Capitolo 13

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La sua mano era ancora sulla mia mentre il manager, che si era tenuto a debita distanza, spariva attraverso una porta poco più avanti. Dalla porta aperta proveniva un caos che avrei riconosciuto ovunque: la voce di Changbin era così prorompente da far male alle orecchie anche a quella distanza. Stavo per fare una battuta su quanto Changbin fosse sempre rumoroso, sia in pubblico che in contesti più privati, ma mi ritrovai in pochi secondi con il petto di Chan nuovamente contro il mio. Lo guardai con gli occhi leggermente sgranati per la sorpresa.

«Allora, noi ne avremo ancora per qualche ora, perciò, tu resterai ferma e buona nel nostro camerino, non te ne andrai in giro e non parlerai con nessuno al di fuori dei ragazzi e del nostro staff. Sono stato chiaro?»

Il tono di voce era duro, quasi fosse arrabbiato, ma il suo sguardo lo tradiva andando dai miei occhi alla mia bocca in un loop continuo.

«Posso almeno respirare?» chiesi in tono di scherno. Un angolo delle sue labbra si sollevò divertito.

«Se proprio non ne puoi fare a meno» la sua aria divertita cominciava a darmi sui nervi. Pensava di potermi dare ordini come fossi un cane e passarla liscia? Assolutamente no. Ancora con un sorriso soddisfatto sulla faccia mi diede le spalle, camminando in direzione della porta.

«In realtà, avrei un'altra domanda» affermai vedendolo fermarsi a qualche passo di distanza.

«Quale?» mi guardò da sopra la spalla, in attesa.

«Hai detto che non devo parlare con nessuno che non siate voi ragazzi o i membri dello staff, ma se Jaehyun dovesse venire qui che cosa dovrei fare, ignorarlo?» inclinai la testa di lato, sfoderando il mio miglior sorriso da angioletto. Le mani abbandonate lungo i fianchi si chiusero a pugno e la schiena divenne rigida come una tavoletta di legno. Bene. Ben gli stava. Nascosi una risata dietro una smorfia prima che potesse accorgersene. Quando lo vidi tornare sui suoi passi con la mandibola contratta il sorriso mi morì sulle labbra. Come travolta da un fulmine mi ritrovai con la schiena sbattuta contro il muro e una massa di muscoli incombere su di me, minacciosa.

«Ascoltami bene, se per essere sicuro che tu non vada a cercarlo mentre io non ci sono dovrò chiuderti in quella stanza, lo farò» la sua mano si strinse sul mio fianco «Non provocarmi» abbassò il tono della voce diventando più minaccioso «Mi prudono così tanto le mani che mi sto trattenendo dal sollevarti questo vestitino troppo corto, girarti e sculacciarti qui in mezzo al corridoio»

Sgranai gli occhi. Nel sentire quelle parole uscire dalla sua bocca mi sentii avvampare. Prima di quel giorno non avevamo mai avuto una conversazione così lunga, figuriamoci dirmi certe cose. Davanti a me, in quel momento, c'era un Chan che non conoscevo, uno impulsivo, duro, quasi geloso e che diceva cose che mi mandavano su di giri.

«Non lo faresti mai...» mormorai con il fiato corto.

«Vuoi scommettere?» un lampo di sfida gli accese gli occhi. La mano che poco prima mi stringeva il fianco ora era posata esattamente sull'orlo del vestito e con una lentezza straziante stava risalendo la coscia portandosi dietro il tessuto. Sentivo l'aria sbattere sulla mia pelle ma invece di raffreddarla mi sentivo bollire dall'interno.

«Stai bluffando» affermai senza troppa convinzione.

«Non sai quanta voglia ho di dimostrarti il contrario» un sorriso divertito gli incorniciava il viso mentre la mano aveva raggiunto, ormai, il mio fianco. Il mio cuore batteva ad un ritmo impazzito, lo sentivo nelle orecchie e con mia grande frustrazione la stoffa delle mie mutandine si stava bagnando al solo sentirlo parlare. Non potevo lasciargli fare tutto quello che voleva, per giunta in un lungo pubblico in cui avrebbero tutti potuto vedere facilmente quello che stava accadendo. Io non ero così e non riuscivo a spiegarmi quel mio stato arrendevole.

Call me Daddy || BangChan (In revisione)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora