Il viaggio in macchina fu a dir poco imbarazzante. Ero così imbarazzata da non riuscire a spiccicare parola e a dirla tutta non sapevo nemmeno cosa avrei dovuto dire; perché lo hai fatto? Perché ti sei arrabbiato in quel modo? Perché ci hai interrotti sul più bello? Grazie...? Mi sentivo una stupida. Ero uscita di nascosto da casa senza nemmeno chiedere il permesso e senza dirlo a nessuno, mi ero infilata in un club con un completo sconosciuto, avevo bevuto fino a farmi girare la testa e stavo per fare sesso davanti a centinaia di persone. Quello che era successo dopo, poi, non riuscivo ancora a spiegarmelo. Sospirai, lanciandogli uno sguardo obliquo. Un braccio era teso ad afferrare con fin troppa forza il volane, l'altro era poggiato sul cambio mentre la testa era leggermente piegata di lato con la mandibola che si contraeva ritmicamente. Non potei fare a meno di seguire le vene in rilievo sul collo che sparivano sotto il colletto della t-shirt per poi comparire nuovamente sulle braccia muscolose. Quelle vene gonfie si estendevano su tutta la superfice della pelle fino alle mani e alle dita affusolate. Uno strano suono stridulo mi arrivò alle orecchie, accorgendomi solo dopo aver visto l'espressione sorpresa di Chan che quello strano suono era un gemito ed era uscito dalle mie labbra. Mi coprii la bocca con le mani, spalancando gli occhi per l'imbarazzo.
«Scusa» mormorai distogliendo lo sguardo.
«Per cosa, per il gemito o per quello che stavi per fare al club?» chiese con lo sguardo fisso sulla strada. Non mi sfuggì il modo in cui si muoveva sul sedile come non riuscisse a trovare una posizione comoda in cui fermarsi. Forse era in imbarazzo anche lui.
«Ehi, quello non era un gemito!» mentii spudoratamente con le orecchie infuocate per la vergogna «E tanto perché tu lo sappia quello che faccio fuori da casa vostra non sono affari tuoi» risposi stizzita incrociando le braccia al petto.
«Lo sono, se decidi di metterti in pericolo» mi lanciò un'occhiata obliqua.
«Mettermi in pericolo?» lo sbeffeggiai «Stavo pomiciando con un ragazzo, non mi stavo mica drogando con una banda di malavitosi»
«Tu non hai idea di chi fosse quello con cui stavi pomiciando, vero?»
«No, ma scommetto che stai per dirmelo»
Vidi la sua mandibola stringersi così forte che temetti gli sarebbero caduti i denti. Svoltò lungo il vialetto di casa, oltrepassando le pesanti porte del cancello già aperto per noi. Arrivò davanti alla porta di casa, fermò la macchina e spense il motore prima di girarsi verso di me con il fuoco negli occhi.
«Seonghwa è un idol come noi, ma lui usa la sua posizione di figura famosa per attirare le ragazze»
«Sai che novità. Se vuoi farmi credere che voi non abbiate mai approfittato della vostra posizione per fare colpo sulle ragazze scusa ma non ci credo» con una smorfia tornai a guardare fuori dal finestrino. Le sue dita mi afferrarono il mento costringendomi a girare nuovamente la testa verso di lui. Non c'era ombra di divertimento sul suo volto.
«Non hai capito. Non si tratta di flirtare con una ragazza, ma di farle ubriacare per avere un accesso più facile alle loro mutandine»
«Cosa?» non poteva essere vero. Avevo ballato con lui per tutta la sera, chiacchierato e avevo anche ceduto alla sua corte spietata, ad un certo punto. Mi sembrava un ragazzo come tanti altri, in cerca di una piccola avventura per la notte.
«Sei fortunata che ti abbia trovata in tempo».
Non sapevo ancora cosa dire.
«Non avrei fatto nulla con lui...» mi difesi con poca convinzione.
«Ah no? Strano, ti ho trovata che ti stavi praticamente facendo scopare davanti a tutti» strinse lievemente la presa sul mio mento, squadrandomi.
«Ci stavamo solo baciando e come ti ho già detto non sono affari tuoi» mi stavo comportando da ingrata, ne ero consapevole, ma ero arrabbiata con lui per il modo in cui mi stava guardando e giudicando.
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Call me Daddy || BangChan (In revisione)
FanfictionPassare da una piccola città di pescatori ad una grande metropoli era già un cambiamento enorme per una ragazza di soli ventidue anni, ma ritrovarsi a dover badare a otto ragazzi famosi, incasinati e belli come il peccato sembrava una sfida impossib...
