Capitolo trentaseiesimo

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I'm in between the sky and sea

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I'm in between the sky and sea

Taehyung e Jungkook erano ancora in macchina. Il tragitto dal supermercato a casa era breve, neanche dieci minuiti, quindici col traffico della città, ma si erano fermati in una zona industriale perché Jungkook non faceva altro che piangere e Taehyung non sapeva cosa fare, non sapeva cosa dire per aiutarlo perché era consapevole non ci fosse nulla che potesse fare. Fissava un punto vuoto difronte a sé, continuando a torturarsi le mani. Iniziò a staccarsi le pellicine in modo quasi compulsivo fino ad arrivare alla carne viva. Non appena vide il sangue, Taehyung gli prese le mani "Hei, guardami Jungkook."

Jungkook avrebbe solamente voluto scavarsi una fossa e sotterrarsi dov'era. Non poteva essere finita in quel modo, non ancora, non per la seconda volta. Si era impegnato per arrivare dove era ora, aveva sopportato il cambio di scuola all'ultimo anno che, per quanto si fosse rivelato piacevole grazie al moro, non lo era stato per tanti altri aspetti e tantomeno era stato facile dover gestire l'alone di pregiudizio che lo seguiva ovunque andasse ma c'era riuscito. Era persino riuscito a superare i colloqui in università, lottando contro quello che avrebbe voluto fare e che, magari, avrebbe dovuto fare e non era stato facile lottare fra quelle due opzioni e non lo era stato scegliere fra lui e suo padre ma lo aveva fatto, non senza poca fatica. Si era destreggiato fra un attacco di panico e l'altro, fra notti insonni passate a pensare a cosa sarebbe stato meglio fare e poi aveva deciso. Per una volta, aveva messo davanti sé stesso e non qualcun altro. Aveva deciso arte perché voleva coronare il suo sogno. Per anni aveva sempre messo al primo posto gli altri, suo zio in particolare, i suoi bisogni e le sue richieste senza mai ottenere lo stesso trattamento, quando avrebbe sempre dovuto essere l'opposto. Per tutta la vita, non gli aveva mai chiesto niente del nulla che gli desse. Aveva iniziato a lavorare prestissimo, inizialmente facendo dei lavori piccoli nel retro del negozio e, non appena aveva raggiunto l'età adatta, aveva iniziato a stare alla cassa, ad occuparsi di rifornire il negozio e lo avevano spesso lascio in turno da solo. Aveva pagato lui le bollette per anni, aveva rinunciato a tantissime uscite serali con Gunner perché non riusciva spesso ad uscire in settimana se finiva oltre le undici e il sabato sera, quando era di turno, non era sempre fattibile trovarsi alle due di notte.

Aveva rinunciato a tutto. Alle ragazzine che gli chiedevano di uscire, ai ragazzi che lo facevano. Non che gli interessasse particolarmente, non aveva mai avuto il tempo per certe cose ma si era tolto la possibilità di fare tantissime esperienze come tutti i suoi coetanei e si era sentito abbandonato ad un destino troppo grande per il ragazzino che era.

Non gli aveva mai chiesto niente nella vita, non una singola cosa se non di partecipare ai colloqui per l'università e ci teneva, ci teneva tanto e avrebbe voluto ci tenesse un briciolo pure lui e non era stato così invece. Si era presentato quella mattina ubriaco marcio e aveva raccontato tutto di Jungkook, presentandoglielo nel peggiore dei modi, parlando di cose private che non avrebbero dovuto interessare a nessuno e ora lui era fuori dall'università perché non potevano ammettere uno studente con una situazione famigliare cosi precaria, agevolandolo e favorendolo con una borsa di studio.

Come un fiocco di neve || TaeKookLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora