Londra, 2018.
Jungkook e Taehyung hanno 18 anni e vivono in due parti opposte della città.
Jungkook abita in una delle zone più malfamate della capitale inglese. La sua vita è lontana dall'essere definita semplice; vive con lo zio, vittima dell'alc...
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But there is a light in the dark And I feel its warmth In my hands, in my heart But why can't I hold on?
"Andiamo, spingimi più forte! Quando ero piccolo dicevo sempre che volevo toccare le nuvole e papà mi spingeva più in alto che poteva, poi sentivo mamma che gli urlava di rallentare, che era pericoloso e che non voleva mi facesse male." Raccontò con emozione ed entusiasmo, la stessa che aveva ogni qualvolta parlava del suo passato, dei suoi genitori. Gli si illuminavano gli occhi, brillavano e ogni volta, aveva una cosa nuova da raccontare, una nuova esperienza e Taehyung lo ascoltava felice, affamato di ricordi belli e vividi. Non poteva conoscerli, non ne aveva avuto l'occasione ma i racconti di Jungkook gli permettevano di viverli assieme a lui, di sapere di loro, del bene che gli volevano e che gli avrebbero sempre voluto.
Taehyung lo spinse più forte, toccò le foglie di un albero con i piedi sbattendoli freneticamente dall'emozione. Lo faceva sempre quando si emozionava, quando guardava la loro serie televisiva preferita. Taehyung adorava quel dettaglio perché Jungkook si emozionava per le piccole cose, quelle che spesso restavano in secondo piano per tutti, ma non per lui.
Erano al parco, non il parco dell'infanzia di Jungkook ma uno vicino a casa di Taehyung. Era sera, oltre le dieci e non c'era nessuno al assieme a loro anche perché era chiuso. Avevano scavalcato perché a casa, Jungkook aveva detto al proprio ragazzo che gli mancava giocare sui giochi come faceva da piccolo, allora il moro lo aveva trascinato fuori casa e lo aveva portato al parco. Avrebbe fatto di tutto per vederlo sorridere, soprattutto quando si trattava di rivivere esperienze passate positive con i suoi genitori. Sapeva che non avrebbe mai potuto togliergli il peso e il dolore che si portava nel petto, ma se avesse potuto alleggerirlo, lo avrebbe fatto ogni volta.
"Quanto vorrei ci fosse posto per due!" urlò andando verso il cielo "Vorrei portarti sulle nuvole, Tae. Essere solo noi due..."
Sembrò triste nel dirlo e siccome Taehyung non fu sicuro di cosa si celasse dietro a quelle parole, rallentò l'altalena fino a fermarla, fece il giro di essa fino a ritrovarsi davanti al ragazzo "Non ti piace quello che abbiamo? Il non essere solo noi due ma avere anche gli altri con noi?"
Jungkook fece un sorriso "Certo che mi piace, non intendevo dire quello..."
"Cosa intendevi?" chiese, spostandogli una ciocca di capelli dalla fronte. Si erano fatti più lunghi e li amava.
Scosse il capo "È stupido."
Il moro lasciò scivolare due dita sotto al mento, esercitando una piccola pressione affinché alzasse lo sguardo permettendo ai loro occhi di incontrarsi "Sono sicuro di no e anche se lo fosse? A me non importa. Ti ascolterei sempre, ogni volta. Ti ascolto anche quando mi urli che vai in bagno facendo descrizioni dettagliate." Disse, facendolo scoppiare a ridere. Era bello ogni volta che ci riusciva e accadeva spesso, ma Jungkook meritava la felicità e la spensieratezza sotto ogni forma possibile.