Capitolo 49

1.7K 48 36
                                        

Alyson
<Alyson mi ascolti?>
Mi ero persa nei miei pensieri, come sempre negli ultimi tre mesi.
<Scusa Marcus mi ero distratta.>
Sono stati mesi difficili per lui.
Per tutti noi in realtà.
Ma insieme siamo riusciti ad aiutarlo soprattutto emotivamente.
Non ci siamo staccati nemmeno per un girono.
Abbiamo vissuto in simbiosi io, lui, Mark, Virginie e Juliet.
Sempre insieme tutti e cinque, anche di notte.
Mancava lui per essere al completo, per sentirci completi, ma lui è andato via senza più guardarsi indietro.
Almeno con me, perché con tutti loro si sente ogni giorno, più volte al giorno in realtà, fra chiamate e videochiamate.
Io sono sempre attenta a non farmi vedere o sentire.
Ma ogni volta che si avvicina l'orario della loro solita videochiamata, mi nascondo dietro la porta della cucina.
Ascolto ciò che si dicono e assorbo la sua voce.
L'unica cosa che posso ancora avere di lui.
E in quei minuti io torno a vivere, ascolto la sua voce, rauca e imponente, ed io mi sento viva.
Vorrei osservarlo, guardare i suoi occhi per riuscire a capire come sta, ma non posso, perché sono sicura che crollerei definitivamente.
Ho chiesto ai miei amici di non parlarmi di lui e di non parlare di me con lui.
<Prima o poi dovrai parlarne Alyson.>
Ecco, loro però non si arrendono.
<Non ho nulla da dire Marcus. È finita tre mesi fa, per scelta sua, non mia. Sai quanto lo amavo e lo amo tutt'oggi. Lui ha messo la parola fine. E va bene così.>
Invece non va bene per niente, perché ancora oggi mi aspetto una sua chiamata.
Che stupida che sono vero?
<Non puoi credere davvero che tu per lui sia stata come tutte le altre. Lui non si sente alla tua altezza. Ha troppe cose da risolvere. Il mio incidente l'ha catapultato nel passato. E il Lucas di prima è una persona che è meglio che tu non conosca.>
<Non voglio parlare di lui. Smettila.>
<Cosa ti è successo Aly?>
Mi immobilizzo, perché c'è una cosa che ho nascosto a tutti loro, tranne a Mark.
Quest'avvenimento mi ha fatto toccare il fondo dal quale sto cercando di risalire con tutte le forze.
Se non ne parlo con loro è perché non sono ancora pronta a farlo diventare reale.
Fa ancora troppo male.
È un dolore al quale non riesco ad abituarmi.
<Sto come qualsiasi altra ragazza che è stata lasciata. Non mi è successo niente.>
Nega Alyson, si preoccuperebbero troppo.
<Invece sì. È successo qualcosa che ti ostini a tenere per te. E sai da cosa l'ho capito?>
<Sentiamo.>
<Hai gli occhi spenti, mangi a malapena ma soprattutto ogni volta che andiamo a qualche festa ti ubriachi fino a dimenticare chi sei. E sai chi beve così? Chi vuole spegnere il cervello e il dolore e tu, a detta tua, neanche quando è morto tuo padre ti comportavi così. Quindi te lo ripeto: cosa cazzo ti è successo?>
<Non mi è successo niente. Non insistere. Adesso devo andare a lezione. Ci vediamo stasera.>
Gli do un bacio sulla guancia ed esco fuori casa.
Mark mi aspetta in macchina, anche una semplice auto è capace di farmi tornare indietro nel tempo.



UN MESE E MEZZO PRIMA
Quaranta giorni.
Questi sono esattamente i giorni che sono passati da quando lui se ne andato.
Quaranta giorni in cui non lo vedo.
Quaranta giorni senza un suo bacio.
Quaranta giorni senza una sua carezza.
Quaranta giorni senza di lui.
Neanche la fine della storia con il mio ex oppure il suo tradimento mi hanno fatta soffrire così.
Ciò che provo per Lucas è un amore totalmente diverso.
È così potente e travolgente che da quando se ne andato mi sento vuota.
Con lui in pochi mesi ho provato sentimenti così forti che con Black in anni non avevo mai provato.
Mi aspetto ancora che da un momento all'altro possa fare irruzione in camera mia come era solito fare.
Mi manca anche la sua gelosia.
Mi manca la sua testardaggine.
Mi mancano i nostri litigi.
Mi manca sentirmi desiderata e protetta.
Mi manca dormire fra le sue braccia.
Mi manca lui.
C'è una parte di me che vorrebbe chiamarlo e inveire contro di lui e poi c'è ne un'altra che vorrebbe chiamarlo solo per pregarlo di tornare.
Non ci siamo sentiti in questo mese e mezzo, nessuno dei due ha provato a mettersi in contatto con l'altro.
Più volte al giorno sbircio il suo profilo Instagram, non pubblica mai niente, solo qualche scatto in cui ritrae i suoi lavori.
Ieri sera però ha postato una foto.
Era in un locale, lui, due suoi amici e una ragazza.
Quest'ultima era appiccicata a lui, bella come il sole.
Il mio opposto in tutto.
La gelosia non mi ha dato tregua, l'unica cosa che mi chiedo in continuazione e se siano andati a letto insieme oppure se abbiano una storia.
Non ho chiesto nulla ai miei amici, in realtà non abbiamo mai parlato di lui.
Potrei chiedere a Mark, ma non voglio metterlo in difficoltà.
<Alyyyyy dimmi che sei nuda, sto entrando.>
Rido mentre lui apre la porta.
Tutti i miei sorrisi dell'ultimo mese portano il suo nome.
Si lancia letteralmente sul mio letto.
Mi trascina con lui e ci ritroviamo stesi.
<Oggi come va?>
<Va.>
Una sola parola che racchiude tutto.
<Dai tuoi occhi, che oggi sono ancora più tristi, deduco che hai visto la foto che quel coglione di mio fratello ha pubblicato.>
<Deduci bene.>
Non chiedo, non ne ho il coraggio.
Ho paura che mi dica che tutto ciò che penso è la realtà.
Che lui si sia fatto un'altra vita.
<Anche se non me lo chiedi, te lo dico lo stesso. Non so se loro due scopino. Quando l'ho sentito stamattina non glie l 'ho chiesto. Perché, se la risposta fosse stata positiva non so come avrei reagito. Ma posso dirti che non passa un solo giorno in cui lui non chieda di te. Non a me ovviamente perché sa che correrei a dirtelo. Ma a Marcus e Virginie. Tutti i santissimi giorni chiede di te. Come stai, cosa fai o se ti vedi con qualcuno. Loro rispondono semplicemente che stai bene e che tutto il resto a lui non deve interessare. Ovviamente Lucas inizia ad inveire contro di loro. Puoi già immaginare il resto. Anzi te lo dico perché la scena è comica. Loro riattaccano. Lui continua a chiamare. Loro lo bloccano. Poi lo sbloccano dopo un paio di ore. Giusto il tempo di calmarlo.>
Sorrido perché è davvero comica come scena.
Sorrido ancora di più perché in cuor mio ho sempre saputo che per lui ero importante.
Me l'ha di mostrato, certo a modo suo ma me l'ha dimostrato.
Ha preferito lasciarmi e non so se sarò mai in gradi di perdonarlo perché ha scelto per entrambi.
<Fate bene, voglio che lui non sappia niente di me.>
<Lo so piccola Aly. Siamo tutti dalla tua parte ma vogliamo troppo bene a quella testa di cazzo.>
<Non dovete stare dalla mia parte. Lui è tuo fratello anzi, è vostro fratello. Ha fatto di tutto per voi. L'importante e che voi ci siate sempre anche per me. In fondo, sono tua sorella.>
Mark non appena gli dici una parola dolce anziché darti un abbraccio, inizia a farti il solletico.
Così inizia la nostra infinita lotta solo che questa volta devo fermarmi perché ho una sensazione di malessere allo stomaco.
<Devo vomitare.>
Riesco a dire solo queste due parole prima di correre in bagno e vomitare il poco cibo che ho in corpo.
Mi ritrovo Mark dietro di me che mi mantiene i capelli e aspetta pazientemente che io abbia finito.
Mi alzo, sciacquo il viso e lavo i denti.
<Come ti senti?>
<Adesso meglio.>
<Hai mangiato qualcosa che possa averti fatto male?>
<No. In realtà è la seconda volta in due giorni che capita. Forse non ho digerito bene.>
<Ma se mangi poco e niente ultimamente. Andiamo dal dottore.>
<Mark non farla tragica. Ho semplicemente vomitato.>
<Magari ti sta arrivando il ciclo. Virginie vomita sempre il giorno prima.>
Il ciclo, quand'è stata l'ultima volta che mi è arrivato?
Una strana sensazione si fa strada dentro di me.
Corro in camera con Mark che mi chiede cosa stia succedendo.
Ma non ho tempo per rispondergli adesso.
Recupero il cellulare e apro l'app.
La terra inizia a tremare e anche il mio cuore.
Trenta giorni.
Trenta fottutissimi giorni di ritardo.
Non può essere, non a me, non così.
Non con Lucas a chilometri di distanza.
Non con Lucas che non vuole me, figuriamoci un bambino.
Mark mi strappa il cellulare dalle mani.
<No, decisamente non è il ciclo oppure un'indigestione.>
Mi siedo sul letto perché le gambe stanno cedendo.
<Alyson, parlami.>
<Non so che dire Mark. È sempre stato regolare. Non ho mai avuto un cazzo di giorno di ritardo. Niente.>
<Mi stai spaventando. Sei bianca come un lenzuolo. Cosa posso fare?>
Cosa puoi fare Mark?
Niente, ho così tanta paura che sono immobilizzata.
Così tanta paura che non riesco nemmeno a pensare.
Ma una cosa la può fare per me.
<Vai a comprare un test di gravidanza, anzi prendine due. Giusto per essere sicuri. In entrambi i casi. Non dire niente a nessuno.>
<Ok, vado.>
<Fai presto.>
Quindici minuti dopo siamo chiusi in bagno attendendo il risultato dei sette test.
Non uno, non due ma ben sette test.
Mark prende il mio viso fra le sue mani.
<Guardami Aly. Qualsiasi sia il risultato hai me. Qualsiasi sia la tua decisione nel caso fossero positivi hai me. Deciderai di toglierlo? Ti terrò la mano. Deciderai di portare avanti la gravidanza? Ci sarò io con te. L'idea di diventare zio mi rende felicissimo come non mi è mai accaduto. Questo bambino avrà me, Marcus e le due pazze di Juliet e Virginie. Certo io sarò lo zio più bello e divertente, ma voi avrete noi. E noi avremo voi. Per quanto riguarda mio fratello sarai a decidere tu tutto.>
<Grazie Mark.>
Mano nella mano ci voltiamo e la realtà diventa più vivida che mai.
Tutti positivi.
<Ho bisogno di sedermi.>
Mi appoggio al bordo della vasca.
<Mark come è possibile? Ho sempre preso la pillola. Mai saltato un giorno. Come cazzo è possibile?>
<È sicura nel 90% dei casi. Ecco perché, quando una donna mi dice di prendere la pillola uso comunque il preservativo.>
Io e Lucas abbiamo sempre avuto rapporti completi.
Non so che fare.
Mi alzo e mi dirigo in camera.
Mark sempre al mio fianco.
Ci stendiamo entrambi e in automatico porto la mia mano sul ventre ed inizio ad accarezzarlo.
C'è una piccola vita dentro di me.
Una piccola vita che giorno dopo giorno crescerà sempre di più.
È successo tutto troppo in fretta ed era del tutto inaspettato.
<Cosa vuoi fare Alyson?>
Io già so cosa voglio fare.
<Voglio tenerlo Mark. Ti sembrerà strano, l'ho scoperto da solo mezz'ora. Ma voglio tenerlo. Voglio vedere il mio ventre crescere ogni giorno e sentirlo scalciare. Non so spiegartelo. Ma io già lo sento dentro di me. È parte di me. Non c'è nulla che conti di più per me. Certo tutta la mia vita sarà stravolta, non riuscirò a laurearmi in tempo, dovrò trovarmi un lavoro prima del previsto. Ma io voglio questo bambino. È una nuova vita che nasce e quasi sicuramente rinascerò anche io con lui o con lei. Ma questo bambino ha scelto me come mamma ed io non posso deluderlo. Poi ho voi. Siete la mia famiglia. Ho mia madre. Mio fratello e mia sorella. Sono circondata di persone che mi amano e che sono sicura che ameranno allo stesso modo mio figlio.>
<Di più.>
<Cosa?>
<Ameremo tuo figlio non allo stesso modo Ma di più.>
<Con Lucas cosa vuoi fare?>
<Glie lo dirò ovviamente. Ma non adesso. Deve saperlo, ha il diritto di saperlo. Ma ora voglio prendermi qualche giorno per realizzare ancora di piu' questa nuova realtà. Voglio andare da un ginecologo per essere sicura che sia tutto ok. Anche ai ragazzi lo diremo fra un po'. Non mi lascerai sola vero?>
<Per nulla al mondo Aly.>
<Sarai uno zio stupendo.>
<Lo zio più stupendo del mondo.>
Ci abbracciamo e ci addormentiamo così.

Due giorni dopo siamo nella sala di attesa.
Mark va avanti e indietro, è in ansia.
Più in ansia di me.
<Ti fermi?>
<Non posso. Sono agitato. Non vedo l'ora di vederlo e poi sono arrabbiato. Dovrebbe esserci mio fratello qui con te. Sono sicuro che, quando lo saprà e saprà che io sapevo tutto, le minacce che mi fa da quando sono nato le metterà tutte in atto.>
Gli ho chiesto troppo, non può mantenere questo segreto.
<So che ti ho chiesto troppo Mark, ma dammi qualche altro giorno. Poi gli dirò tutto.>
<Una settimana Aly non di più. Deve saperlo e tu hai bisogno di lui.>
Ha ragione, non posso aspettare oltre.
Veniamo interrotti dalla segretaria che chiama il mio nome.
Entro nello studio e il dottore subito mi fa stendere.
<Si alzi la maglia e abbassi un po' il pantalone.>
Faccio come mi dice.
Brividi di freddo mi attraversano non appena stende il gel.
Bastano pochi secondi e la mia vita non è mai stata così piena e viva.
Tum, tum, tum, tum.
E' il suo cuore.
Lacrime di felicità scorrono sul mio viso.
Mi volto verso Mark e non mi sfuggono i suoi occhi lucidi.
<Ragazzi questo è il cuore di vostro figlio.>
<Oh no dottore. Non è mio figlio. Io sono lo zio. Se fossi stato il padre non sarei vivo per poterlo vedere. Mio fratello mi avrebbe ammazzato.>
<Mark ...> rido perché è impossibile non farlo.
<Allora Alyson sei nella quinta settimana. Il bambino sta bene. Poiché è nel terzo trimestre le consiglio di non fare troppi sforzi. Adesso le stamperò una foto ingrandita dove si vede meglio suo figlio. Poi le prescriverò delle medicine da prendere.>
<Va bene dottore.>

Appena arriviamo a casa Mark mi chiede per la millesima volta di vedere la foto di puntino.
Si, mio figlio si chiama così per lui, puntino.
<È mio nipote. Ti rendi conto Alyson? È mio nipote.>
<La smetti? L'avrai detto tre mila volte. Si, è tuo nipote, tutto tuo. E potrai coccolarlo quanto vorrai.>
<Ovvio, perché è mio nipote.>
Scoppiamo a ridere insieme.
<Grazie Aly. Stai creando la cosa più bella che potesse capitarmi.>
<Grazie a te, non mi hai lasciata sola un secondo. Non so come avrei fatto.>
<Non devi ringraziarmi. Mai.>
Mi faccio coraggio e butto fuori ciò che sto pensando da ieri.
<Vorrei chiamare Lucas.>
<Fallo. Non hai niente da perdere.>
<Lo so. Ho paura.>
<Di cosa?>
<Di essere rifiutata. Che rifiuti me e puntino.>
<Non potrebbe mai farlo. Chiamalo forza. Sono qui con te.>
Compongo il numero con mani tremanti, il telefono squilla.
Squilla ma non ricevo risposta.
E non la ricevo nemmeno alla seconda chiamata.
<Sarà impegnato.>
<Probabile> ma non ci credo.
<Riproverò domani se non mi richiama. Tu non dirgli niente. Se ti chiama dici che non sai il motivo della mia telefonata.>
<Tranquilla.>

Siamo in macchina diretti all'aeroporto.
Lucas non mi ha risposto il giorno dopo e nemmeno quello dopo.
Io e Mark stiamo andando da lui perché voglio comportarmi bene anche se non lo merita.
Ma mio figlio avrà bisogno del suo papà.
Quindi da persona matura quale sono ho deciso di andare a Chicago.
<Sei in ansia?>
<Un po'. Ma la mia priorità è il bambino. Lui avrà bisogno di Lucas. Glie lo dirò poi io e te andremo a dormire in hotel e domani saremo di nuovo qui a Toronto.>
Non è stato facile eludere le domande dei nostri amici ma Mark si è inventato una stupida scusa tirando in ballo l'università.
Guardo fuori dal finestrino e mi perdo nei pensieri.
Inizio ad immaginare diversi scenari su come andrà il nostro incontro.
Non sono pronta a vederlo.
Ma devo farlo.
Mi accarezzo il ventre: lui ti vorrà amore mio, non vorrà me ma vorrà di sicuro te.
Si è preso cura dei suoi cari in modo strepitoso, lo farà anche con te.
Sarà un padre bravissimo.
Sono queste le esatte parole che dico a mio figlio.
Ma poi, poi un dolore lancinante al basso ventre mi fa piegare in due.
Tutto inizia a confondersi.
Dal sedile della macchina mi ritrovo in ospedale su una barella.
C'è un via vai di medici e c'è Mark accanto a me che mi stringe la mano.
Guardo in basso e vedo le lenzuola sporche di sangue.
Continuo a chiedere del mio bambino mi rispondono che era troppo debole e non ce l'ha fatta.
Cosa vuol dire che non ce l'ha fatta?
<Mark, dov'è il nostro puntino?>
Ed è quando vedo gli occhi di Mark versare lacrime che capisco che ho perso tutto.
Capisco che non sono stata forte abbastanza da riuscire a portare avanti la gravidanza.
Tocco il mio ventre ma adesso è vuoto.
Mark mi abbraccia ma io non sento niente.
Continuo a toccarmi il ventre ma non sento niente.
Il mio puntino è andato via e con lui gran parte di me.


PRESENTE
Scappo dalle domande dei miei amici, mi fingo forte e pronta a tutto.
L'unico momento in cui mi permetto di crollare e la sera nel letto.
A volte solo io a volte con Mark.
Vorrei spegnere il dolore, i sentimenti.
Vorrei riavere il mio puntino e vorrei riavere Lucas nella mia vita.
Prima erano tutti in videochiamata con lui, pensavano che io stessi in camera, ma per la prima volta sono entrata in cucina.
Mi hanno guardato tutti con occhi spalancati, ed io gli ho semplicemente detto di continuare la conversazione.
Ho sentito Lucas chiedere se fossi io ad essere entrata.
I miei amici hanno risposto di si.
E mentre andavo via ho sentito lui dire: perché aveva quella voce? Non sembra la sua. Troppo spenta. C'è qualcosa che devo sapere?
Dopodiché sono risalita in camera e mi sono chiusa dentro.
Ha ascoltato la mia voce ed ha capito tutto.
Immagino che se mi vedesse da vicino pretenderebbe di sapere ciò che mi è successo e al momento è l'ultima cosa che voglio.
So che prima o poi tornerà.
So che prima o poi dovrò guardarlo negli occhi, ma adesso non sono forte abbastanza.
Prendo la foto di puntino da sotto al cuscino e deposito un piccolo bacio.
Ce la farò a mamma te lo prometto, ma mi serve ancora un po' di tempo.
Ancora un po'.

Without reserveDove le storie prendono vita. Scoprilo ora