Capitolo 4

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Tempo per conoscerci meglio. Avremo tempo per conoscerci meglio. Le parole di Chan, insieme al comportamento dei ragazzi, continuarono a tornarmi alla mente con prepotenza facendomi rigirare nel letto.

«Che cosa stupida» mormorai girandomi su un fianco. Ripensai alle parole di Han del giorno prima e mi rigirai sull'altro fianco.

«Vedere la mia faccia quando qualcuno mi fa urlare...» ripetei stizzita le sue parole «Da quando in qua un datore di lavoro dice cose del genere al proprio dipendente?»

Sbuffando, mi girai sulla schiena, fissando lo sguardo sul tettuccio del baldacchino.

«Sono solo dei cavolo di ragazzini arrapati!»

Feci girare lo sguardo sulla stanza ancora immersa nella penombra per le tende tirate, dalla quale cercavano di infilarsi i raggi del sole che si stava alzando. Era mattina e forse era anche tardi, ma io non ero riuscita a chiudere occhio e sentivo il corpo così pesante che non volevo alzarmi da quel bel tempore dato dal letto. Crogiolandomi tra le lenzuola profumate e il caldo avvolgente ripensai alla sensazione che avevo provato quando Lee Know e Chan mi avevano intrappolata tra i loro corpi, così imponenti, caldi, che mi sovrastavano... Mi ritrovai con la mano, che fino a poco prima era stesa sul cuscino, ferma sul ventre, diretta all'orlo dei pantaloncini.

«Che cavolo fai?» chiesi sconvolta al nulla.

Spalancai gli occhi, schiaffeggiandomi la mano per quello che stava per fare senza che me ne accorgessi.

«No, non puoi fare sul serio» guardai la mia mano come fosse un mostro scollato dal mio corpo.

«Ricordati, sono solo dei ragazzini con troppo testosterone e un grandissimo ego» ricordai a me stessa, fissandomi la mano. In quel momento mi vennero in mente tutti i muscoli che in un solo giorno ero riuscita a vedere e sentire addosso a me.

«Beh, forse non proprio dei ragazzini» feci ricadere la mano accanto al fianco con un pesante sospiro.

«Perché mai dovrei fantasticare su degli stronzi che continuano a farmi innervosire?» misi la mano sul materasso con lentezza. Chiusi gli occhi con la speranza di scacciare certe fantasie dalla testa, con il solo scopo di ritrovarmi davanti alle palpebre chiuse il momento in cui i loro volti erano così vicini al mio da poter sentire i loro respiri sulla pelle. Un nuovo sospiro mi uscì dalle labbra schiuse ma questa volta aveva un altro significato.

«Devo essere completamente matta»

Il primo che mi venne in mente fu Changbin che mi guardava attraverso il vetro smerigliato della doccia. Lo sguardo penetrante e il sorriso furbo che mi squadrava da capo a piedi con la fame negli occhi. Feci scorrere la mano sul ventre scoperto in una carezza delicata. Passai, poi, alla mano di Han che mi aveva accarezzato la pancia nello stesso modo in cui lo stavo facendo io. Avvicinai le dita all'elastico dei pantaloncini pensando a come aveva mormorato al mio orecchio. Quando la scena si spostò su due occhi da gatto e un sorriso impertinente contrassi le labbra in una smorfia ma la mano si insinuò sotto ai pantaloncini, continuando ad accarezzare la pelle diventata ormai bollente. E alla fine, quello che il mio corpo sembrava prediligere, con il quale si scaldava più che con gli altri. Sentivo ancora le mani di Chan che mi accarezzavano le braccia, cingendomi poi la vita con quelle vene in rilievo che tanto mi piacevano. Un piccolo gemito mi sfuggì dalle labbra quando le mie dita arrivarono al fulcro teso del mio piacere, passandoci le dita senza ritegno mentre mi immaginavo circondata da tutta la sua potenza. Allargai le gambe, spingendomi più giù. Nelle orecchie avevo la sua voce roca che mi spiegava tutte le cose oscene che avrebbe voluto farmi. Mi mordicchiai il labbro inferiore e tuffai le dita all'interno del mio calore immaginando di essere spinta sull'isola della cucina, tenuta giù con una mano sulla schiena e aperta con l'altra.

Call me Daddy || BangChan (In revisione)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora