Capitolo 12

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Arrivarono al parco vicino casa di Luana. Il tragitto fu molto breve e nessuno dei due, in quel lasso di tempo, aprì bocca. Entrati, Luana si distanziò da lui e aumentò il passo, però, sentiva che Tommaso continuava a rimanere dietro di lei. Superarono il laghetto con le anatre che si trovava all'ingresso, le svariate panchine messe per i passeggiatori e la zona giochi per i bambini. Stava deliberatamente perdendo tempo per non parlare con lui. Ma non poteva evitarlo oltre. Si fermò al gazebo di legno messo alla fine del vialetto, salì i due gradini e si sedette sulla panca. Tommaso si fermò davanti a lei con le braccia lungo i fianchi, fissandola con lo sguardo blu profondo. I suoi occhi, sin dal primo momento, avevano il potere di catturare quelli di Luana e tenerli incollati ai suoi per tutto il tempo che lui voleva.

"Mi dispiace per ieri sera, non volevo che finisse in quel modo" cominciò Tommaso. "Non intendevo accusarti di essere una ladra, ma voglio capire se veramente l'anello in tuo possesso è quello che sostiene mia madre. Così, da evitarti ulteriori insulti o accuse insignificanti da parte di mio padre." Le spiegazioni di Tommaso sembravano sincere e Luana iniziava a rasserenarsi, solo che il problema non era discolpare lei dall'essere una ladra. Se gli raccontava come sua nonna avesse ricevuto l'anello, la storia che lei aveva tenuto segreta nel suo cuore per anni, sarebbe venuta a galla e, molto probabilmente, avrebbero accusato Vera di appropriazione di beni e manipolazione nei confronti di Ottavio. Lui era morto e non poteva confermare nulla. E quindi che fare? Come poteva spiegargli? Poteva fidarsi di lui?

"E' una lunga storia, mia nonna non ha rubato l'anello alla tua famiglia, le è stato regalato" gli ripeté Luana, tenendo gli occhi bassi, non avendo il coraggio di incontrare quelli di Tommaso. Lui, invece, continuava a fissarla ritto davanti a lei, stringendo i pugni. Voleva trovare una soluzione a quel problema al più presto, cosicché potesse tornare a frequentarla tranquillamente.

"Ti credo quando dici che nessuno ha rubato nulla, però, se quel gioiello fosse della famiglia De Rose, diventerebbe complicato per te o tua nonna spiegarne il motivo per il quale si trova da voi. Il valore economico è enorme, e si può sempre denunciarne di nuovo lo smarrimento. Non voglio farti pressioni o spaventarti, ma mio padre non rimarrà fermo a guardare." A quel punto, Luana sollevò lo sguardo e lo osservò. Il viso di Tommaso era tirato e aveva gli occhi lucidi. Capì che anche lui era preoccupato e scosso da quella storia. Forse l'unica soluzione era veramente raccontargli la verità, e cercare insieme a lui una soluzione.

Lo prese per mano e lo fece sedere accanto a lei. "Voglio fidarmi di te e ti racconterò tutto quello che so. Se ho esitato dal parlartene è solo perché non voglio che altre persone soffrono per questa storia." Ritirò la mano dalla sua e se le appoggiò entrambe sulle ginocchia, come per darsi forza.

"Mia nonna lavorava in una casa nobile quando era giovane. Lì, conobbe un ragazzo e se ne innamorò. L'uomo la ricambiava e la trattava come una regina, solo che lui era il padrone e lei una cameriera. Entrambe le famiglie, scoperto il loro legame, li divisero, facendoli sposare con persone sconosciute. L'uomo, però, il giorno del matrimonio di lei, le fece un regalo inviandole un anello come promessa che il loro amore non sarebbe finito, ma che sarebbe durato per sempre." Tommaso stava per aprire bocca, ma Luana continuò. "Quell'uomo si chiamava Ottavio ed è stato lui a fare quel regalo a mia nonna."

"Quindi, mi stai dicendo che mio nonno e tua nonna si sono conosciuti e amati quando erano giovani? Che nessuno conosce o può ricordare la loro storia?" Tommaso era sbalordito ed emise un lungo sospiro. "Mio nonno disegnò apposta quell'anello per regalarlo alla sua donna. Molto probabilmente voleva darglielo come anello di fidanzamento, ma non ne ebbe il modo. Quel gioiello non faceva parte alla collezione, era stato creato per uno scopo diverso."

Il suo ragionamento non faceva una piega, solo che come si spiegava a sua madre e a suo padre quella storia senza trarre in ballo Vera?

"Non voglio che mia nonna soffra. Se mi ha raccontato tutto questo è perché, dopo molti anni, gli è venuto in sogno tuo nonno ammonendola di avere più cura nei miei confronti. Se mi ha donato l'anello è stato solo per starmi vicino. Per lei è qualcosa di molto prezioso." Luana doveva cercare in tutti i modi di proteggere la propria famiglia.

Tommaso iniziò a chiedersi del perché suo nonno, anche se in sogno, mettesse in guardia una ragazza come Luana. Alla fine nemmeno la conosceva. Era folle pensare che, anche da morto, l'unico suo desiderio era quello di proteggere la donna amata con i suoi cari?

"Ascoltami", le prese entrambe le mani e la costrinse a guardarlo, "se i nostri nonni non sono stati felici in gioventù non vuol dire che non lo saremo nemmeno noi. Il destino è incredibile! Ci ha fatto incontrare ed innamorare proprio come è successo a loro. Forse, noi, dobbiamo riscattare il loro sogno d'amore di vivere una vita insieme rimasto inappagato e, che, non sono mai riusciti a realizzare."

Eh sì, il destino era veramente assurdo, perché ha fatto incontrare due persone quando già i nonni di quelle stesse persone si erano amate in passato?

"Cosa pensi di fare? Cosa dirai ai tuoi genitori?" gli chiese Luana con voce debole e un po' sconfitta.

"Purtroppo, devo avere l'anello per confermarne che sia proprio quello appartenente alla mia famiglia, ma ti prometto che farò di tutto per restituirtelo. Per quanto riguarda tua nonna, cercherò di proteggerla il più possibile. Alla fine, mio padre non creerà uno scandalo perché non ne trarrà nessun beneficio." Quelle parole tranquillizzarono un po' l'animo di Luana. Non poteva far altro che fidarsi di lui. Sperava solo che l'incolumità di Vera rimanesse protetta.

Si alzò in piedi imitata da Tommaso.

"Ok, torniamo a casa mia così ti do l'anello. Mi fido di te e sono sicura che saprai risolvere al meglio tutto quanto." Si alzò sulle punte dei piedi e lo baciò sulle labbra. Si erano chiariti e anche quella storia si sarebbe risolta, quindi non c'era motivo di rimanere arrabbiati. Tommaso le rispose accarezzandole il viso, poi la prese per mano e si avviarono per tornare a casa Fiorenzi.

Non è colpa tuaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora