Bulli e lettere d'amore

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Laura stuzzicava Christiancon stupidaggini frettolose e nemmeno tanto divertenti; ma lui eraaffascinato dal suo sguardo intenso, dal tono di voce intenzionale,dal sorriso provocante. Senza nemmeno volerlo, ricambiava con lastessa moneta.

«Devi stare attento, làsotto, con Stella Maris!» disse Laura, con un sogghigno malizioso.«In un luogo così buio e nascosto non si puoi mai sapere...»

Ilragazzo ripensò, con un brivido, alla strana irrequietezza chel'aveva pervaso il giorno prima, quando era davvero rimasto solo conlei nell'oscurità. Però, rifletteva, se ci fosse stata un'altra lafaccenda avrebbe cambiato diametralmente colore.Come leggendogli nel pensiero, Laura continuò.

«Ti piacerebbe trovartilaggiù con un'altra ragazza, vero? Con Marla ad esempio, con TaraJessica... con Lisa...»

«Con te...»

Aveva replicato d'impulso,con un tono di sfida involontario, ma non fece in tempo araccapezzarsi che si trovò di nuovo due braccia ben strette attornoal collo. Con impeto crescente e nascosti dal muro delle autorimesse,entrambi si avvinghiarono in una morsa.

«... che ti stavo dicendoe che tu non capisci, caro spaventapasseri senza cervello, è chenell'iscrizione si parlava di correnti d'aria. Non credo tuconosca... oh cielo!»

Una voce dal timbroinsolente si era avvicinata fin troppo in fretta.

Christian e Laura sirespinsero prontamente: un'ombra circondata di un'aureolarossiccia stava ritta pochi passi più in là, rivolta nella lorodirezione.

«Oh no!» recitò Stellacon le mani sulla bocca. «Ragazzi, aspettate un momento!»

Si precipitò giù dallescale.

«Che c'è? Ehi, nonspingere!» protestò la voce di Thomas.

«Ma che ti succede?»Questa invece era Monica.

«Dove... ehm, dove diavoloho messo le mie statuette di plastilina?!»

«Se non lo sai tu!»

«Nel campo, Stella. Dovehai mandato i tuoi amichetti svitati».

«Ah, certo... Già, nelcampo... Okay... allora, andiamo».

«E muoviti!»

I tre tornarono alla lucedel sole. Christian si accendeva una sigaretta; Laura, a dieci metridi distanza, si lisciava con le dita i lunghi capelli neri.

«Eccoli là, i tuoi dannatipupazzetti. Ehi, mi ascolti?»

Lo sguardo di Stella eraperso nel vuoto.

«Diventi più scema ognigiorno che passa» osservò Thomas. Proprio in quel momento tornòDiana. Stanca di attendere invano, aveva deciso di condurre suofratello in un giro turistico, e quest'ultimo non perse l'occasioneper approvare con un...

«Se-sempre più scema!Se-sempre più scema!»

«Quel bambino mi preoccupa»confidò Stella a Thomas, mentre si recavano al supermercato piùvicino.

«Eh?»

«Ho detto» ripeté Stellaalzando la voce, «che quel bambino mi preoccupa».

«Ma no... devi solo dargliun po' d'affetto» replicò l'altro distrattamente.

«Non dire scemenze. Non èuna cosa che si dà e tutto passa subito, come... "mi dia centogrammi d'affetto" e subito passa la fame».

«Uhm...»

«Sai cos'ha fatto l'altrogiorno? Ha riempito una bottiglietta di pipì e l'ha versata nellavasca dove stavo facendo il bagno».

Thomas parve improvvisamenteinteressato.

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