OMAR (seconda parte)
...
Lo presi dalla tasca dietro dei pantaloni e fissai il display luminoso.
Mio padre...
Soffia fuori l'aria ruotando gli occhi al cielo.
Pensi al diavolo e spuntano le corna...
La tentazione di non rispondergli era forte.
Ma avrebbe continuato a cercarmi finché non lo avessi fatto.
Il telefono squillò ancora...
E va bene... voleva sentirmi? Stavolta mi sentiva sul serio, decisi.
"Dimmi solo quanto ti è costato così ti risarcisco" gli dissi a bruciapelo appena agganciai la chiamata.
"Che cosa intendi? Quanto mi è costato che cosa?" mi chiese con la sua solita calma irritante.
Sbuffai ridendo.
Aveva capito perfettamente, lo stronzo...
Me lo vedevo trionfante seduto sulla poltrona di pelle marrone del suo ufficio ordinato, in giacca e cravatta nel suo completo impeccabile. I capelli grigi lisci, strigliati a dovere, gli occhiali dorati dalla montatura rettangolare sulla punta del naso...
Mi veniva da vomitare alla sola idea.
"Lo sai di chi parlo... L'avvocato. Hai capito benissimo!"
"Ah, quello..." fece annoiato, "Quello è un avvocato che costa 300 euro all'ora, Omar..."
Risi un'altra volta sarcastico.
Certo! Aveva assoldato il meglio per pararsi il culo.
"Discutiamone, visto che vuoi rimborsarmi. Tecnicamente vediamo..." ci pensó su, "Mi dovresti almeno due mesi di lavoro qui per tutte le volte che ne hai avuto bisogno"
"Te lo puoi scordare! Non verrò mai a lavorare per te. Posso guadagnarmi i soldi in un altro modo"
"E come? Organizzando un altro combattimento, eh? Uno come l'ultimo in cui sei quasi morto?"
Magari fossi morto! Avrei smesso di soffrire una volta per tutte. Non valeva la pena vivere a quel modo. E non tenevo così tanto alla vita per temere la morte
"Non sono stato io a decidere che dovevo evitarmi il carcere papà. Non è così male se ti ambienti al cesso in comune e a vista. Per me potevo anche farlo. Non me ne importava niente. Potevi assoldarne un altro dei tuoi tirapiedi. Uno più economico" lo sentii sospirare all'altro capo e Claudio in contemporanea mi lanciò un'occhiata di richiamo.
Feci finta di niente.
Non me ne fregava un cavolo di avere la sua approvazione. Anche se era il mio migliore amico non lo sopportavo quando si metteva di mezzo tra me e mio padre.
"Sai... c'è di peggio per un padre che vedere un figlio fare la galera..." continuò.
Che cazzo! Non gli avevo chiesto io di portarmi al punto di comportarmi in quel modo ribelle come sosteneva essere lui. Era sopravvivenza la mia. In quella merda di vita che aveva costruito lui per me.
Soffiai fuori l'aria col fumo tristemente e allargai un braccio.
"Mi dispiace papà! Scusa tanto se non sono perfetto come vorresti tu, ma vedi... il tuo mondo non lo è. Fa solo schifo anche se non conosci altro. Ed è questo quello che vivo io ogni giorno: uno schifo!"
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Ancora tu...
Chick-LitPuò l'amore curare ogni cosa? Un cuore malato e ribelle come quello di Omar, o uno triste, provato dalla vita e rassegnnato come quellp di Bianca? La rabbia di Omar e il rimorso per una madre che non c'è più lo porta a combattere in incontri illega...
