Londra, 2018.
Jungkook e Taehyung hanno 18 anni e vivono in due parti opposte della città.
Jungkook abita in una delle zone più malfamate della capitale inglese. La sua vita è lontana dall'essere definita semplice; vive con lo zio, vittima dell'alc...
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Non appena Jungkook arrivò a casa, entrò nell'abitazione sperando che Gunner fosse già a dormire perché l'idea di spiegare cosa era successo, non era delle più elettrizzanti al momento.
"Kook?"
Imprecò in silenzio quando la voce del suo amico risuonò nel buio del corridoio.
"Yep, sono io chi pensi possa essere?"
"Che ne so, ci hai messo oltre un'ora per portare a casa Taehyung. Dovevi assicurarti si addormentasse senza incubi?"
Gunner sapeva. Era ovvio che sapeva. Conosceva Jungkook come le sue tasche.
"A meno che voi—"
"Fai silenzio Gu, non osare finire quella frase." Lo minacciò Jungkook e il ragazzo scoppiò a ridere perché poteva percepire l'imbarazzo dal suo tono.
"Mi faccio una doccia e arrivo."
La risata di Gunner echeggiò nel silenzio e Jungkook avrebbe tanto voluto sprofondare nel parquet.
Jungkook si chiuse in bagno alla velocità della luce. L'idea che Gunner sapesse cosa fosse successo o, almeno, che lo immaginasse, non lo disturbava più di tanto ma l'idea che fosse così palese, lo imbarazzava perché non era casa sua quella. Per quanto fosse abbastanza libero di fare quello che voleva, soprattutto se Christine era al lavoro, si sentiva a disagio a farsi una doccia così tardi perché sporco di sperma.
Aprì l'acqua per la doccia e si spogliò. La sua immagine era riflessa nello specchio, non era ancora appannato dal vapore. Era la prima volta che riusciva a guardarsi senza voltarsi o senza aspettare che lo specchio fosse completamente appannato.
Osservò le cicatrici, come si intersecavano l'una all'altra. Alcune erano più profonde, altre più leggere quasi invisibili. Non si vergognava più a guardarle o a toccarle. C'era voluto diverso tempo e tanto lavoro su se stesso ma soprattutto, Taehyung.
Taehyung che lo aveva amato anche per quelle, che non le aveva mai guardate con paura o disprezzo ma aveva sempre dedicato loro attenzioni particolari. Sfiorandole, riusciva a sentire an-cora i tocchi leggeri delle sue dita carezzarle una a una, il calore delle sue labbra coccolare ognuna di esse.
Taehyung era incredibile. Lo aveva amato come nessuno prima d'ora e Jungkook lo amava ancora e non avrebbe mai smesso.
Si spogliò di tutti gli indumenti, decidendo di lavare i pantaloni in doccia. Era il minimo che potesse fare. Lasciò l'acqua calda scorrere lungo il corpo e fu impossibile non ricordare ogni sin-golo momento di quella serata.
Era stata perfetta in tutto e per tutto. La cura che aveva avuto per Eric, nonostante avesse detto di esser venuto solo per Jungkook, lui sapeva non fosse interamente così. Le attenzioni che gli aveva riservato per tutta la sera, non togliendogli mai gli occhi di dosso perché quel brivido lungo la schiena l'aveva sentito. Non aveva poi immaginato che la serata sarebbe finita in quel modo, ma vedere Taehyung con ancora quello scintillio negli occhi lo aveva fatto impazzire. Aveva assaporato le sue labbra ancora una volta ed era stato bello come la prima volta. Labbra dalle quali Taehyung aveva ansimato il suo nome che risuonava come una fottuta poesia, eccitandosi al sol ricordo.