OMAR (prima parte)
Qualche ora più tardi...
"Allora? Com'è andata?" mi chiese Claudio in trepidante attesa alzandosi dalla panca di legno del corridoio e venendomi incontro non appena uscii.
Lo guardai di traverso soltanto senza rispondergli.
Era ancora fuori dell'aula del Tribunale, dove lo avevo lasciato prima dell'udienza.
Al mio seguito c'era l'avvocato di mio padre, ma non lui.
Dovevo cavarmela da solo aveva detto. Avevo ormai 25 anni, ero grande...
Non che mi dispiacesse non averlo tra i piedi: avevo già subito abbastanza le sue ramanzine, potevo fare a meno dei suoi commenti graffianti.
"Grazie" dissi al legale congedandolo e porgendogli la mano.
"Ho fatto il possibile signor Fosco, ma non riuscirò ad evitarle il carcere la prossima volta. Cerchi di stare più tranquillo in Aula... ha rischiato grosso. La Corte va sempre rispettata, se lo ricordi. E soprattutto cerchi di evitare certe situazioni. Penso che lei mi abbia capito"
Sospirai.
Che palle!
Mio padre dovevo evitare per non ritrovarmi in certe situazioni. Quello dovevo fare...
Non lo sopportavo; lui e quella inutile della sua compagna. Ero sicuro fosse la sua amante da sempre, già dai tempi in cui mia madre stava male...
Per non parlare di quella cavolo di Agenzia finanziaria che aveva fondato e a cui teneva tanto.
Solo a mia madre e a me non aveva tenuto mai e non teneva affatto.
Ripensai a lei con malessere...
Il telefonino dell'avvocato squillò.
Mi ritirai da una parte con le mani in tasca.
"Allora?" insistette Claudio intanto che rispondeva.
"Ne parliamo dopo" risposi tra i denti distogliendo l'attenzione da lui.
Si arrese ed io tornai indisturbato ai miei ricordi.
... A volte mi pareva passato solo un giorno da quando era morta a causa di una leucemia fulminante, ma avevo 10 anni allora. Erano trascorsi anni.
Ormai ero un giovane uomo... un uomo che era stato sempre un peso da sopportare per mio padre. E che lo sarebbe stato ancora.
Si era rifatto una vita dopo la morte di mia madre con tanto di nuovo figlio, senza preoccuparsi che avrebbe fatto del male a me e che avrebbe tradito la memoria di sua moglie.
Quello sì che era un figlio d'amare, ripensai cupo.
E non soltanto perché aveva soli 3 anni, ma perché gli dava la possibilità di essere il padre orgoglioso che non era stato e non era con me.
La mia era una vita da incubo con lui; lui aveva voluto che fosse così.
Mia madre non ci sarebbe stata più accanto a me. Ci sarebbe stato soltanto lui.
Ma non accanto a me nel momento del bisogno; certo che no!
Accanto a me per ricordarmi che sbagliavo, per criticare tutto quello che facevo, per costringermi a volere quello che voleva lui, senza preoccuparsi di quello che desideravo io invece, di quello che provavo, o di ciò che avevo dentro di me, nella mia testa e soprattutto nel mio cuore.
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Ancora tu...
ChickLitPuò l'amore curare ogni cosa? Un cuore malato e ribelle come quello di Omar, o uno triste, provato dalla vita e rassegnnato come quellp di Bianca? La rabbia di Omar e il rimorso per una madre che non c'è più lo porta a combattere in incontri illega...
