Capitolo quarantesimo

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Nonostante la presenza di Joe avesse aiutato Taehyung a sentirsi meno appesantito e schiacciato dalla situazione, non era stata ovviamente sufficiente a trascinarlo fuori dall'oblio, ma c'era da dire che nessuno di loro si aspettava sarebbe stato ...

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Nonostante la presenza di Joe avesse aiutato Taehyung a sentirsi meno appesantito e schiacciato dalla situazione, non era stata ovviamente sufficiente a trascinarlo fuori dall'oblio, ma c'era da dire che nessuno di loro si aspettava sarebbe stato così. Joe sapeva essergli d'aiuto ma quello che stava vivendo non era una situazione da poco e ci sarebbe voluto molto più della sua costante presenza per guarire le ferite che si portava sul corpo.  Joe immaginava che ad un certo punto avrebbe potuto tornargli utile della terapia, o almeno lo sperava; perciò, fece delle ricerche online, informandosi sui migliori psicologi della città. Trovò persino dei servizi gratuiti online che si occupavano di aiutare persone vicine a vittime di suicidio e per quanto Jungkook non lo fosse, immaginò Taehyung di sentisse anche peggio.

Erano passati pochi giorni e Taehyung non era ritornato ancora a scuola. Ci aveva pensato e ci aveva provato due giorni prima, credendo sarebbe stata un'ottima idea per pensare ad altro. Il suo migliore amico non si era sentito di dirgli che non credeva fosse la scelta migliore, ma lo aveva assecondato, consigliandogli però di fare le cose con calma che non sarebbe importato a nessuno se fossero entrati tardi.

Era sembrato tranquillo durante il viaggio in auto. Era stato silenzioso e aveva guardato tutto il tempo fuori dalla finestra ma quando si trovarono sulle scalinate di ingresso, Taehyung si paralizzò. Joe si fermò accanto a lui, dandogli il tempo necessario per fare qualsiasi cosa gli servisse per stare bene perché immaginava quanto potesse essere difficile varcare quelle porte, dove aveva visto Jungkook per l'ultima volta, dove tutto era iniziato per la prima volta e Taehyung in quel momento, si era ricordato la pioggia incessante, la corsa delle goccioline sul vetro, la voce di Jungkook per la prima volta. Quel calore inconfondibile che aveva sentito al petto quando i loro occhi si erano incontrati per la volta, ma ora Jungkook non c'era. Niente di tutto ciò era lì.

"Non ci riesco."

Joe lo aveva guardato con un'espressione rassicurante, quella che aveva sempre quando Taehyung ne avesse bisogno ed era grato fosse ancora lì, perché sentirsi dire che era tutto okay, che andava bene così com'era e che non c'era nessuna fretta, era tutto ciò di cui avesse bisogno.

"Torna all'auto, prendo due libri dagli armadietti e arrivo, okay?" e Taehyung aveva annuito senza fiatare. Cosa avrebbe potuto dire? Come avrebbe anche solo potuto provare ad esprimere come si era sentito in quel momento? La rabbia che provava per averlo fatto, il senso di colpa per aver provato a farcela per un giorno, il senso di angoscia dell'essere lì senza di lui. La rabbia e il senso di colpa che avrebbe provato nel non farlo. La delusione per non essere stato la salvezza di Jungkook, per non essere stato niente se non puro dolore e il senso di colpa che lo travolgeva e che continuava a schiacciarlo.

Non sarebbe dovuto tornare a scuola. Ci aveva provato. Aveva fatto quel tentativo, forse avventato, di cercare normalità in un momento assurdo. Si sentiva in colpa per averlo fatto così presto, ma sentiva di aver bisogno di un briciolo di quotidianità o sarebbe impazzito chiuso in casa.

Come un fiocco di neve || TaeKookLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora