Capitolo 50

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Lucas
95 giorni
2280 ore
136800 minuti
8208000 secondi che non respiro.
Sto vivendo in apnea da quando l'ho vista l'ultima volta.
Con una voglia matta e costante che non mi lascia mai, di ritornare a respirare ma per farlo avrei bisogno di rivedere lei.
Mi chiedo continuamente come sia stato possibile che da persona indifferente e insensibile, io sia diventato così dipendente da lei.
Ho provato di tutto nella mia vita senza mai dipendere da nulla, eppure, ora mi sento come un dannato tossico in preda a una feroce crisi d'astinenza.
Non dormo, mi nutro appena quel tanto che basta per restare in piedi, e passo le giornate con i nervi a fior di pelle.
Ogni cosa mi pesa, persino lavorare. Sento un fuoco dentro, una rabbia che vorrei solo urlare al mondo.
Rabbia contro me stesso, ma anche un po' contro di lei.
Contro di me, perché vorrei, per una dannata volta, essere come tutti gli altri: capace di amare e lasciarmi amare. Vorrei riuscire a scrollarmi di dosso il passato, smettere di portarmelo dietro come un macigno.
Rabbia contro di lei, perché non le ho mai dato il permesso di impossessarsi della mia mente, della mia anima e del mio cuore.
Si è presa tutto cazzo, la cosa più assurda è che lei non ne è consapevole, pensa davvero che per me non sia contato nulla, ciò che ci è stato fra di noi.
Invece ciò che abbiamo condiviso vale quanto tutta la mia fottuta vita.
Sono diventato uno stalker del cazzo, controllo il suo accesso su  whatsapp, quando la vedo online su WhatsApp di notte, la gelosia prende il sopravvento su di me.
Comincio a chiedermi se stia andando avanti con la sua vita, se stia parlando con qualcun altro, magari con qualche ragazzo.
Quando ciò accade, tutte le mie paure e insicurezze prendono vita, e quindi la mia mente malata cosa fa?
Impazzisce, chiamando ad orari assurdi Mark, Marcus, Virginie e purtroppo anche Juliet.
E tutto questo non serve a un cazzo, perché i miei amici e quel coglione di mio fratello non mi danno risposte e non mi riassicurano.
Nessuno di loro mi vuole dire lei cosa fa durante la giornata, so solo che continua a frequentare le lezioni e che partecipa a qualsiasi festa.
A tutte sopratutto nell'ultimo mese e mezzo.
Questo non è da lei, per niente.
Tutti pensano che io non la conosca, ma non è così.
La conosco meglio di chiunque altro, conosco ogni minimo dettaglio di lei.
I miei pensieri vengono interrotti dalla suoneria del cellulare.
Sullo schermo compare la foto di mio fratello, e un'ondata di nostalgia mi travolge.
Quanto mi manca.
Non siamo mai stati così lontani, nemmeno nei periodi più difficili della nostra vita.
Mi sta videochiamando, segno che sono tutti riuniti per la consueta chiamata giornaliera.
Anche a distanza, ho bisogno di tenere tutto sotto controllo.
A ogni videochiamata ci sono tutti, tranne Alyson.
Non l'ho mai vista, nemmeno per un attimo, e non ho mai sentito la sua voce.
È come se volesse tenermi a distanza oppure volesse in tutti i modi dimenticarsi di me.
E, in un certo senso, le sono grato per questo.
Perché so che mi basterebbe ascoltarla, sentire la sua voce, e non potrei fare altro che correre da lei.
Con un sospiro profondo, accetto la videochiamata di mio fratello, preparandomi a sentire sempre di più la mancanza di tutti loro e a desiderare di essere seduto a quel dannato tavolo con tutti loro.
La mia famiglia.
<Coglione, come stai?>
Sorrido <mi fa piacere notare che peggiori di giorno in giorno, come stai, anzi come state?>
Mi inquadra tutti, sono sempre loro, ma i loro occhi sono diversi, anche se non l'hanno mai detto so benissimo che vorrebbero chiedermi ogni giorno di ritornare a casa.
<Stiamo tutti bene, ieri sera siamo usciti, nulla di grandioso. E niente, ci manchi Lu.>
Virginie, è la prima che ha ceduto, non mi sfugge una lacrima che scivola sul suo viso.
<Ehi, anche la mia vita non è la stessa senza di voi, anche senza te Juliet che rompi il cazzo dalla mattina alla sera.>
Ovviamente Juliet con la sua esuberanza, strappa letteralmente il telefono dalle mani di Mark.
<Non ci credo, Lucas Anderson ha detto che gli manco?>
<Nom esagerare, non ho detto che mi manchi. Manco per il cazzo.>
Invece mi mancano tanto, troppo.
Improvvisamente, tutti e quattro spalancano gli occhi, guardando verso l'entrata della cucina.
<Non badate a me, continuate pure.>
<È Alyson?>
Le parole mi escono di bocc in automatico, so che è lei.
Virginie annuisce appena.
È la sua voce cazzo, ma non è per niente la sua, c'è qualcosa che non va.
<Perché ha quella voce? Non sembra la sua. Troppo spenta, lei non parla così. Quello non è il suo tono di voce. C'è qualcosa che devo sapere?>
Tutti, tranne Mark mi dicono che forse non si sente bene.
<Non dite cazzate. Neanche quando ha avuto la febbre a 40 aveva quella voce. Quindi parlate!>
<Davvero Lucas, forse è solo stanca.>
<Virginie, forse tutti voi pensate che io sia un insensibile del cazzo, ma quella ragazza la conosco meglio di quanto io conosca me stesso. E fra di voi c'è solo una persona che può darmi le risposte che pretendo ed è mio fratello. Mark, forza, non ho intenzione di incazzarmi.>
<Lucas, perché chiedi a me?>
<Perché in pratica voi due vivete in simbiosi. Sai anche quante volte fa pipì, sapevi anche quante volte scopavamo. Non provare a negare. Quindi adesso dimmi cosa cazzo le è successo. Perché sentirla così mi ha messo definitivamente ko.>
È vero, perché giuro che io vorrei solo vederla serena e felice, uno dei tanti motivi per il quale me ne sono andato.
<Lucas, lo sai, tu sei la metà del mio cuore, ti devo tutto, ma è di Alyson che stiamo parlando. Non puoi mettermi in condizione di scegliere. Sai lei cosa rappresenta per me e se fino ad oggi non ti ho fatto del male per come l'hai trattata è solo perché sei mio fratello.>
Sta spostando l'attenzione su di me, pur non dirmi cosa sia successo.
<Sto perdendo la pazienza.>
<Avete rotto il cazzo entrambi.>
Marcus appare per intero nello schermo, non parlo, attendo.
<Io non so cosa sia successo, ma so per certo che qualcosa di così grande e profondo sia accaduto. Non è più lei.>
Il mio cuore perde qualche battito e la preoccupazione non fa altro che aumentare.
<Cosa vuol dire non è più lei?>
<I suoi sorrisi luminosi? Spariti del tutto. La sua vitalità? Morta, sepolta. Tutte le sante sere si chiude in camera, subito dopo cena, non lascia entrare nessuno se non Mark qualche volte. Tranne i weekend, inizia a fare festa il venerdì e finisce la domenica. Mai una santa volta che ritorna a casa lucida ma sempre ubriaca da non reggersi nemmeno in piedi. Prima che tu lo dica, non la lasciamo mai da sola e vegliamo su di lei.>
Cosa cazzo hanno appena sentito le mie orecchie?
Le mani iniziano a tremarmi dal nervoso.
<Non avete mai pensato di chiamarmi e dirmi tutto? Me la pagherete tutti voi.>
C'è solo una cosa che posso fare.
<Sto tornando.>
Stacco la chiamata e non do modo a tutti loro di replicare.
E spero vivamente che non l'abbiamo lasciata da sola.
Mi inondano di chiamate alle quali non rispondo per poi passare a messaggi su messaggi.
Accendo il computer per prenotare il primo volo disponibile.
Trenta ore, trenta maledettissime ore e sarò da lei.
Saranno le ore più lunghe della mia vita.

Non serve nemmeno dirlo, non ho chiuso occhio.
La mia mente è stata invasa da mille domande, a cui non sono riuscito a dare nemmeno una maledetta risposta.
Vorrei solo capire cosa sia successo durante la mia assenza.
Ma ciò che mi tiene sveglio è anche il pensiero di rivederla.
Posso tentare di convincermi del contrario, ma so con certezza che, non appena i miei occhi si poseranno su di lei, ci sarà un'esplosione dentro di me.
E non sono pronto per affrontarla.

Finalmente l'aereo atterra.
Non perdo tempo, mi precipito verso l'uscita dell'aeroporto.
Non ho nemmeno portato uno zaino, tanta è stata la fretta di tornare a casa. Casa.
È così che mi sento non appena metto piede a Toronto.
Faccio un respiro profondo, perché per me questo è il luogo della calma, della serenità, della stabilità, soprattutto da quando lei è entrata nella mia vita.

Fermo il primo taxi, salgo in auto e comunico l'indirizzo al tassista.
Pochi chilometri, e sarò da lei.
Pochi chilometri, e finalmente la rivedrò. Pochi chilometri, e il mio cuore ricomincerà a battere.

Arrivo nel vialetto di casa, e invece di andare verso la mia, senza pensarci due volte mi dirigo verso quella delle ragazze. Ma quando arrivo davanti alla porta, qualcosa mi blocca.
Non so cosa aspettarmi una volta che varcherò quella soglia.
È il destino che decide per me: la porta si spalanca, ed è lei ad aprirla.
Mi sembra di rivivere un deja-vu del giorno in cui Alyson è arrivata a Toronto.
Appena mi vede, si ferma.
Lo stesso faccio io, perché per un istante il mio cuore ha smesso di battere. Il mio mondo si è fermato, e nel mio stomaco è esploso un caos totale.
Come si fa a respirare? Perché giuro che non riesco a farlo.
Rivederla è devastante.
È bellissima, come sempre, ma qualcosa è cambiato.
Non emana più quella luce che la rendeva unica, i suoi occhi, quelli che mi hanno salvato, non brillano più.
È lei, ma allo stesso tempo sembra l'opposto di tutto ciò che è stata.
E ora, vedendola così, a pochi centimetri da me, so che qualcosa le è successo.
Per la prima volta in vita mia non so come comportarmi, ma è lei a spezzare il silenzio dei nostri sguardi.
Mi supera e si allontana.
Ed è in quel momento che pronuncio la frase più banale che potessi dire: <Nemmeno un saluto?>
Si volta, e con un tono che è freddo quanto i suoi occhi, mi dice solo: <Bentornato, Lucas.>
Se pensavo che i suoi occhi fossero gelidi, la sua voce è ancora più distante.
Si volta e va via.
Decido di non rincorrerla, voglio prima capire.
Ma io e il piccolo angelo abbiamo un conto in sospeso.
Lei non lo sa, ma la mia missione ora è scoprire cosa le è successo.
Poi, farò tutto ciò che è nelle mie forze per far brillare di nuovo i suoi occhi, perché solo così potrò tornare a vivere.

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