Londra, 2018.
Jungkook e Taehyung hanno 18 anni e vivono in due parti opposte della città.
Jungkook abita in una delle zone più malfamate della capitale inglese. La sua vita è lontana dall'essere definita semplice; vive con lo zio, vittima dell'alc...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Taehyung non era più Taehyung.
Taehyung aveva smesso di essere Taehyung da oltre un mese.
Qualcosa in lui si era spento quel giorno, qualcosa era andato perduto per sempre.
Non era più il ragazzo sorridente che affrontava le giornate con serenità. Ora le affrontava perché doveva farlo, perché quel che era rimasto della sua vita non poteva fermarsi per sempre.
Aveva smesso di vivere le giornate. Le attraversava e basta. E la cosa più assurda era che non si ricordava più cosa volesse dire essere se stesso. Il dolore si era così tanto radicato in lui da aver spazzato via tutto.
Si alzava perché doveva alzarsi, mangiava perché doveva mangiare e andava a scuola perché Joe lo obbligava. Ne avrebbe fatto a meno. Come avrebbe fatto a meno di ogni singola interazione che doveva affrontare, anche con i suoi amici.
Joe era rimasto da lui tre settimane e Taehyung lo aveva apprezzato ogni giorno perché era carino non essere completamente soli e non lasciarsi morire nei pensieri, ma da quando aveva trovato la lettera, tutto era stato diverso e niente aveva più avuto senso.
Non aveva più bisogno di essere rassicurato e rincuorato. Taehyung era arrabbiato e deluso.
Si era costruito per giorni interi un'idea di quello che era successo, si era dato la colpa di ogni cosa, convincendosi di essere la causa di tutto e poi aveva scoperto di non esserlo. Si era reso conto che c'erano così tante cose di Jungkook che non conosceva, un dolore che stava affrontando da solo e in silenzio. In quel silenzio rumoroso che lo avvolgeva, in cui magari aveva gridato così tante volte e nessuno lo aveva sentito. Taehyung non era riuscito a sentirlo. E gli premeva che proprio lui non lo avesse sentito. Lui che era il suo ragazzo, lui che avrebbe dovuto capirlo da uno sguardo, che pensava di capirlo solo guardandolo e invece si era perso tutto quanto. Era furioso e deluso da se stesso come mai prima d'ora.
Taehyung non aveva giorni buoni. Non vi era un'alternanza fra giorni belli e brutti, i suoi erano solo un incubo. Una lotta di pensieri, ricordi ed emozioni che si intersecavano fra di loro togliendogli le energie. Perché se da un lato amava Jungkook con ogni singola cellula del suo corpo, dall'altro lo odiava con la stessa intensità. Era arrabbiato. Odiava essere stato tagliato fuori, odiava non aver colto un singolo segnale di dolore.
Un pomeriggio era scoppiato. Sarebbe stato il loro anniversario mensile e, sebbene non erano soliti festeggiare in grande modo, passavano sempre quella giornata assieme e cucinavano qualcosa per la cena rigorosamente da Taehyung e per lui era impensabile non essere lì assieme. Si ricordò poi che non erano più fidanzati e si incupì ancor di più. Lo scordava spesso perché per lui non era mai successo. Quella frase l'aveva detta in un momento di rabbia e, se ne avesse avuto il modo, il giorno dopo sarebbe corso da lui a dargli una spiegazione ma il giorno dopo era stato un abisso.
Joe non sapeva di quel giorno, non ne aveva idea e Taehyung era solitario. Aveva chiesto a Joe se potesse tornare a casa sua, spiegandogli che gli serviva del tempo da solo per riflettere e smaltire tutte le sensazioni che si portava sulla pelle. Il ragazzo non aveva obbiettato ma gli aveva promesso che sarebbe andato a prenderlo ogni mattina per andare a scuola assieme. E Taehyung sapeva che non sarebbe venuto meno alle sue promesse.