... Lo sapevo che sarebbe finita così - esclamo' pensieroso, andando su e giù per la stanza scarsamente illuminata. Mi guardai intorno, puntando lo sguardo sulle superfici ingiallite dal bagliarore dell'abat jour: scrivania, sedie, divano, i tappeti e i vetri alti fino al soffitto delle finestre. Tutto aveva un aspetto antico ma curato. Dalle finestre si godeva di una vista incredibile sulle vie trafficate della sera e sulle luci che illuminavano i palazzi e i negozi gremiti. Pensai a quanto sarebbe stato bello vedere l'alba da lì, come quando al Four Seasons ero rimasta in piedi tutta la notte e avevo goduto di un magnifico spettacolo di luci.
... Che casino...
Abbassai la testa a quelle parole. Sapevo già di trovarmi in un casino, me lo ero ripetuto infinite volte in tutti quei giorni, ma sentirlo dire da altre persone non faceva che far aumentare il mio livello di ansia e frustrazione.
... Ti avevo avvertita di stare attenta. Lo avevo detto a tutti e due - alzò la voce infuriato.
... Cosa pensi dovrei fare, ora?
Hyuna: Non lo so, ma urlarmi addosso non aiuta sicuramente - abbaiai piccata con un cipiglio tetro. Lo avevo chiamato per trovare insieme una soluzione, non per farmi fare la predica. Mi pentii del tono che avevo usato non appena punto' i suoi occhi socchiusi e cupi su di me. Mi feci piccola nella sedia, abbassando lo sguardo e chiudendo la bocca come una bambina che veniva sgridata dal proprio padre.
... Non ci rimangono molte alternative - prese il telefono, scorrendo con il pollice sullo schermo finché non se lo portò all'orecchio e attese.
... Sono Park Jin-young, mi serve tutta la squadra al completo, adesso - sentenzio' terminando la chiamata prima ancora che la persona dall'altro capo del telefono potesse parlare. Lo osservai. Solitamente, era così autoritario da instillare un timore reverenziale in chiunque lo circondasse. Era sempre calmo, composto, freddo, ma in quel momento era tutto l'opposto dell'uomo che ero abituata a vedere. Il panico crescente non gli permetteva di fermarsi dallo stato di continuo moto in cui era caduto e i capelli sempre perfettamente tirati indietro e fissati con la gelatina erano scompigliati dalle mani che ci infilava costantemente dentro. Quasi mi divertiva sapere di essere riuscita a farlo scomporre.
Hyuna: Chi ha chiamato? - chiesi cauta.
JYP: Il mio team di pubbliche relazioni. Dobbiamo capire cosa fare con questa notizia.
Due ore dopo eravamo ancora nel suo ufficio. Il team di PR si era precipitato da noi nel giro di quindici minuti e dopo lo sgomento e l'indignazione iniziale nello scoprire la mia condizione si erano messi tutti al lavoro per "contenere i danni", come continuavano a ripetere. Io avevo smesso di ascoltare dopo che il team leader aveva proposto di farmi passare per una poco di buono incinta di un altro uomo. Me ne stavo stravaccata sulla poltroncina nell'angolo dell'ufficio ad osservare la pioggia che scendeva copiosa fuori dalle finestre.
... Mandiamola a vivere a Jeju - propose qualcuno. Sbuffai e alzai gli occhi al cielo per quell'idiozia. In quel lasso di tempo erano uscite fuori le soluzioni più disparate e anche le più assurde; alcune prevedevano che cambiassi identità. Jyp non mi sembrava molto soddisfatto della piega che stava prendendo la conversazione. Sicuramente, non gli era piaciuto sapere che uno dei suoi artisti di punta sarebbe diventato padre ma essendo genitore a sua volta non ha potuto liquidare la questione con la semplicità con la quale lo stavano facendo gli altri.
... Non aveva detto che si sarebbe fatta da parte se fosse successo qualcos'altro? - chiese una giovane donna con le sopracciglia increspate dalla rabbia. Nella stanza si voltarono tutti a guardarmi, in cerca di una qualche risposta, ma io guardai Jyp che fulmino' la donna prima di tornare a guardarmi.
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Call me Daddy || BangChan (In revisione)
FanfictionPassare da una piccola città di pescatori ad una grande metropoli era già un cambiamento enorme per una ragazza di soli ventidue anni, ma ritrovarsi a dover badare a otto ragazzi famosi, incasinati e belli come il peccato sembrava una sfida impossib...
