Data la lite con Jihyo e il suo chiedermi tempo avevo deciso di passare qualche giorno nel dormitorio dei ragazzi, sperando che la lontananza riuscisse a rimarginare le ferite. Chan e gli altri erano più che felici di riavermi con loro, anche se avevo messo da subito in chiaro che non sarebbe stato permanente; almeno non fino al matrimonio. Quello, era un argomento sulla quale non ci eravamo ancora confrontati. Io amavo i ragazzi, li amavo tutti, ma dovevo ancora capire se vivere insieme a loro anche dopo il matrimonio era una cosa fattibile o meno. non volevo forzargli la mano, né tantomeno chiedergli di scegliere tra me e loro, ma se dovevamo creare una vita insieme era un passo che prima o poi avremmo dovuto fare. Mi riscossi dai miei pensieri vedendo Jihyo uscire dal dormitorio. Ero rimasta fuori dalla nostra stanza per più di mezz'ora, seduta sul muretto in cemento che separava il vialetto del nostro comprensorio dal resto del complesso universitario, aspettando che uscisse per cenare. Ero, poi, entrata, avevo preso un po' delle mie cose ed ero tornata sui miei passi. Non avevo molta voglia di tornare a casa, chiudermi nella mia vecchia camera e rimanere da sola, perciò, pensai di vagare un po' e godermi l'aria fredda di fine marzo che presto avrebbe cominciato a stiepidirsi in vista della primavera. Il cielo era terso e si stava per preparare una bella nevicata a dispetto del fatto che stava per concludersi l'inverno. Mi strinsi nel cappotto e continuai a camminare, ammirando lo splendido spettacolo delle luci al neon della città che si riflettevano su ogni superfice che incontravano. Venendo da fuori Seoul mi ero sempre fermata ad ammirarle, sorridendo come una bambina nel vedere tutti quei colori che si intrecciavano. Nel mio paesino non c'erano palazzi alti più di quattro piani, negozi lussuosi o locali notturni in cui ritrovarsi con gli amici. Mi godetti la splendida vista della vita che mi circondava e mi lasciava sempre senza fiato. Mentre aspettavo che il semaforo davanti a me diventasse verde, il mio telefono si mise a squillare. Tirandolo fuori lo guardai interrogativa e risposi.
Hyuna: Changbin?
Changbin: Hey, dove sei? È tutto il giorno che Chan prova a chiamarti. Stai bene? - il suo tono era basso e carico di preoccupazione.
Hyuna: Si, sto bene, non preoccuparti. Sono stata occupata, per quello non ho risposto. Sto tornando a casa.
Changbin: Era preoccupato, lo eravamo tutti. Se non fosse stato per Jeongin avrebbe lasciato le prove per venire da te.
Hyuna: Che cosa gli ha detto? - trattenni il fiato, sperando non gli avesse raccontato dell'incidente di quella mattina.
Changbin: Che eri tutta intera ma ti serviva del tempo per te.
Lasciai andare un sospiro di sollievo. Pensavo sarebbe andato dritto da lui per spifferare tutto e per questo il mio corpo era stato in tensione tutto il giorno per la paura che piombasse in caffetteria da un momento all'atro. Forse ci aveva ripensato.
Hyuna: Ah, sì. Parlerò con lui a casa. Siete già tutti lì? Pensavo avreste fatto tardi, oggi - attraversai la strada, continuando a camminare in mezzo alla folla.
Changbin: Abbiamo finito prima ma a casa sono rimasti solo Seungmin, Jeongin e Felix.
Hyuna: E gli altri? - superai e schivai alcune coppiette che per non lasciare mai la mano del partner mi stavano quasi per travolgere.
Changbin: Minho e Han sono andati a mangiare fuori, io sto andando in palestra e Chan cena fuori con degli amici.
Hyuna: Chan è a cena con Jackson, giusto? - chiesi, ricordandomi dell'invito di poco prima.
Changbin: Tu come fai a saperlo?
Hyuna: L'ho incontrato in agenzia. Aveva invitato anche me a cena ma non ero in vena - mi morsi il labbro pensierosa.
Changbin: Stai per chiedermi dove sono andati, vero? - lo sentii ridacchiare dall'altro capo del telefono.
Hyuna: Sono così prevedibile? - sorrisi.
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Call me Daddy || BangChan (In revisione)
FanfictionPassare da una piccola città di pescatori ad una grande metropoli era già un cambiamento enorme per una ragazza di soli ventidue anni, ma ritrovarsi a dover badare a otto ragazzi famosi, incasinati e belli come il peccato sembrava una sfida impossib...
