tracolla, presi il telefono e scesi le scale, diretta in cucina per lasciare un bigliettino sul frigorifero avvertendoli che sarei stata fuori tutto il giorno e finalmente uscii da quella casa tremendamente vuota. Prima di allora ero stata a Seoul soltanto in gita scolastica quando avevo undici anni. Insieme ai miei compagni di classe avevo passato tre giorni meravigliosi in giro per la città, visitando antichi palazzi e musei straordinari, ma scoprendo anche la bellezza abbagliante della città, soprattutto di sera. Nel momento in cui avevo posato gli occhi sulle luci della città e sulla vita notturna dei suoi abitanti me ne ero totalmente innamorata. Mi sembrava tutto così diverso dal mondo al quale ero abituata. Tutto sembrava più grande, più luminoso, più affascinante. Una volta tornata a casa e aver raccontato ai miei genitori tutto quello che avevo fatto a Seoul mi ero sentita come se avessi perso qualcosa, come se si fosse aperto un vuoto al centro del petto e fu in quel preciso momento che decisi che nel momento in cui ne avessi avuto le possibilità mi sarei trasferita. Da diverse settimane anelavo il momento in cui fossi riuscita a girare per le vie affollate e finalmente ero lì. Con un gran sorriso sulle labbra cominciai a camminare. Era una bella giornata estiva, leggermente afosa, ma comunque piacevole per camminare. Intorno a me studenti e ragazzi si stavano riunendo nei caffè e nelle sale giochi, lasciando per strada le coppie che si tenevano per mano. Più camminavo e mi addentravo nelle vie interne più rimanevo affascinata dalla bellezza dei luoghi che mi circondavano. In poche ore visitai il Tempio Jogyesa, uno dei più importanti templi buddhisti di Seoul, il Gwangjang Market, uno dei mercati coperti più antichi e con le varietà migliori di street food, che provai con molta gioia. Dopo la pausa pranzo mi spostai al palazzo reale di Gyeongbokgung, al quartiere di Gangnam, fino al fiume Han dove avevo intenzione di aspettare il tramonto. Mi misi seduta su dei gradoni al lato del fiume unendomi a tutte le altre persone che si stavano godendo la bella giornata. Arrivata lì non riuscii a non pensare a Jisung e di conseguenza anche agli altri. Dopo essermi schiarita le idee mi convinsi di aver esagerato con le parole quella mattina e di essermela presa ingiustamente con tutti loro quando il mio problema aveva un nome solo. Mi chiese se fossero arrabbiati con me e se, parlandone, fossero arrivati alla conclusione che forse, dopotutto, era meglio mandarmi via piuttosto che subire le mie sfuriate. In una improvvisa sfuriata interiore battei i piedi a terra e sprofondai il viso tra le mani.

«Ma perché l'ho fatto?» mi lamentai piagnucolando.

«Che cavolo mi ha detto la testa?»

«Ce l'avranno a morte con me, adesso» mi lamentai tirando su la testa.

«No.» mi scostai i capelli dal viso «Probabilmente non gliene frega niente di quello che ho detto. Magari, in questo momento si staranno facendo due risate e una volta a casa mi licenzieranno in tronco»

«Beh, dipende da quello che hai detto»

Una voce profonda alla mia sinistra mi distrasse dai miei pensieri. Puntai gli occhi sul ragazzo non troppo distante da me. Era moro, mascella squadrata e un fisico asciutto. Mi stava guardando da dietro un paio di enormi occhiali neri da sole, sfoggiando un affascinante sorriso.

«Come?»

«Dicevo che per essere licenziata devi aver detto qualcosa di davvero brutto. È così?» mi guardò con la testa leggermente inclinata di lato, quasi mi stesse studiando.

«Si» affermai senza pensarci, troppo concentrata sulla fossetta che stava spuntando all'angolo della sua bocca «No!» mi riscossi. Abbassai il viso, fissandomi i piedi e parlando in tono sommesso «Si...»

Call me Daddy || BangChan (In revisione)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora