Ogni giorno l'attesaera sempre più angosciante. Si contavano le nuvole cheattraversavano il cielo e le ore trascorse a scrutare la strada, asperare che un'ombra familiare si stagliasse contro gli alberidello sfondo, che facesse un cenno conosciuto con la mano. Si tacevaogni volta che il cane dei vicini abbaiava a un passante, si tendeval'orecchio ogni volta che un'auto, uno scooter o una biciclettaaccennavano a rallentare.
Ma lafrustrazione cresceva sempre più e tutto sembrava avvilirsi edegradarsi, la speranza s'impaludava e diventava fredda, come lescarpe infangate d'inverno. Anche il sole era noioso con i suoiraggi insensati nel tedio di un pomeriggio d'attesa.
Intanto si erano conclusii lavori nel campo e nessun perché, nessuna spiegazione erano statidati. C'era qualcosa nell'aria, incomprensibile e inafferrabile,che poco a poco svaniva nello scorrere del tempo.
E passarono anni.
Quando Christian si accorseche i pianti nostalgici di Lisa erano in realtà miagolii lamentosisi voltò dall'altra parte, nel tentativo di recuperare gli occhiblu che gli danzavano davanti. Nel far questo, però, si accorse chesoltanto il buio lo circondava, amalgamato a un ammasso di pesanticoperte.
Il senso di beatitudine duròun solo istante. Subito una morsa gli strinse lo stomaco e i polmoni,dovette tirare un lungo sospiro. Le immagini dei sogni scorrevanoancora davanti ai suoi occhi come in un carosello, accompagnate dallacolonna sonora di quel flebile lamento angosciante.
Sentìche si era chiuso un capitolo della sua vita. Non sapeva dire sebello o brutto; certo quello che sarebbe iniziato di lì a poco nonpareva migliore, anzi, si prospettava sgradevolmente insolito. Ilfuturo ambiguo e il passato dalle mille facce, tra cui quelle diStella Maris, di Lisa, di suo padre, di sua madre, dei suoi vecchiamici e di Mirko si scontravano dolorosamente nel suo cervello, siannodavano insieme, si mescolavano in un unico, malinconico presente.
Il centro della notte è uncalderone dove le angosce e le nostalgie stipate in un angolinodurante il giorno balzano fuori all'improvviso. Come queipacchi-sorpresa dei cartoni animati, da cui salta su di colpo unpagliaccio insolente che ti prende per i fondelli per la tuaingenuità.
La mattina seguente, a casadi Stella Maris pranzo speciale: si festeggiava il ritorno a casa diYuri. C'era la famiglia al completo, la nonna completamenteristabilita, Monica con i suoi genitori, la madre di Christian e...
"... e io, maledizione!"
Avevatenuto duro, l'ultima cosa che voleva era mangiare con altra gente,specialmente quellagente.Poi la madre l'aveva convinto con un: "Resta pure, ma io non hopreparato da mangiare e la torta alla crema la porto di là!"
L'orgoglio gli imponeva difar finta di niente, ma non era facile senza nulla sui fornelli e conuna torta alla crema che gli sfuggiva beffarda. Conoscendo la suavicina di casa, poi, era probabile che non ne sarebbe tornatoindietro un briciolo. Così, imprecando fra i denti in modo visibile,la seguì di malavoglia.
I nonni, che erano inbalcone, non appena li videro entrare si precipitarono insiemeattraverso la porta a vetri. La quale era stretta quanto bastava peruna persona, così i due rimasero incastrati e iniziarono a dimenarsicome i bambini.
«Passo prima io!»
«No, io!»
«Io!»
E Christian finalmente capìda chi la compagna avesse preso.
La mobilia dell'appartamentoera vecchia e frugale. Molti dei mobili, spiegarono i nonni, eranoeredità del defunto proprietario dello stabile: in effetti icassettoni, le credenze e gli armadi erano in legno massiccio e conrifiniture decisamente fuori moda. Una cassettiera era quasi zoppa ele ante degli armadi storte e cigolanti; dietro lo specchio di unosportello, addirittura, una vite intrappolata chissà da quanti annirimbalzava al minimo movimento.
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Le Fronde del Salice
Teen FictionQuando il quindicenne scavezzacollo Christian si trasferisce con la madre nel vecchio Condominio del Salice Argentato, non sa ancora cosa lo attende. Un gatto misterioso, un vecchio nottambulo, rumori dietro le pareti... Quale grottesco segreto nasc...
