I miei piedi affondarono nella sabbia. La luce del sole al tramonto si rifletteva sull'acqua, mandando tanti piccoli bagliori sulla spiaggia bianca. Una leggera brezza mi scompigliava i capelli facendomi sentire davvero in pace. Sospirai, sorridendo. Annusai l'aria. L'odore del cocco e dell'anguria si mescolarono alla salsedine del mare. Mi distesi sulla sabbia, chiudendo gli occhi per godermi gli ultimi raggi di sole che baciavano la mia pelle. Dietro le palpebre, però, percepii un cambio d'illuminazione che mi costrinse ad aprire gli occhi. Davanti a me non c'era più il mare calmo e scrosciante e sotto il mio corpo non sentivo più la sabbia calda che mi aveva avvolta fino a quel momento. Ero circondata dall'oscurità con solo un fascio di luce su di me. Le mani toccarono un tessuto morbido e liscio, rosso come il sangue e ai miei polsi erano annodati due nastri bianchi che mi legavano al letto sul quale ero distesa. Provai a tirare i nastri ma non sembravano voler cedere e all'improvviso, dall'ombra, delle mani si allungarono verso di me. Tutt'intorno, le mani si fecero largo sul letto, toccandomi ovunque. Sentivo distintamente il tocco delle dita che risalivano la mia gamba. Cercai di sottrarmi a quel tocco e alle altre mani che cominciavano a risalire le curve del mio corpo ma mi era impossibile muovermi.
«Basta, lasciatemi!»
«Ssh, fai la brava. Non ti facciamo niente.»
Mi guardai intorno, strizzando gli occhi per cercare di carpire una qualsiasi immagine nel buio ma invano. Le mani che fino a poco prima si trovavano sulla mia gamba, ora stavano risalendo il fianco, infilandosi sotto la maglietta.
Mi svegliai di soprassalto, annaspando in cerca d'aria. Il petto si alzava e abbassava a ritmoirregolare e quando riuscii a mettere a fuoco quello che avevo davanti, deibrividi mi risalirono lungo la schiena. C'era davvero qualcuno nella stanza,non era solo un sogno. Sei facce dalle espressioni più disparate mi guardavanodall'alto, sovrastandomi. Indietreggiai sul letto, mettendo più distanzapossibile da loro. Mi ritrovai con la schiena premuta contro la testiera delletto, afferrando il lenzuolo sotto di me e tirandolo sul corpo fin troppoesposto ai loro occhi. Io guardavo loro e loro guardavano me. Avevo la golaancora chiusa in una morsa e il cuore non accennava a rallentare.
«Ve lo avevo detto che era carina» il ragazzo che mi aveva accompagnata poco prima in camera, Hyunjin, misquadrò con un sorrisetto furbo sulle labbra.
«In effetti è il mio tipo» affermò il ragazzo che quando mi ero svegliata aveva la mano sulla miagamba. Era più basso degli altri ma decisamente più muscoloso.
«Non vale dire "sono arrivato prima io" o "è il mio tipo"» si lamentò il ragazzo con le guance tonde e la voce armoniosa.
«Ma io sono più grande di voi e quindi ho la precedenza» affermò l'altro con sguardo vittorioso.
«In realtà prima di te ci sono Leeknow hyung e Chan hyung» affermò il ragazzo biondo con i capelli lunghi e la voce più profondache avessi mai sentito.
«Non penso sia il loro tipo...» affermò il ragazzo alto in fondo al letto che guardava la scena condistacco.
«Scusate», attirai la loro attenzione con voce goffa «Posso sapere chi siete e perché siete nella mia stanza?»
«Scusaci. Eravamo curiosi di vederti» si giustificò il ragazzo con la voce profonda. Guardandolo meglio, notai delle piccole lentiggini marroni spruzzate su tutto il suo viso. Le labbra erano grandi e il taglio degli occhi allungato. Aveva un sorriso molto bello.
«Io, in realtà, volevo il bulgogi» si lamentò il ragazzo muscoloso, strofinando la mano sullo stomaco in un tipico gesto da bambini.
«Hai mangiato mezz'ora fa» gli fece notare Hyunjin con un'alzata d'occhi.
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Call me Daddy || BangChan (In revisione)
Fiksi PenggemarPassare da una piccola città di pescatori ad una grande metropoli era già un cambiamento enorme per una ragazza di soli ventidue anni, ma ritrovarsi a dover badare a otto ragazzi famosi, incasinati e belli come il peccato sembrava una sfida impossib...
