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Park Jin-young. JYP in persona era nella nostra suite. Il cuore cominciò a martellarmi nel petto e un velo di sudore freddo cominciò ad imperlarmi la fronte. Lo avevo incontrato di persona soltanto una volta e in quell'occasione non ero stata nemmeno presentata come la ragazza di Chan ma come un membro dello staff dei ragazzi. Fortunatamente, il mio viso era così insignificante da essere facilmente dimenticato e per questo speravo che non si ricordasse della figuraccia che avevo fatto quella volta.

JYP: Ciao Chan – lo sentii mormorare – lei è ancora qui?

Lei. Io. Oh cavolo!

Chan: Si, è nell'altra stanza – rispose sommessamente. La porta si richiuse e passi pesanti si avvicinarono alla porta della camera. Il primo che vidi fu Chan che entrando venne a posizionarsi al mio fianco con una faccia tetra e molto stanca. Non ebbi il tempo nemmeno di lanciargli un'occhiata di troppo perché Park Jin-young fece capolino con passo incerto, visibilmente in imbarazzo.

Hyuna: Salve – mi affrettai a salutarlo con un grande inchino, per niente pronta ad affrontare i suoi occhi e il suo sguardo giudicante.

JYP: Piacere di conoscerti – mormorò teso. Si guardò intorno nella stanza, ispezionando l'ambiente e posando gli occhi sul suo contenuto. Seguii il suo sguardo posarsi sul letto disfatto. Dalla mascella contratta non mi fu difficile immaginare i suoi pensieri. Un moto di vergogna e imbarazzo mi pervase, scaldando le guance e imporporando le orecchie.

JYP: È meglio se ci andiamo a sedere in salotto – ci informò, incamminandosi in quella direzione. Io e Chan lo seguimmo sommessamente. La sua mano cercò la mia, stringendola, cercando di dare la forza ad entrambi per poter superare quello che ci si stava per scagliare addosso. Il signor Park si era sistemato sulla poltrona davanti alla finestra del salotto, lasciando a noi il divanetto. Da quella posizione, con la città dietro di sé, sembrava un giustiziere venuto a punirci per i nostri peccati e avevo la sensazione di non essere andata troppo lontana dalla realtà. Ci accomodammo davanti a lui, spalla contro spalla, le mani ancora intrecciate, in attesa del verdetto.

JYP: Stasera ero a cena con la mia famiglia quando ho ricevuto una telefonata dai nostri addetti alle pubbliche relazioni. Mi hanno detto di cercare sui social il tuo nome e di guardare. Così ho attaccato la chiamata in tutta fretta e ho cercato. E sai cosa mi è apparso? – chiese retorico – centocinquanta live di utenti che immortalavano uno dei miei artisti di punta inginocchiato di fronte ad una ragazza sconosciuta mentre le chiedeva di sposarlo!

Il tono della voce si era alzato man mano che concludeva la frase. Era rosso dalla rabbia. Istintivamente, indietreggiai sul divanetto, cercando di nascondermi il più possibile dietro al corpo di Chan.

JYP: Perché lo hai fatto senza prima consultarmi? – aveva addolcito di poco il tono ma aveva ancora il pugno chiuso ben stretto e poggiato sul bracciolo della poltrona.

Chan: Se ne avessi prima parlato con lei mi avrebbe dato il permesso di farlo? – seppur in modo rispettoso, la sua voce tradiva indignazione e cinismo.

JYP: Sei così giovane e tu e gli Stray Kids avete davanti a voi ancora decenni di musica e concerti. State raggiungendo dei traguardi importanti – le parole erano venate di tristezza – perché vuoi sacrificare tutto?

Chan: Io non voglio sacrificare niente – il suo corpo si tese e la rabbia cominciò a fare capolino dalle sue labbra – io amo il mio lavoro, amo i ragazzi e spero di poter continuare a lavorare con loro per sempre, ma amo anche questa ragazza e per colpa di queste stupide regole di comportamento degli idol l'ho persa già due volte. Amo il mio lavoro ma non posso permettere che continui ad influenzare negativamente la mia vita privata.

La grinta con la quale aveva parlato al suo capo mi aveva commossa. Ero molto fiera di lui e della persona che stava cercando di diventare per noi. Gli strinsi forte la mano, osservando le sue spalle rilassarsi lievemente.

Call me Daddy || BangChan (In revisione)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora