OMAR (seconda parte)
Un alto palazzo di venti piani, tutto vetri blu e acciaio era di fronte a me. Guardai in alto: la Digital Marketing occupava tutto il decimo piano. La scritta dell'Agenzia primeggiava all'ingresso dello stabile, sulle porte anch'esse a vetri del portone.
Soffiai fuori l'aria insieme al malessere.
Avrei desiderato essere da qualsiasi parte, ma non lì. Mi ricordava mia madre e il motivo per cui era morta da sola.
Cercai di non pensarlo ed andai fino in fondo.
Entrai e dritto salii gli scaloni fino al piano della mia destinazione; spalancai una seconda porta a vetri e incurante di Maura, la segretaria storica, che scriveva concentrata sul computer al di là di un bancone nero e lucido, mi avviai veloce verso l'ufficio in fondo al corridoio.
Fu in quel momento che mi notò.
"Omar!" si alzò e mi venne subito dietro, "Non puoi entrare! Tuo padre è in riunione"
La porta di legno era chiusa infatti. Non le risposi.
Non era di certo un varco a bloccarmi...
"Omar! Omar!" tentò di frenarmi.
La aprii con irruenza; il segugio con la gonna sempre dietro.
In piedi in fondo ad una tavolo ovale scuro contornato di colletti bianchi seduti che prendevano appunti, mio padre nel suo completo grigio scuro e cravatta azzurra teneva alta l'attenzione.
La sua espressione sorpresa si posò su di me all'istante sospendendo il suo discorso.
"Mi scusi signor Fosco, non sono riuscita a fermarlo!" esclamò mortificata Maura alle mie spalle.
Non mi voltai nemmeno a guardarla.
"Non importa signorina Dagni. É tutto a posto" fece congedandola con un gesto della mano.
Non ebbe il tempo nemmeno di richiudere la porta alle mie spalle che esplosi fuori quello per cui ero lì.
"Devi cercare una persona per me. Almeno farmi trovare il suo indirizzo!"
Mi fissò con rimprovero, come faceva sempre.
"Sono in riunione, Omar. Ne parliamo dopo" tornò a sfogliare con disinvoltura un plico di fogli posato sul tavolo tentando di ritrovare il filo del discorso. Come se non avessi parlato.
Dio, quanto mi dava sui nervi la sua calma del cazzo!
Non ne parlavamo affatto dopo, ne avevo bisogno subito!
"Hai detto che ti interessa tuo figlio. Bene! Devo trovare una persona, ti ho detto. Avrei bisogno che mi mettessi in contatto con uno dei tuoi cani da caccia. E non posso aspettare dopo, lo devi fare subito! Poi me ne vado"
"Ne parliamo dopo invece, Omar. Metti il nome della persona che cerchi sulla scrivania. Nei prossimi giorni me ne occuperò" mi puntò gelido perché non continuassi.
Cominciai a camminare nervoso avanti e indietro. Le mani nei capelli.
Merda!
Non me ne fregava niente se era contrariato, non avrei desistito finché non mi avesse aiutato. Questo era certo. Poteva guardarmi male quanto voleva.
Sarebbe rimasto lì quel nome se lo avessi posato sulla scrivania, lo sapevo. Non dava mai valore a quello che gli chiedevo. E non mi serviva affatto che se ne occupasse nei giorni a venire. Mi serviva immediatamente! E forse era già fuori tempo massimo!
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Ancora tu...
Literatura FemininaPuò l'amore curare ogni cosa? Un cuore malato e ribelle come quello di Omar, o uno triste, provato dalla vita e rassegnnato come quellp di Bianca? La rabbia di Omar e il rimorso per una madre che non c'è più lo porta a combattere in incontri illega...
