Londra, 2018.
Jungkook e Taehyung hanno 18 anni e vivono in due parti opposte della città.
Jungkook abita in una delle zone più malfamate della capitale inglese. La sua vita è lontana dall'essere definita semplice; vive con lo zio, vittima dell'alc...
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Erano passati cinque giorni da quel momento e Jungkook non sapeva come stesse, come si sentisse e come avrebbe dovuto sentirsi. Quel letto d'ospedale era così scomodo che le ore passate a fissare il soffitto erano più di quelle trascorse a riposare, per quanto fosse possibile considers riposo dormire in posizione seduta ma quelle erano state le direttive dei medici per le costole fratturate.
Un omaggio di quella serata.
Si sentiva male, di quello ne era sicuro e non male fisicamente ma psicologicamente ed emotivamente. Si sentiva vuoto come se qualcosa in lui non fosse sopravvissuto a quella notte. Era forse stato quello il suo obiettivo? Alla fine, era ciò che avrebbe tanto voluto; eppure perché si sentiva così male, come se niente avesse funzionato?
Gunner lo andava a trovare ogni giorno appena finiva le lezioni e ci rimaneva fino all'ora di cena. Spesso trascorrevano anche quella assieme e Jungkook sapeva avesse corrotto qualche infermiera per riuscirci. Quelle piccole cose, quelle ore assieme erano tutto ciò che lo aiutava ad andare avanti, anche perché il restante tempo era da solo in una stanza fredda come il ghiaccio, immerso nei suoi pensieri di cui avrebbe fatto a meno. Passavano le ore a parlare, sempre di Gunner e mai di Jungkook perché non aveva niente da raccontare. L'amico gli parlava di tutto quello che succedeva a scuola, suoi compagni inclusi e lo faceva come se li conoscesse anche lui. Era strano, agli inizi lo trovava fastidioso ma ora era piacevole sentirlo parlare e sentirsi parte di qualcosa perché tutto ciò che aveva, sembrava essersi sgretolato.
Jungkook non parlava di se stesso perché non aveva niente da dire ed era certo, che se solo lo avesse fatto, avrebbe nominato Taehyung per tutto il tempo. Era il suo pensiero, magari non costante, ma avrebbe detto una bugia a dire l'opposto perché non pensare a lui, non era semplice. Era sempre nei suoi pensieri per svariate ragioni e ora, con tutto quello che era successo, non poteva che fare a meno di chiedersi come stesse, come tutto ciò avesse avuto un impatto su di lui.
Gli mancava da morire, più di quanto non gli era mai mancato prima d'ora e poteva solamente immaginare come dovesse essersi sentito. Solo, confuso e probabilmente impaurito. Non sapeva cosa fosse successo, perché certe cose fossero accadute e non lo sapeva neanche Gunner ma era diverso. A Taehyung doveva più spiegazioni. Gunner era lì, vedeva come stava e ne avevano parlato fino a che Jungkook se l'era sentita, per Taehyung era diverso perché non era lì, non sapeva alcune cose che invece avrebbe dovuto sapere. Non lo biasimava per non essere mai andato a trovarlo in ospedale, non lo avrebbe fatto nemmeno lui a situazione invertite. Era troppo. Troppo forte, troppo difficile e nessuno si meritava di affrontarlo.
Immaginava fosse arrabbiato, lui lo sarebbe stato e questa era un'altra ragione per cui non lo avrebbe mai fatto sentire in colpa. Taehyung non era lì a supportarlo in quel momento e a Jungkook andava bene così perché lo capiva. Non sapeva perché riusciva a comprenderlo, ma lo faceva. Forse le esperienze passate lo avevano aiutato.
Il pomeriggio dopo che si era risvegliato, Gunner era passato in ospedale a trovarlo e nonostante il corvino si sentisse ancora un po' stordito dai farmaci e dal lungo riposo, aveva subito notato il suo migliore amico diverso dal solito. Lo aveva tempestato così di domande fino a che Gunner non gli raccontò di essere passato da Taehyung a vedere come stava e di averlo trovato assieme a Joe. Jungkook lo aveva ascoltato e aveva capito la rabbia del suo amico ma al tempo stesso era così tanto grato a Joe per essere da Taehyung perché ne aveva bisogno e aveva visto come il ragazzo si era comportato quando era lui stesso ad aver bisogno e sapeva che con Taehyung potesse solo che essere meglio.