Capitolo 3

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La mattina seguente aprii gli occhi ancora prima di sentire la sveglia suonare. Erano solo le sei di mattina ma essendo il mio effettivo primo giorno di lavoro volevo avere il tempo di prepararmi con calma e scendere in cucina prima che gli altri si alzassero. Mi stiracchiai, inarcandomi come un gatto e scesi dal letto per poter guardare l'alba che irradiava i suoi raggi e il suo calore su tutte le superfici che incontrava. Gli alberi e le piante nel giardino sottostante iniziarono a rischiararsi, ondeggiando leggermente con la brezza mattutina. Seguii il fascio di luce che si avvicinava sempre di più alla casa, sorridendo per il modo in cui luce e buio si rincorrevano sullo sterrato. Mentre contemplavo degli uccellini in lontananza sentii la porta di casa chiudersi con un rumore sordo e pochi secondi dopo uno dei ragazzi comparve nel mio campo visivo. Aveva una maglietta a mezze maniche, dei pantaloncini e un cappellino con visiera calato sugli occhi. Da quella distanza non riuscivo a capire chi fosse ma mi soffermai sul modo in cui tendeva le braccia e le gambe per riscaldare i muscoli. Aveva un fare elegante, magnetico nei movimenti. Dietro di lui comparve un altro ragazzo. Anche lui con il cappellino calato sugli occhi ma la piccola coda di cavallo bionda che spuntava da dietro mi fece ristringere il campo a due sole possibilità. Anche quest'ultimo cominciò a scaldarsi, tendendo i muscoli delle braccia che messi in risalto da una canotta senza maniche e baciate dai primi raggi di sole avevano un aspetto davvero delizioso. Guardai i loro corpi con più interesse del dovuto ma non riuscivo a distogliere lo sguardo. Dopo qualche altro minuto di riscaldamento i due si allontanarono con passo sostenuto fino al cancello, sparendo, poi, lungo la via. Sospirai, allontanandomi dalla finestra e sentendomi veramente stupida.

«Adesso ti metti anche a spiare le persone dalla finestra?» chiesi a me stessa, scuotendo la testa. Andai a passo svelto verso la valigia ancora intonsa davanti alla porta e passando accanto alla scrivania, con la coda dell'occhio, mi accorsi di un bigliettino poggiato lì sopra che ero sicura non fosse presente la sera prima. Qualcuno mi avvisava che per le otto sarei dovuta scendere in cucina per preparare la colazione a chi si trovava in casa. Probabilmente, avevano tutti orari diversi e non si trovavano spesso in casa insieme. Meglio così. Lasciai perdere il biglietto e mi sbrigai a prendere la biancheria intima dalla valigia e chiudermi in bagno per prepararmi. Il bagno era grande, tutto in marmo bianco e venature nere. C'era un doppio lavabo con sopra uno specchio a tutta parete, una vasca che poteva ospitare senza problemi cinque persone e un box doccia così grande da non riuscire a toccarne le pareti con le braccia aperte. Tutto quello spazio sembrava sprecato per una persona sola. Aprii l'acqua della doccia, immergendomi sotto la cascata bollente e rilassante. Era una sensazione meravigliosa. Sullo scaffale dietro di me c'era un grande assortimento di saponi profumati, gel doccia e creme per capelli di diverse marche. Chi si era occupato di prendere queste cose aveva pensato anche ad una piccola spugna rosa e ad alcuni prodotti per il corpo e la skin care. Sorrisi per il pensiero gentile. Mi lavai i capelli, poi presi un bagnoschiuma alla rosa e la passai su tutto il corpo. Il profumo dolce inondò il bagno, avvolgendomi anche una volta uscita dalla doccia. Mi annodai un asciugamano intorno al corpo, sistemandomi davanti allo specchio per guardare il mio riflesso.

«Ce la posso fare», affermarmi a me stessa con un cenno della testa «Non ho mai fatto niente del genere ma ce la posso fare!»

Avevo bisogno di un piccolo incitamento o temevo non sarei riuscita ad affrontare la giornata. Presi un asciugamano, tamponandomi i capelli ancora gocciolanti.

«Cavolo, se sto sognando spero che nessuno mi svegli»

Sobbalzai per lo spavento nel sentire quella voce a meno di due metri da me. Lasciai cadere per terra l'asciugamano che tenevo in mano e d'istinto mi portai una mano sul cuore martellante. Davanti a me c'era il ragazzo muscoloso a cui avrei voluto staccare una mano il giorno prima per avermi toccato la gamba mentre dormivo e che dal mio studio sugli abitanti della casa mi ricordavo essere Changbin. Se ne stava poggiato contro lo stipite della porta del bagno senza maglietta e con un ghigno sulle labbra.

Call me Daddy || BangChan (In revisione)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora