Giorno Uno

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Guns

Finalmente giunto ai cancelli dell'accademia della base militare, vengo accolto da un paesaggio desolato ma verdeggiante.
Qui, oggi inizierà un nuovo capitolo della mia storia, e chi lo sa!? Magari qualche avventura darà una scossa alla mia abitudinaria routine lavorativa.
Passo dopo passo, addentrandomi al suo interno il verdeggiare diminuisce lasciando sempre più spazio a edifici ed un'ambiente più moderno e ben strutturato, completamente opposto al paesaggio rurale e sconfinato circostante. 

Aigo 아이고 Mio Dio...
Mi hanno lasciato giusto il tempo di appoggiare le mie valigie nella stanza, che sono stato assalito da sorrisi, strette di mano vigorose e pacche sulle spalle non richieste; il tutto contornato da un tour esplorativo di tutte le strutture presenti con tanto di Maggiore, della quale ora non ricordo il nome, schiavizzato ed obbligato a spiegarne una ad una.
Per essere più precisi: quattro ore di chiacchiere inutili, arricchite da storia e cultura locale della quale francamente non mi interessa nulla, essendo nato a Anyang. Il tutto condizionato da un'andatura e passo talmente svelto che una tartaruga ci avrebbe doppiato.
Immerso di nuovo come a casa tra sorrisi di convenienza, leccate di culo e sguardi di assenso vuoti come buchi neri ai comandanti dai gradi più alti, il che mi hanno portato a pensare che tutto questo fosse, tutto fuorché un buon inizio.
Non per lamentarmi ancora ma il castigo più ben scelto e architettato di sempre, per un povero disgraziato in preda al jet lag.
Rubando a me stesso del tempo per me prezioso e impegnando quasi tutto il mio pomeriggio.
Sono appena rientrato dal Giappone, dove ho partecipato ai giochi militari di quest'anno per la mia immatricolazione in questa accademia.
Ma i ritmi stressanti alla quale sono stato sottoposto, non li ho ancora digeriti.
Amo viaggiare, è la parte più appassionante della mia carriera, ma forse q sto giro ho esagerato, mangiando tanto forse troppo e dormendo poco; allenandomi tutti i giorni fino allo sfinimento e partecipando tutte le sere agli eventi nottambuli richiesti dalla mia agenzia.

Seminati i sergenti sono scappato senza avere una reale meta e soprattutto senza conoscere alcuna strada, infatti credo proprio di essermi perso.

Aigo 아이고 - Oh cielo! E' da decisamente troppo tempo che continuo a vagare frustrato, senza riuscire ad orientarmi per questi corridoi tutt'identici.
Labirinti muti fatti di porte spoglie e bianche, senza indicazioni, ogni piano, ogni edificio, tutto a specchio in maniera maniacale e conforme! Complimenti alla fantasia dell'architetto!
Continuo a vagare per ancora qualche minuto, finché finalmente scovo una cartina appesa ad una parete con su riportate le indicazioni per riuscire a trovare tutte le necessità compresa la mia stanza, decido di fotografarla, potrebbe essere la mia unica salvezza!

Una volta trovata la mia stanza, entrando al suo interno vi trovo un ragazzo, che intuisco essere il mio compagno di camerata.
Un ragazzone ben piazzato sta sistemando le magliette nell'armadio in modo maniacale, ma dandomi le spalle non si è ancora accorto della mia presenza; ma sentendo il rumore dei miei primi passi, ferma il suo riordino e girandosi si prende del tempo per osservarmi.
Dando a me la stessa possibilità di imprimere a mia volta nella mia mente ogni suo dettaglio.
Ha un volto fanciullesco dai lineamenti delicati che vanno in netto contrasto con la sua stazza e il suo fisico statuario; quando finalmente interrompe quello strano contatto, riconoscendo la mia identità, mi sorride gentile venendomi incontro si presenta a me in modo formale:
« Guns! Molto piacere io sono Kim Chung-Hee, ho ventotto anni e da oggi sarò il tuo compagno di stanza. Vorrei avere una convivenza semplice sono solo un po' fissato con l'ordine quindi metto le mani avanti, se cerchi un amico sarei molto felice di poterti conoscere al di là dell'obbligo che ci costringe in queste quattro mura.»

Parla a raffica ma lo fa sempre sorridendo delicato, non ho capito molto di quello che ha appena detto, ma ora mi sta sorridendo educatamente e porgendomi la mano con un piccolo inchino aspetta la mia risposta.
Così mi affretto a stringerla a mia volta e intervenire dicendo:
«Per favore non essere così formale con me. D'altronde da oggi vivremo insieme!»
Poi cosa aveva detto? Ah si...
«Ho sperato tanto in una proposta del genere, grazie! Preferirei avere anch'io avere un rapporto di amicizia con il mio coinquilino! Spero possiamo imparare a conoscerci per quelli che siamo, spesso la gente si aspetta di avere a che fare con Guns, ma io non sono come mi dipingono i giornali, infondo sono un ragazzo semplice.»
Mi sorride e annuisce poi mi spiega tutte le regole e gli orari da rispettare.

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