L'ultima Cicatrice

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1 settembre 1998; Londra.

VERONICA YVONNE COLLINS;

Mentre mi incammino verso il treno per Hogwarts, non faccio altro che sentire i sussurri di coloro che mi osservano attentamente, come se il mio volto nascondesse un potere più grande di quello che posso comprendere

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Mentre mi incammino verso il treno per Hogwarts, non faccio altro che sentire i sussurri di coloro che mi osservano attentamente, come se il mio volto nascondesse un potere più grande di quello che posso comprendere.

«Lei è colei che ha ucciso Lord Voldemort...» sussurra una ragazza di pochi anni in meno di me al suo gruppetto, che mi guarda come se fossi una divinità scesa dal cielo.

Nemmeno io riesco ancora a capacitarmi di averlo fatto davvero... Di averlo eliminato.

FLASHBACK ;

Aprii gli occhi in mezzo a un paesaggio apocalittico. Una casa incenerita si stagliava intorno a me, le travi carbonizzate, l'odore pungente del fumo ancora vivo. Camminai tra le rovine, inciampando in pezzi di legno annerito e suppellettili ridotte in cenere, alla ricerca di qualcosa... non sapevo nemmeno io cosa.

I miei occhi furono attirati da una cornice intatta, lucida nonostante la polvere della tragedia. Mi inginocchiai lentamente, le mani tremanti mentre accarezzavo la superficie, soffiando via la cenere.

Una fotografia. Raffigurava una famiglia: una donna bellissima con lunghi capelli scuri, un uomo dal sorriso dolce e un bambino che giocava con i capelli della madre. Felicità pura. Amore.

Capì subito chi fossero.

Ma poi... dei passi.

Mi voltai di scatto, impugnando la bacchetta con prontezza.

Mi si raggelò il sangue: un giovane simile a Tom Riddle si stagliava davanti a me, con occhi che brillavano di malizia.

«Tom?» sussurrai confusa.

Lui ghignò, ma la voce che uscì non era la sua. Era la sua.

«La mela non cade mai troppo lontano dall'albero, Yvonne.»

Voldemort.

La mia presa sulla bacchetta si fece più salda. Lui camminava intorno a me con noncuranza, giocherellando con la sua, come un predatore che si diverte con la preda.

«Che intendi dire?» chiesi, fredda, cercando di celare il tremore nella voce.

«Anche tuo padre era così... ficcanaso, ribelle, audace...» disse con tono mellifluo.

Non risposi. Rimasi immobile, tesa, pronta a tutto.

«Finché un giorno non conobbe una sporca Mezzosangue, rovinando la famiglia Black... che delusione.»

Mi avvicinai con rabbia. La sua provocazione non poteva passare impunita.

«Non osare nominare mia madre così!» ringhiai, il cuore in fiamme.

Dark Hearts || Mattheo Riddle.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora