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Jay: Ehy, guarda qui - voltai la testa verso di lui, in piedi dietro al bancone della caffetteria. Stava preparando due caffè americani facendo volteggiare i tappi in aria e riprendendoli al volo. Lo guardai, fingendo interesse e riuscendo a tirar fuori un sorriso tirato. Erano le sette di sera e la JYP era insolitamente tranquilla. In caffetteria erano rimasti gli ultimi dipendenti che si godevano una bevanda prima di tornare a casa e per tutto il pomeriggio non avevo visto entrare più di una ventina di persone. Giornate così tranquille ci permettevano di aprire i libri dietro al bancone e studiare per gli esami di metà semestre. Quel giorno, però, non riuscivo proprio a concentrarmi. Quando ero arrivata al lavoro e mi ero messa la divisa a mezzemaniche mi ero accorta di diversi piccoli lividi nei punti in cui le ragazze di quella mattina mi avevano stretta. Con molta fatica e più di venti minuti avevo applicato del correttore su tutte le macchie viola e da allora non facevo che guardarmi le braccia per assicurarmi che il trucco non si togliesse. Con tutto quello che era successo avevo la mente altrove.

Jay: Tesoro, lo sai che con me puoi parlare - affermò con un piccolo sorriso di incoraggiamento. Prese i due bicchieri di cartone e li posizionò sul bancone davanti a me. Per un secondo, mi persi tra i miei pensieri, pensando a tutte le volte che dopo il lavoro avevo portato un caffè americano ghiacciato a Hyunjin. E con quel pensiero arrivò quello di Jihyo che mi buttò nuovamente in uno stato di angoscia. Afferrai i bicchieri e senza degnarlo di una risposta mi avviai al tavolo per portare l'ordinazione ai clienti. All'improvviso, dalla porta aperta si sentì un frastuono e un vociare concitato. Allungando il collo riuscii a vedere dei flash rimbalzare lungo le pareti e poi una grande folla di persone ammassate.

Jay: Ma che sta succedendo? - spuntò alle mie spalle e come me si allungò verso la porta per riuscire a capire che cosa avesse provocato tutto quel caos.

Hyuna: Non lo so, non riesco a vedere - proprio mentre mi muovevo verso il rumore la massa di persone si divise, lasciando passare la causa di tutta quella agitazione. Vidi almeno tre bodyguard spingere indietro le persone e impedirgli di entrare in caffetteria dietro a...

Jay: Jackson! - la sua voce si era alzata di qualche tono e il sorriso che aveva sul viso era il più luminoso che gli avessi mai visto. Jackson Wang aveva appena messo piede nell'ambiente e già si percepiva un'atmosfera diversa. Con gli occhiali da sole calati sugli occhi, un giubbotto di pelle nera e dei jeans attillati sembrava il modello di una qualche grande firma della moda appena sceso dalla passerella. Il suo gruppo si era sciolto anni prima e per questo non avevo mai avuto l'occasione di poterlo vedere girare per l'agenzia. Averlo a pochi passi da me, nel suo metro e settantaquattro, era una visione. Rimasi a bocca aperta esattamente come Jay.

Jay: È così figo - affermò sull'orlo di una crisi di nervi.

Hyuna: Ci puoi giurare - mormorai in risposta.

Jackson si guardò intorno, cercando qualcosa o qualcuno con lo sguardo. Evidentemente confuso, andò a sedersi a uno dei tavoli vuoti e afferrò il cellulare.

Hyuna: Jay, tocca a te. Vai a prendere il suo ordine - con una mano sulla schiena lo spinsi verso il tavolo in questione ma i suoi piedi si piantarono a terra e io per poco non andai a sbattergli contro.

Jay: No, non ci penso proprio! Sono così nervoso che farei sicuramente una brutta figura; potrei sbagliare le parole, sbagliare ordinazione o peggio ancora rovesciargli qualcosa addosso - elencò sulle dita tutte le possibili disgrazie che sarebbero potute accadere facendomi spuntare un sorriso sincero sulle labbra.

Hyuna: Perché mai dovrebbe accadere qualcosa? Prendi ordini e servi ai tavoli tutti i giorni - posai i pungi chiusi sui fianchi e lo guardai con aria interrogativa.

Call me Daddy || BangChan (In revisione)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora