Capitolo 1

14.3K 208 95
                                        


«Ma come mi è saltato in mente?» sospirai, trascinando le mie due valige lungo una ripida salita.

Guardai verso l'alto. Ero circondata da villette indipendenti, ognuna con uno stile moderno e dei giardini ben curati. Eravamo nella periferia di Seoul, a pochi passi dalla città rumorosa e frenetica. Girandomi, potevo vedere il centro della città con i suoi grattacieli e gli edifici antichi. Rimasi quasi senza fiato a quella vista. Per una ragazza che veniva da una piccola cittadina dell'estremo sud della penisola vedere la capitale era un sogno. Anche la mia città natale era molto bella ed ero affezionata ad ogni angolo e pietra, ma quello che avevo davanti agli occhi in quel momento era da togliere il fiato. Sognavo di trasferirmi da quando avevo cominciato le scuole medie e mi ero appassionata di tutti i programmi televisivi che mostravano la vita nella capitale. Se ci pensavo, mi sembrava di star sognando anche in quel momento. Sospirai. Purtroppo, però, non avevo fatto tutta quella strada per il panorama. Mi rimisi in cammino, trascinandomi faticosamente verso la cima della collina dove mi aspettava il mio futuro, o almeno i prossimi tre mesi della mia vita. All'età di ventidue anni, per pagarmi l'università, avevo deciso di accettare un lavoro duro ma ben pagato dopo che per anni non avevo fatto altro che saltare da un lavoro part-time ad un altro, senza riuscire a guadagnare abbastanza. Per questo, avevo preso la decisione drastica di cercare un lavoro direttamente in città, cosicché potessi anche cominciare ad ambientarmi per quando avessi avuto i soldi per frequentare l'università e trasferirmi nel campus. L'annuncio alla quale avevo risposto era per un lavoro da governante e sebbene non avessi mai fatto qualcosa di analogo pensai non fosse così difficile. Non avevo avuto molte informazioni sul tipo di persone che avrei trovato. Il tizio con la quale avevo parlato al telefono era stato piuttosto pragmatico e sintetico; la casa era grande e ospitava otto persone. Quello che mi si richiedeva era soltanto preparare da mangiare durante i pasti e tenere in ordine la casa. Facile. Speravo fosse una famiglia tranquilla che mi avrebbe lasciato i miei spazi una volta finito il turno, ma avevo qualche timore al riguardo. Dopotutto, prima di darmi ufficialmente il lavoro, il signore con cui avevo parlato mi aveva inviato per email un contratto di riservatezza con la quale accettavo di non divulgare informazioni personali e di nessun tipo riguardanti gli abitanti della casa. Quando lo avevo letto mi era sembrata una cosa assurda stile Mr. Grey di Cinquanta sfumature di grigio, ma o accettavo le condizioni del contratto o potevo dire addio all'unica possibilità che mi si era presentata di trasferirmi a Seoul, perciò eccomi qui. Dalla tasca posteriore dei pantaloni estrassi il foglietto spiegazzato con su scritto l'indirizzo della casa. Non ci volle molto per arrivare davanti ad un grande cancello in ferro battuto con mura imponenti a circondare la proprietà. Da dove mi trovavo riuscivo a vedere a malapena le cime degli alberi più vicini.

«Cavolo, Alcatraz ha delle mura meno spesse.» borbottai tra me e me.

Mi concessi qualche secondo per elaborare ciò che stavo per fare e per rendermi conto che stavo davvero andando a vivere a casa di estranei per tre mesi. Mi feci forza avvicinandomi al citofono ma prima ancora che potessi suonare il campanello il cancello iniziò ad aprirsi con un lieve cigolio che mi mise i brividi.

«Ma cosa...?»

«Sei in ritardo» gracchiò una voce dall'altoparlante del citofono.

«Ma...»

«Sbrigati!». Non feci in tempo a replicare che dall'altra parte ritornò il silenzio.

«Cominciamo bene» mormorai, entrando nell'immenso giardino. Ovunque mi girassi c'erano fiori e piante rigogliose. L'odore era intenso e la vista spettacolare. Mi immaginai a camminare a piedi nudi sull'erba rigogliosa, prendere il sole e respirare un po' d'aria fresca. Tutto quel verde circondava una enorme casa su due piani in stile moderno, tutta bianca con dettagli in legno scuro e oro. Una casa così grande poteva ospitare tranquillamente anche trenta persone senza avere problemi di spazio.

Call me Daddy || BangChan (In revisione)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora