Capitolo 13

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Quella sera stessa, Tommaso, bussò alla porta dell'ufficio del padre per parlare con lui. Si era ripromesso di rimanere calmo e tranquillo, doveva risolvere quella questione così da poter riscattare agli occhi di Vittorio l'immagine di Luana.

"Entra", gli rispose con voce come sempre tonante e burbera. Tommaso aprì ed entrò, notando che il padre non sollevava nemmeno lo sguardo da ciò che stava facendo. La sera prima, col proseguire della festa, non si erano più parlati. Lui avrebbe preferito andarsene e mandare tutti a quel paese, ma così facendo, avrebbe solamente ferito i sentimenti di sua madre. E quello non lo voleva.

Si fermò in piedi davanti alla scrivania e posò sotto il naso di suo padre il cofanetto col gioiello.

"Qui c'è l'anello. Esaminalo con il disegno del nonno. Fai tutte le ricerche che devi così da toglierti ogni dubbio."

A quel punto Vittorio alzò la testa e lo guardò. "Alla fine quella donna ha capito cosa fosse giusto fare." Scosse la testa e sorrise. "È bastato nominare la polizia che ha subito ceduto. Poteva evitare di fare quella pagliacciata di piangere e fuggire. Una ladra si riconosce subito."

Tommaso stringeva i pugni lungo i fianchi e cercava di rimanere calmo.

"Luana non ha rubato nulla. Quest'anello è stato realmente donato alla sua famiglia molti anni fa. Nessuno sapeva a chi appartenesse. Il nonno è morto e non potrà mai dirci la verità, ma io mi fido di lei e, il semplice fatto che me lo ha dato per confermarne l'autenticità, ne è la prova."

Vittorio lo fissò negli occhi con sguardo serio. "Vedo che un'altra sciacquetta ti ha ammaliato. Rimarrai sempre un buono a nulla facile da ingannare." Prese il cofanetto e se lo mise in tasca. "Non mi importa un accidente di quello che sostiene quella donna. Se l'anello risulta essere nostro, verrà sicuramente denunciata e arrestata."

"E se invece l'anello non ci appartenesse? Che cosa farai? Ti scuserai pubblicamente? Se il tuo scopo è far scoppiare uno scandalo mandandola in galera, dovresti fare la stessa cosa se, invece, fossi nel torto." Vittorio scattò in piedi e appoggiò le mani sulla scrivania inclinandosi in avanti per fissare meglio il figlio.

"Stai minacciando tuo padre?"

"No. Sto semplicemente evidenziando i fatti. Qualsiasi risultato porterà l'esame dell'anello, sarà meglio non sollevare un polverone. È solo la nostra parola contro quella della famiglia di Luana. Come loro non possono dimostrare che l'anello gli è stato donato liberamente, noi non possiamo accusarli di aver rubato qualcosa che non è mai esistito. Abbiamo solo un disegno senza mai aver visto il gioiello e, in tutte le riproduzioni successive, il nonno non ne ha mai nominato l'esistenza."

Il discorso di Tommaso poteva essere corretto. Se Vittorio rifletteva sulle possibili conseguenze scandalistiche che quella storia avrebbe portato, tutto ciò non sarebbe stato a suo vantaggio. Se lo faceva era solo per eliminare l'ennesima donna poco di buono messasi sulla strada del figlio.

Si ricompose e fece il giro della scrivania, mettendosi di fronte a Tommaso. La loro altezza era uguale, il che li faceva sembrare come due battaglieri pronti ad attaccare.

"Ok, ammetto che dallo scandalo non ne ricaverò nulla. Per ora accertiamoci che l'anello sia nostro, poi, dall'esito, prenderò una decisione. Ma, se il gioiello risulta essere della collezione Unica, la tua amica si può scordare di riaverlo."

Tommaso avrebbe voluto replicare a tono. E se non risulta della famiglia? Accetterai Luana senza remore?, tratteneva, però, quelle parole di scommessa perché sapeva al cento per cento che il monile fosse di suo nonno. Per il momento, forse, era meglio contenersi. Già era una gran vittoria essere riuscito a convincerlo di non citare in giudizio né Luana né sua nonna. Entrambe erano al sicuro.

"Fai tutte le tue ricerche e poi ne riparliamo. Ho delle cose da fare, non cenerò a casa, avvisa tu la mamma." Tommaso lo salutò con un cenno del capo e uscì dallo studio.

Vittorio rimase qualche secondo a fissare la porta dalla quale era uscito il figlio. Si stupiva della calma che aveva avuto quella loro conversazione. Era la prima volta che una loro discussione non finiva in un violento litigio. Quel fatto gli dava molto di cui pensare.

Dopo due settimane i risultati che arrivarono confermarono l'autenticità dell'anello. Era stato creato più di cinquant'anni addietro dall'orefice del tempo che, ancora in vita, confermava di aver ricevuto l'ordine di creazione direttamente da Ottavio De Rose. Tutto il resto della collezione di Unica era stata creata conseguentemente a esso. L'artigiano, però, non poté confermare che cosa ne fece il padrone una volta avuto il gioiello. Così, rimase il dubbio su come era finito nella mani della famiglia Cavoni. Vittorio fu irremovibile sulla sua decisione di non restituirlo a Luana. E lei, dopo aver discusso anche con Tommaso, preferì non insistere oltre. Le dispiacque solo dover rinunciare a qualcosa di prezioso per sua nonna, ma già era molto essere usciti illesi da quella storia.

La vita proseguì. Luana continuava a frequentare l'università la mattina e a vedersi con Tommaso la sera. A volte uscivano da soli, e a volte facevano delle uscite a quattro con Mary e Jimmy. Anche loro continuavano a stare insieme e sembravano sempre più uniti. La scusa era sempre la stessa, se erano costretti a vedersi spesso era solo per le lezioni private di Mary. Ma quell'alibi reggeva poco, ormai.

Tommaso, un giorno, la stupì, presentandosi ai suoi genitori. Il fatto di doverla lasciare ogni volta sulla porta e andarsene senza nemmeno salutare i suoi, che a loro volta facevano capolino alla finestra per spiarlo, lo faceva sembrare un adolescente alla sua prima cotta. Così, quella sera, invece di baciare Luana e andarsene, l'afferrò per la mano e, sorprendendola, suonò il campanello. Dopo tre secondi la porta si spalancò, e apparvero Teresa e Paolo. Tommaso era molto teso, ma quel gesto lo fece sorridere. Com'erano diversi dai suoi genitori! Erano molto più a disagio loro di lui.

"Prego, entrate non rimanete sulla porta." La voce di Teresa era molto dolce. Assomigliava molto a quella di Ida. Lo sguardo di Paolo, invece, si soffermò sulle mani giunte dei due ragazzi. Però, quell'analisi, durò solo qualche secondo, schiarendosi la voce si fece da parte e li fece accomodare.

Una volta dentro, Luana staccò la sua mano da quella di Tommaso e cercò di comportarsi da padrona di casa. Era sbalordita dalla decisione di lui, ma allo stesso tempo felice. Era da tanto che voleva presentarlo ai suoi, solo che non voleva essere troppo avida. Quanto sarebbe stato facile presentare Tommaso a casa Fiorenzi, tanto sarebbe stato difficile riportare Luana a casa Umberti. Ma, per quella sua scelta, gli era immensamente grata.

I coniugi Fiorenzi furono molto cordiali e socievoli con il possibile genero. Gli uomini bevvero whisky con ghiaccio mentre le donne tè freddo.

"Il lavoro che fai deve essere molto importante. Essere il vice-presidente de La nuova moda è molto impegnativo." Paolo era molto più a suo agio, forse era l'effetto del liquore, ma parlava in modo più fiducioso.

"Beh sì, bisogna incontrare molte persone e fare affari con la maggior parte di loro, però ho il supporto e l'aiuto di molti collaboratori. Una grossa azienda non va avanti con una sola persona."

Tommaso rispose a tutte le domande di Paolo e anche a qualche pettegolezzo chiesto da Teresa. Quando Luana l'accompagnò alla porta era molto entusiasta di lui.

"Stasera mi hai stupito su molti versi. Anche se mi hai sbalordita con la tua decisione di presentarti a casa mia, non credevo che saresti stato così a tuo agio in presenza dei miei genitori." Gli allacciò le braccia al collo e lo baciò sulla bocca. "Ti amo. E sei un uomo meraviglioso."

Tommaso la stringeva per la vita tenendola stretta a sé, e fissava i suoi occhi con uno sguardo languido. Anche lui l'amava moltissimo, forse più di lei. La sua sola presenza riusciva a tranquillizzarlo, soprattutto quando doveva affrontare il padre, gli bastava semplicemente pensarla. L'aveva capito subito che Luana era una donna diversa. Era forse il suo ceto sociale a distinguerla dalle altre, il suo altruismo e buonismo anche nei confronti delle persone che la disprezzavano la rendevano speciale.

"Anch'io ti amo, e vorrei tanto dimostrartelo non più a parole." E con una mano le accarezzò il viso. La sua allusione a conoscere intimamente Luana stava diventando un pensiero persistente.

"Ti desidero molto." E abbassò delicatamente le labbra sulle sue. Il bacio fu breve ma dolce, non poteva andare oltre. Si staccò da lei e, sorridendole, si avviò alla macchina. Luana aspettò che lui partisse e, quando non lo vide più, rientrò in casa.

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