Una melodia dolce mi arrivò alle orecchie riempiendo l'ambiente circostante, svegliandomi. Aprii a fatica gli occhi, proteggendoli dalla luce del sole che inondava la stanza. Stanza che sicuramente non era la mia. Spostai lo sguardo su quello che avevo davanti e solo dopo, vedendo la parete ricoperta di foto e ritrovando un po di lucidità mentale mi ricordai di dove mi fossi addormentata la sera prima. Mi rilassai sul posto, ispirando a pieni polmoni un profumo dolce e avvolgente. Un profumo del genere, soprattutto mischiato all'odore della pelle di chi lo portava, poteva diventare una droga. Il suo braccio era poggiato pigramente intorno al mio fianco e sentivo il suo respiro regolare tra i capelli. Non avevo mai dormito con un ragazzo prima d'ora e avevo sempre pensato fosse qualcosa di così romantico e sdolcinato che non avrei mai pensato mi sarebbe potuto piacere. Svegliarmi tra le braccia di Chan, però, poteva essere annoverato tra i migliori risvegli che avessi mai avuto. Il suo corpo possente mi circondava, scaldandomi, e la sicurezza che sentivo in quel momento era così inaspettata da farmi sorridere come una stupida. Volendo crogiolarmi ancora un po in quel tepore mi spostai più indietro nel suo abbraccio, accoccolandomi contro il suo petto. Il braccio che circondava il mio fianco si mosse piano andando a stringermi la vita per tirarmi più vicino a sé, facendo aderire il mio sedere con il suo bacino. Rimasi immobile quando la sua erezione mattutina puntò dritta verso il mio sedere. Temetti si fosse svegliato e mi avesse beccata a strusciarmi contro di lui ma dopo qualche istante in cui non si mosse mi rilassai. La pelle pizzicava accaldata in ogni punto si scontrasse con la sua. Era come un fuoco che mi stava accendendo di desiderio. La mano che fino a quel momento era rimasta sul mio fianco risalì il mio bacino, andando a posarsi sulla coscia. Un gesto che pensavo involontario risultò tutto il contrario quando accarezzò la pelle con la punta delle dita facendomi venire i brividi. Mi mossi in imbarazzo, sfregando, senza volerlo, il sedere sulla sua erezione.
«Continua con quel movimento» mormorò al mio orecchio, affondando il naso nei miei capelli.
«Scusami» ansimai, cercando di scostarmi. Lui, però, non me lo permise, continuando con la sua dolce carezza sulla mia gamba.
«Non scusarti» la mano risalì la coscia, infilandosi sotto l'orlo della maglietta e sfiorando il pizzo delle mutandine. Dire che sentivo la testa girare era un eufemismo, mi sentivo quasi ubriaca.
«Non volevo svegliarti» mormorai.
«Per me è stato un piacere» passò la mano sul pizzo, esplorando da sopra la stoffa le mie parti intime e quella zona così sensibile che stava facendo bagnare l'indumento. Quando sentì l'umidità che si stava accumulando lasciò andare un ringhio basso che mi riverberò dentro, chiudendo la mano a coppa sulla mia intimità.
«Era da tanto che non mi svegliavo con un buon motivo per rimanere a letto»
«C-come?» cercai di sottrarmi al suo tocco ma finii solo con lo spingere la sua erezione in mezzo al mio sedere facendo gemere entrambi. Con un gesto repentino mi fece voltare sulla schiena, mettendosi a cavalcioni su di me.
«Te l'ho già detto che adoro le ragazze che arrossiscono?» chiese lascivo scostandomi i capelli dal collo.
«N-no...» spalancai gli occhi. Vederlo da quella prospettiva era tutta un'altra cosa. I capelli spettinati, il viso struccato, il petto nudo e le possenti braccia posate ai lati della mia testa. Baciato dal sole del mattino sembrava il disegno di un libro illustrato sui Titani, spaventoso, potente, meraviglioso.
«I tuoi occhi mi stannoimplorando...» avvicinò il viso al mio. Le sue grandi labbra si stavanoavvicinando alle mie e con trepidazione mi sporsi per andargli incontro. Con unsorriso malizioso virò verso il collo, mordendo e succhiando la pelle. Inarcaila schiena cercando un contatto più profondo che non tardò ad arrivare. Comeleggendomi nella mente spostò prima una gamba e poi l'altra in mezzo alle mie,spalancandole per trovarsi proprio nel mezzo. Senza smettere di baciarmi ilcollo insinuò le mani sotto l'orlo della maglietta, già sollevata sulle gambe,arricciandola fino alla vita. Faticavo a respirare, avevo i polmoni cheandavano in fiamme per la mia iperventilazione e ancora non riuscivo arealizzare cosa stesse accadendo. Le sue mani risalirono il mio ventre diretteal seno e io non vedevo l'ora di lasciarglielo fare, ma tutta quella situazione mi sembrava così assurda e prematura che mi ritrovai a posare le mani sulle sue per fermarle.
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Call me Daddy || BangChan (In revisione)
Fiksi PenggemarPassare da una piccola città di pescatori ad una grande metropoli era già un cambiamento enorme per una ragazza di soli ventidue anni, ma ritrovarsi a dover badare a otto ragazzi famosi, incasinati e belli come il peccato sembrava una sfida impossib...
