Attaccata alla porta, sporsi l'orecchio per cercare di carpire ogni suono possibile, ogni segno di lotta ma niente. Ero tentata di uscire e provare nuovamente a fermare quei due dato che Lee Know non sembrava interessato a muovere un muscolo, ma allo stesso tempo non mi andava di disubbidire nuovamente a Chan. Non sarei corsa da loro, ma almeno volevo accertarmi che stessero bene. Abbassai piano la maniglia e socchiusi di pochi centimetri la porta. Sbirciai nel corridoio attraverso la fessura ma tutto quello che riuscii a vedere fu il sedere di Lee Know fermo esattamente davanti la porta. Non accortosi ancora della mia presenza provai ad aprire di qualche altro centimetro la porta, abbassandomi all'altezza del pavimento. Vidi i due ancora a terra, uno sopra l'altro, ma stavolta a prevalere era Chan che stava tenendo Changbin a terra per le spalle. Non riuscivo a sentire cosa si stessero dicendo ma entrambi avevano l'aria concitata. Il rumore di qualcuno che si schiariva la gola mi fece alzare la testa verso l'alto trovando Lee Know che mi guardava stanco e con un sopracciglio alzato. Sorrisi e richiusi la porta davanti a me. Sospirai, decidendo di andarmi a preparare per la notte. Avrei parlato con entrambi il giorno dopo, aspettando che l'alcol lasciasse i loro corpi. Mi feci una doccia, rimanendo sotto il getto caldo a pensare. Quella giornata così stressante era finalmente finita ma tutti gli avvenimenti mi avevano lasciata sfinita e estremamente confusa. con tutto quello che la mia mente doveva elaborare mi sentivo particolarmente infastidita dall'unico pensiero che si faceva spazio tra gli altri. Chan.
Chan.
Era così stupido come pensiero ma sembrava l'unico che riuscissi ad elaborare. Perché? ero quasi andata a letto con Hyunjin, Changbin mi aveva baciata, avevo incontrato un ragazzo bello e dolce che sembrava interessato a me, eppure la mia mente andava solo a quell'ammasso di muscoli e arroganza che mi aveva sbattuta contro un muro e baciata come fosse la cosa più naturale del mondo. Era ufficiale, ero diventata stupida. Sfiorai le labbra con le dita rivivendo quei brevi istanti con lui.
«Che problemi ho?» mormorai poggiando la schiena contro le mattonelle fredde.
«Me lo chiedo anche io»
Una voce tuonante arrivò poco distante da me. Spaventata, mi raddrizzai subito, guardinga, ma attraverso il vetro smerigliato della doccia non riuscivo a vedere niente.
«Chi c'è?» chiesi con il cuore in gola. Non ottenendo risposta chiusi l'acqua e un silenzio assordante mi colpì le orecchie come una freccia. Presi il primo flacone di sapone che mi capitò a tiro e trattenendo il respiro feci scorrere la porta della doccia. La mano con il flacone era già pronta a scagliarlo contro chiunque si fosse intrufolato in camera mia ma quando sporsi la testa per prendere la mira vidi Chan poggiato alla cornice della porta con le braccia conserte e l'espressione imperscrutabile. Per poco non caddi per terra per il sollievo.
«Ma sei matto? Mi hai spaventata a morte. Pensavo fosse un ladro» lo accusai riabbassando il braccio "armato".
«E pensavi di cacciarlo via a suon di shampoo?» chiese sarcastico. Sospirai, posando e il flacone e prendendo l'asciugamano lì vicino per avvolgermelo intorno al corpo.
«Che cosa vuoi? Non si usa più bussare?» lo guardai di traverso uscendo dalla doccia.
«Ho bussato ma tu non mi sentivi» si giustificò stizzito.
«E allora non saresti dovuto entrare» risposi piccata andando a posizionarmi davanti allo specchio sopra il lavandino.
«Buffo, mi aspettavo almeno un grazie ma evidentemente le buone maniere e il buon senso spariscono dopo una certa ora» si fece avanti con le mani chiuse a pugno lungo i fianchi.
«E' buffo sentir parlare di buone maniere qualcuno che si comporta come uno stronzo» mi girai verso di lui con gli occhi ridotti a due fessure.
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Call me Daddy || BangChan (In revisione)
FanfictionPassare da una piccola città di pescatori ad una grande metropoli era già un cambiamento enorme per una ragazza di soli ventidue anni, ma ritrovarsi a dover badare a otto ragazzi famosi, incasinati e belli come il peccato sembrava una sfida impossib...
