Sono andata a letto con Micah.
Anzi, a dire la verità, ci sono ancora. È rotolato sulla schiena dopo che ci siamo ripuliti, mi ha tirato sul suo petto e ci ha coperto con il piumone. Sta accarezzando la mia schiena pigramente e ha gli occhi chiusi. So che non sta dormendo.
<<Ti stai pentendo?>>, chiede senza guardarmi.
Scuoto la testa. <<No, tu?>>.
Apre gli occhi per guardarmi mentre dice: <<L'ho desiderato per molto tempo che non mi sembra neanche vero>>, ammette.
Non riesco a smettere di sorridere. <<E ora? Che si fa?>>, domando.
Rotola sul fianco così che siamo faccia a faccia. Mi sposta un ciuffo di capelli dietro le orecchie. <<Ti porto fuori per un vero appuntamento. Domani sera quando torno dalla trasferta>>.
<<Posso venire con te?>>, domando. Forse sono troppo appiccicosa.
I suoi occhi si illuminano. <<Vuoi venire?>>.
<<Se ti fa piacere...>>.
<<Voglio averti lì ad ogni partita. Non te l'ho chiesto solo perché so quanto odi stare al freddo>>.
Mi stringo nelle spalle. <<Sto cominciando ad abituarmi e ad apprezzarlo>>.
Ammicca. <<Soprattutto la neve, immagino>>.
Scoppio a ridere. <<Non guarderò mai più la neve allo stesso modo. Mi ricorderà sempre te>>.
<<Vale anche per me>>.
<<Sai la canzone che stavo cantando prima, in cucina?>>, domando dopo che mi stampa un bacio casto sulle labbra.
<<Sì, anche se non so cosa dice>>.
Indico con la testa la sua scrivania. <<Il testo è lì sopra. Credo che parli di te>>.
<<Credi o sei sicura?>>, mi prende in giro.
Arrossisco e nascondo il viso fra le mani. <<Sono sicura>>.
Mi afferra le mani e se le appoggia sul petto. <<Posso leggere?>>.
<<Se vuoi>>.
Si alza in piedi e il suo culo sodo e perfetto mi distrae. Nessuno dei due si è ancora rivestito. Sono troppo pigra e soddisfatta per fare qualsiasi cosa. Torna a letto e appoggia la schiena contro la testiera del letto.
Legge concentrato le poche frasi che macchiano il foglio. <<Pensi davvero queste cose?>>, chiede.
<<Sì, davvero>>, confermo.
<<Me la canteresti?>>, domanda, rimettendosi disteso sul fianco.
Ricambio il suo sguardo. <<Non ho ancora una melodia. Mi servirebbe un piano>>.
Ci riflette. <<Ho un'idea>>, dice all'improvviso.
<<Questa idea comprende uscire dal letto e vestirmi?>>, domando con una smorfia.
<<Non dobbiamo uscire di casa. Dobbiamo solo cambiare stanza>>.
Mi trascino fuori dal letto e senza prendermi la briga di infilarmi tutti gli strati che avevo prima, raccolgo la sua felpa dal pavimento e la indosso. Lui invece si rimette i boxer e aspetta che mi sistemi.
Allunga una mano verso di me e io la prendo senza esitare. <<Dylan, il mio ex coinquilino, nella sua stanza ha una pianola. So che non è proprio quello che hai chiesto, ma è il massimo che posso offrirti>>, mi spiega mentre entriamo nella stanza accanto. A parte un letto, una scrivania e un armadio, la camera è vuota. Nessun oggetto personale in giro.
Appoggiata al muro c'è la pianola di cui parlava Micah. <<Può andare>>, dico.
Prende la sedia della scrivania e la posiziona davanti alla pianola. Le mie mani prudono per la voglia di suonare. A parte quella volta in cui Micah mi ha trovata nel mio momento di crisi, non canto e suono da sette mesi.
Mi accomodo e Micah si appoggia contro il muro accanto a me. Mi osserva con interesse mentre mi lego i capelli con un elastico che tengo al polso. Evito di guardarlo perché il suo corpo nudo mi distrae. Quegli addominali sono illegali. Mi fanno perdere la testa.
Appoggio le mani nei tasti per prendere confidenza con lo strumento. Nella mia mente il testo della canzone incompleto inizia a prendere forma e trovo l'ispirazione per una melodia che potrebbe starci bene.
Compongo delle noti dolci e lente che accompagnano le mie parole. Micah si siede a terra e mi ascolta suonare e cantare la canzone che ho scritto per lui. Parla di questo momento, del nostro incontro inaspettato e di ciò che mi fa provare.
Provo e riprovo per diverso tempo. A volte mi interrompo e ricomincio da capo finché non trovo il ritmo giusto che mi piace. Mezz'ora più tardi sono quasi sicura di aver fatto un buon lavoro.
Micah si alza dal pavimento e mi raggiunge. Nel suo sguardo c'è qualcosa che mi fa tremare. Si abbassa così da essere alla mia altezza e con una mano nella mia nuca, avvicina il suo viso al mio. Le sue labbra trovano le mie e mi lascio sfuggire un sospiro.
Non mi stancherò mai di baciare Micah.
Sorride e mi cattura di nuova la bocca. Adoro che le sue mani trovino sempre la mia faccia nel baciarmi. Mi prende le guance per piegarmi la testa da un lato mentre mi succhia la lingua.
Mi bacia a lungo. Con baci lenti, bellissimi, romantici, sensuali, di quelli che sognano le ragazze. Baci che senti nel cuore.
Non ho idea di quello che sta succedendo. Dentro di me c'è il caos. Uno di quei caos belli che ti fa sentire euforica e piena di vita. Cedere è stata la scelta migliore che potessi fare. Non riesco più a fare a meno di lui. La bolla in cui ci siamo rinchiusi è un posto meraviglioso. Vorrei che non finisse mai questo momento.
Si stacca e si inginocchia di fronte a me, attirandomi in un abbraccio. <<Sto così bene>>, mormora.
Ricambio la stretta con il cuore che va a mille. <<Anche io>>, concordo. Il mio telefono prende a suonare da qualche parte nella casa e rovina il momento. <<Scusa, mi sa che devo rispondere>>, dico.
Annuisce e si alza in piedi. Andiamo in cerca del mio telefono. Lo troviamo nel divano in salotto. Quando leggo il nome di mia madre, inizio a preoccuparmi. Chiama raramente o solo per cose importanti.
<<Ehi>>, rispondo sedendomi sul divano. Micah mi lascia un po' di privacy e va in cucina.
<<Ehi tesoro>>, dice allegra. <<Senti, so che è una cosa improvvisa, ma noi siamo dalle tue parti. Papà domani vuole portarmi a New York visto che non ci sono mai stata, però prima volevamo fare una deviazione e venire a trovarti. Possiamo?>>.
Spalanco gli occhi. <<Certo! Che bello che venite. Solo che non sono a casa mia>>.
C'è un attimo di silenzio. <<Ah>>, risponde sorpresa mia mamma.
Mi viene quasi da ridere. Se solo sapesse. <<Aspetta un secondo. Resta lì>>. Mi alzo e raggiungo Micah in cucina. Sta bevendo un sorso di acqua e da sotto il bicchiere osserva i miei movimenti affamato. Si è scatenato qualcosa anche dentro di lui. Mi guarda in un altro modo. Copro il microfono del telefono con la mano. <<I miei genitori sono in città. Tipo adesso>>, spiego.
<<Devi andare da loro?>>, domanda un po' deluso.
<<Posso farli venire qui? So che è presto e io e te nemmeno stiamo assieme, però vorrei farteli conoscere>>.
Si avvicina e mi stampa un bacio delicato sulle labbra. <<Ne sarei onorato>>.
<<Mamma, ti mando l'indirizzo. Il posto è vicino al mio appartamento>>. Quando riaggancio, scrivo l'indirizzo a mia mamma e quando appoggio il telefono al ripiano della cucina, Micah mi cattura fra le sue braccia.
<<Fosse per me>>, dice baciandomi il collo. <<Io e te staremmo già assieme>>. Porca. Miseria.

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QUALCUNO COME ME
RomanceNon era nei miei piani innamorarmi di lui, del suo sorriso. Della sua risata. O dei suoi incredibili occhi neri. Non era nei miei piani pensare costantemente a lui. Sognarlo la notte. Non era nei miei piani soffrire per lui. Non era nei miei piani d...