Alternavo momenti di veglia e momenti di incoscienza. Non riuscivo a rimanere sveglia tanto a lungo, giusto pochi attimi. Ricordo che le poche volte che aprivo gli occhi trovavo sempre qualcuno al mio fianco. Ricordo distintamente Jaehyun che mi cambiava le bende sulla fronte e mi sussurrava qualcosa che non riuscivo a sentire. Una volta mi ero svegliata nel mezzo di una conversazione tra Johnny e Haechan in cui discutevano se parlarmi o meno mi avrebbe aiutata a rimettermi prima in forze. Aveva vinto il più grande sbattendo l'altro fuori dalla camera. Se fossi stata in me mi sarei messa a ridere.
I momenti di incoscienza erano costellati di incubi. Uno dei sogni ricorrenti ritraeva Chan che stringeva tra le braccia Lisa, la baciava e le diceva quanto l'amava. In quei sogni non riuscivo mai a muovermi ed ero costretta a guardare la scena. Di solito era dopo questi sogni che riprendevo coscienza per quei pochi istanti. Forse, ancora reduce da un sogno, una sera giurerei di aver visto Chan addormentato vicino a me. Come faceva male quel pensiero.
Hyuna...
Sentivo qualcuno che mi chiamava ma l'oscurità e la stanchezza erano troppo invitanti per lasciarli.
Hyuna, svegliati...
Mi girai sotto le lenzuola e mugugnai qualcosa di incomprensibile. La voce era familiare ma allo stesso tempo troppo lontana e poco invitante perché decidessi di lasciare la mia incoscienza.
Hyuna, devi mangiare qualcosa, ti prego...
La voce insistente accanto a me non accennava ad andarsene e mi sembrava avesse anche una vena di disperazione nel tono. Chiunque fosse mi dispiaceva sentirlo così.
Aprii piano un occhio cercando di tornare a galla dagli incubi. La nebbia che vedevo davanti era soltanto il risultato del tempo che avevo passato a dormire.
Hyuna?
Aprii anche l'altro occhio e sbattei piano le palpebre cercando di mettere a fuoco la figura davanti a me. Avevo le orecchie ovattate ma riuscii a riconoscere la voce di Jaehyun che mi chiamava dolcemente. Sentivo le sue mani sul viso che mi accarezzavano e dissipavano piano piano quel velo di incoscienza che avevo ancora addosso.
Hyuna: Jae...? - mi aggrappai alle sue braccia cercando un appoggio per riuscire a tirarmi su. Sentivo tutto il corpo dolorante e percepivo tutto il tempo che avevo passato sdraiata sul letto.
Jaehyun: Come ti senti? - mormorò piano, stampandomi un bacio sulla fronte.
Hyuna: Come se mi fossero passati sopra cinquemila tir - mi lamentai posandomi una mano sulla fronte, nel punto in cui le sue labbra avevano toccato la pelle sensibile. Lo guardai con sorpresa ma anche con timore.
Jaehyun: Sono contento che ti senta meglio - ridacchio'.
Hyuna: Anch'io - mi guardai intorno nella stanza. Le pareti bianche erano adornate con un filo di lampadine che correva lungo tutta la superficie, il letto al centro della stanza era a una piazza e il resto dell'arredamento era molto minimal: armadio, scrivania, un televisore e una porta nell'angolo a destra che probabilmente portava al bagno.
Hyuna: Dove sono?
Jaehyun: In camera mia - accennò un sorriso seguendo il mio sguardo curioso.
Hyuna: Quindi sono nel vostro dormitorio - constatai.
Jaehyun: Non ti ricordavi nemmeno di essere qui?
Scossi la testa, ancora immersa nei miei pensieri.
Jaehyun: Qual è l'ultima cosa che ricordi? - sondo' il mio sguardo.
La prima cosa che mi venne in mente era l'espressione di Chan quando Hyunjin aveva smascherato il loro piccolo gioco. Chiusi di scatto gli occhi e scossi forte la testa nella speranza che quel ricordo rimbalzasse via dalla mia mente. Come se non bastasse, la mia memoria masochista decise di tirare fuori proprio in quel momento il ricordo della nostra ultima volta insieme in macchina. Non potevo pensare a quello, non adesso. Picchiettai forte il palmo della mano sulla testa ma quel ricordo si era fissato davanti ai miei occhi senza possibilità di rimuoverlo.
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Call me Daddy || BangChan (In revisione)
FanfictionPassare da una piccola città di pescatori ad una grande metropoli era già un cambiamento enorme per una ragazza di soli ventidue anni, ma ritrovarsi a dover badare a otto ragazzi famosi, incasinati e belli come il peccato sembrava una sfida impossib...
