(In revisione)
Primo volume.
Pip vive con i genitori in un piccolo villaggio del Vietnam e in seguito a un doloroso lutto entra in possesso di un misterioso flauto. Questa scoperta segnerà l'inizio di un lungo viaggio verso Londra, durante il quale...
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Nel pomeriggio, Pip e Aura s'incamminarono verso la stazione più vicina. Lei aveva con sé due valigie e lui uno zaino sulle spalle.
Il caldo asfissiante del Vietnam non rendeva facile il viaggio e loro avrebbero dovuto camminare per almeno un'ora. In quei giorni i carri non erano disponibili perché erano stati distrutti dai briganti durante il tragitto dei vari mezzi.
Ad Aura e a Pip non spaventava l'idea di camminare così tanto sotto il sole cocente, erano entrambi abituati.
I due stavano attraversando una lunga strada sterrata che si perdeva a vista d'occhio. I prati incolti ai lati del passaggio erano popolati da piante più o meno alte, che, a causa dell'assenza del vento, non si muovevano. Erano inanimate e, a tratti, si allungavano lungo la strada. Sembravano delle mani aride troppo deboli per alzarsi.
Pip ne calpestò una e si guardò indietro. Sua madre camminava più lentamente a causa del peso delle due valigie.
Lui alzò un braccio. "Ehi, sbrigati o arriveremo in ritardo!"
La madre sorrise e indicò i due bagagli, alzandoli di poco. "Li vedi? Ecco perché non sono veloce quanto te! Non ti preoccupare, arriveremo in tempo in stazione!"
Il figlio si avvicinò alla donna e prese una delle due valigie: un borsone ocra.
"Ora non hai scuse!" esclamò, digrignando i denti.
Pesava molto per le braccia minute di Pip, ma lui non voleva che sua madre se ne accorgesse. Si allontanò e si voltò di nuovo verso di lei.
Aura rimase colpita dal gesto e le sue labbra si aprirono in un sorriso di stupore. "Non credi che sia troppo pesante per te?"
"No" rispose il figlio, forzando un sorriso e cercando di mostrarsi sicuro. "Ho portato in spalla dei sacchi colmi di pietre ed erano decisamente più pesanti."
Dopo quelle parole, si girò e continuò a camminare.
Aura sospirò rassegnata e seguì il figlio, cercando di accelerare il passo.
Dopo qualche minuto, Pip buttò la valigia a terra, esausto. Il suo volto era sudato e i muscoli erano così indolenziti da sembrare parti a sé stanti.
Raccolse più fiato possibile ed esclamò: "Con cosa hai riempito questo bagaglio? Con delle lastre di ferro?"
Aura rise per un attimo e poi rispose, guardandosi intorno: "Lì dentro ci sono dei vestiti e dei soldi utili per il viaggio. In questo mese ho cercato di guadagnare più denaro possibile vendendo degli abiti confezionati da me e da papà."
A quelle parole, Pip abbassò lo sguardo. Si strofinò un occhio e chiese: "Secondo te, lui è felice della mia decisione di partire?"
Aura si avvicinò e gli accarezzò la testa. "Se fosse qui, sarebbe orgoglioso di te, proprio come lo sono io."