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"Se non perdoni loro,
non perdonerai te stessa"

MARGOT

Dopo aver avvertito Fred che avrei passato la notte in un albergo qui, invece di andare a dormire da lui, riuscire a chiudere occhio non é stato facile.
Non era felice di sapermi così vicina eppure ancora così lontana ma volevo evitare di tornare in quella casa prima di aver messo le cose in chiaro, con tutti.
Avevo bisogno di altro tempo da passare solo con me stessa prima di esternare la mia decisione.

Il tragitto tra l'albergo e quella che era la mia casa fino a pochi mesi fa é breve ma sembra dilatarsi nel tempo mentre guido la mia moto.

Miami mi scorre accanto con le sue palme alte e sottili, con l'odore salmastro che arriva dall'oceano e si mescola al profumo caldo dell'asfalto ancora baciato dal sole.

Ho fatto grandi passi avanti ultimante ma il rapporto con mia madre resta ancora un grande punto interrogativo.

Sapere che lei era a conoscenza della verità su quell'uomo che per anni ho chiamato padre mi ha lacerata in un modo che ancora fatico a descrivere. Non è solo il tradimento, è la sensazione di essere stata lasciata sola in mezzo a una tempesta senza nemmeno sapere che stava arrivando. Per tanto tempo ho creduto che la rabbia di quell'uomo fosse colpa mia, che ci fosse qualcosa in me di sbagliato, di provocatorio, di inadeguato....
La scoperta di Françoise ha cambiato tutto. Mi ha mostrato l'origine del rancore, la radice marcia che affondava in un passato che non mi apparteneva. Eppure comprendere non significa giustificare. Non significa cancellare le notti in cui mi sono sentita così piccola e indesiderata.

Tutta questa storia ha rimesso a posto il mio cuore ma allo stesso tempo me l'ha distrutto in maniera diversa.

Quando parcheggio davanti al vialetto, il cuore mi batte così forte che ho l'impressione di sentirlo nelle orecchie. Ho invitato anche Françoise perché non voglio più zone d'ombra. Se dobbiamo parlare del mio futuro, voglio farlo con tutte le carte sul tavolo, con tutte le persone che in un modo o nell'altro ne fanno parte.

La porta si apre prima ancora che io possa suonare. Filip è lì, con lo sguardo serio ma morbido. Nei suoi occhi non ho mai letto giudizio, solo una sorta di prudenza che ora sembra essersi sciolta.
Pensavo che mi avrebbe odiato dopo tutte le cose che gli ho detto invece, da come mi ha raccontato Fred, sembra che abbia capito i suoi errori e che forse il loro rapporto potrà essere ricucito.

E questo stranamente mi rende felice.
Frederick mi rende felice. L'amore, nonostante quello che ho sempre pensato, mi rende forte e non debole.

«Ciao Margot» dice e nel modo in cui pronuncia il mio nome sento un affetto che non pretende nulla in cambio.

Entro e l'odore di casa mi investe, un misto di legno lucido e di profumo floreale che mia madre usa da sempre. Lei è in piedi vicino al divano, le mani intrecciate davanti al corpo come se stesse aspettando un verdetto. Ci guardiamo per qualche secondo che sembra infinito. Vorrei dirle che non la odio, che non l'ho mai odiata davvero, vorrei dirle che la mia rabbia è stata un modo per sopravvivere ma le parole restano incastrate in gola...

Così quando vedo Cori, come se fosse la mia salvezza, corro ad abbracciarla perché mi é mancata da morire e forse non vederla tutti i giorni mi dispiacerà più del resto. Con la scusa passo a salutare anche il resto della ciurma che lavora nella casa, prima di sedermi sul divano e affrontare la cruda verità che ci attende.

Françoise arriva poco dopo, quando lo vedo varcare la soglia, con quell'aria elegante e un po' malinconica, provo una strana combinazione di calore e distanza.
È mio padre, eppure lo sto ancora imparando. La sua presenza rende tutto più reale. Non posso più fingere che sia solo una storia raccontata a metà.

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