CAPITOLO 2

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Quando arriva il momento dei grandi festeggiamenti, ci spostiamo dalla chiesa a casa Sardo, dove è stato allestito il banchetto insieme alla pista da ballo. Ricordo di essere stata qui qualche anno fa, poco dopo il mio diciottesimo compleanno. Il padre di Anthony, ex consigliere, era morto da poco e lui aveva dovuto prendere il suo posto piuttosto repentinamente. Non si può lasciare un buco nella direzione di un business come il nostro.

La sala principale è stata liberata da ogni decorazione e trasformata in una sala da ballo: un enorme lampadario in cristallo la fa da protagonista, illuminando lo scalone che incornicia la stanza. Gruppi di uomini e donne d'affari chiacchierano con calici di vetro in mano, che vengono prontamente riempiti dallo staff ingaggiato per il matrimonio.

Fiumi di champagne e vino italiano scorrono durante la cena, e i rispettabili invitati sono sempre più ubriachi e rumorosi.
L'orchestra che Anthony ha ingaggiato inizia a suonare un lento, segno che è l'ora del primo ballo degli sposi. L'uomo prende la mano di mia sorella con una delicatezza che onestamente non gli ho mai visto usare con nessuno, e il mio stomaco si rilassa, ma solo leggermente.

Li osservo mentre danzano al centro della sala, circondati dagli sguardi compiaciuti degli ospiti. Il sorriso di mia sorella è quasi credibile, una maschera costruita con attenzione, ma io conosco Valentina troppo bene per non vedere le crepe. Il terrore si nasconde dietro i suoi occhi, tra un passo e l'altro, consapevole di quello che l'aspetta.

La prima notte di nozze, per una ragazza nata nel nostro mondo, non è mai come la raccontano nei film. Non c'è romanticismo, né dolcezza. Non ci sono candele o promesse sussurrate. Molte di noi vengono obbligate, forzate a donarsi al proprio marito. È un rito di possesso più che d'amore, un'iniziazione brutale alla vita che ci aspetta. Dopo il matrimonio, smettiamo di essere figlie, sorelle o semplici donne: diventiamo proprietà.

Mentre Valentina gira su se stessa, stretta nelle braccia di Anthony, non riesco a fare a meno di chiedermi se per lei sarà diverso. Lui è imponente, un uomo che incute rispetto con il solo sguardo, è difficile immaginare che possa essere gentile o delicato.
Nonostante tutto, c'è una scintilla di speranza egoista che si accende in me. Forse il sacrificio di mia sorella potrà comprarmi una libertà che lei, e nemmeno nostra madre, non hanno avuto. Forse, vedendomi più grande e ancora non sposata, Padre potrebbe darmi la possibilità di scegliere. Un marito che non sia imposto, che non sia un accordo siglato con strette di mano e promesse di potere. Forse potrei avere un amore vero.

Mentre osservo mia sorella ballare con suo marito, alcune coppie di tutte le età si uniscono a loro e si aprono ufficialmente le danze. Sono stata a diversi matrimoni e cerimonie varie, e nessuno mi ha mai chiesto di danzare: ci sono decine di ragazze in età da marito in questa stanza, ed io non sono nè sono mai stata la prima scelta. Approfitto di questo tempo da sola al tavolo della famiglia della sposa per guardarmi intorno: con la coda dell'occhio vedo le mie cugine, Silvia e Sonia, che stanno ridacchiando insieme ad altre ragazze, indicandomi. Sospiro e distolgo lo sguardo fingendo di non averle viste.

Pochi secondi dopo, noto una figura che si posiziona nella sedia accanto alla mia. <<Cara.>> mi fa voltare. <<Zia Cosima, che piacere.>> mento salutandola con due baci sulle guance. Mia zia Cosima, la nonna di Silvia e Sonia, non è anziana: da quello che ricordo, ha avuto il primo figlio a 18 anni, e lui è diventato padre a venti. Le figlie hanno poco meno della mia età, quindi zia Cosima non ha più di sessant'anni. Indossa un modesto abito blu scuro e uno scialle in pelo di volpe. Ai piedi ha un paio di costose scarpe eleganti. <<Come mai sei qui da sola?>> mi domanda, forse punzecchiandomi. <<Emh... sono un po' stanca. Questa mattina Valentina mi ha obbligata a svegliarmi all'alba, per essere sicura di essere pronta in tempo.>> le rispondo. <<Francesca Genovese, non mentire a tua zia. So che sei qui perchè nessun uomo si è degnato di rivolgerti anche un solo sguardo, questa sera.>> mi rimprovera alzando un po' la voce, sorprendendomi. <<Se solo perdessi un po' di peso, mia cara, saresti ancora più bella di tua sorella.>> continua imperterrita indicando la bellissima giovane donna in abito da sposa, al centro della pista. Sto per ribattere a tono quando la figura imponente di mio padre si posiziona davanti a me, un sorriso soddisfatto in volto.

<<C'è una persona che devi conoscere. Come ben saprai, Francesca, è tradizione che la figlia nubile del Capo dell'outfit balli con il figlio scapolo del Capo della Cosa Nostra di New York.>> mi dice lui, porgendomi la mano. Come ben sai? No che non lo sapevo.
Fingo un sorriso e afferro la sua mano, secca e ruvida come sempre, poi mi scuso con zia Cosima. Io e Padre attraversiamo l'intera sala da ballo e ci dirigiamo verso un gruppo di cinque o sei uomini che non ho mai visto, se non in foto. E non tutti.

<<Samuele.>> dice mio padre appoggiando una mano sulla spalla dell'uomo più alto tra tutti. Dio, forse l'uomo più alto di tutta la mafia italiana. Questo si volta lentamente, poi posa gli occhi su di me.

Posso dire con sicurezza che è l'uomo più attraente che abbia mai visto: i capelli neri sono pettinati all'indietro, alla perfezione. Un accenno di barba scura gli copre parte delle guance e il perimetro della bocca. Indossa un completo grigio scuro, una camicia bianco latte e non porta la cravatta.

<<Questa è la mia primogenita, Francesca Genovese.>> dice mio padre spingendomi leggermente in avanti. Gli porgo la mia mano destra, un po' insicura. Lui mi squadra dalla testa ai piedi, fermandosi qualche decimo di secondo in più sui miei fianchi e poi sul mio seno, poi prende la mia mano e ci lascia un bacio delicato sul dorso. <<Samuele Caputo.>>

What God Has Joined - Ciò che Dio ha unito - Mafia RomanceDove le storie prendono vita. Scoprilo ora