Capitolo 45 (parte 2)

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"Lui non è tuo figlio" gli confessò. Provò a guardarlo anche lei e attese una sua reazione, ma Vittorio rimaneva in silenzio, fissandola solamente. Allora, lei continuò, credendo che aspettasse delle spiegazioni.

"Ti ricordi il giorno che ho avuto quell'incidente in macchina? Hai sempre creduto che fossi da sola in auto, ma non è così. Insieme a me, quella sera, c'era Riccardo e stavamo fuggendo. Eravamo innamorati da molto tempo e, prima che tu arrivassi, mio padre avrebbe scelto lui come mio marito. In te, però, trovò l'uomo perfetto, quella persona capace di farlo fremere nell'animo con i suoi disegni e, in poco tempo, sei riuscito a farti amare da lui più di quanto ci fosse riuscito Riccardo." Le lacrime iniziarono a scendere sul volto di Ida. "Lui non aveva la tua stessa grinta e io non avevo il coraggio di mettermi contro mio padre, così accettammo che tutto procedesse come voi volevate. Ma tu non sei stato il marito perfetto che tutti credevano, mi lasciavi sola ogni notte e mi umiliavi ogni sera con le tue scappatelle."

"Come hai potuto..." bisbigliò Vittorio, assimilando le sue parole.

"Riccardo non ha colpa, lui era tuo amico, non ti avrebbe mai ingannato, ma se quell'unica volta ti ha tradito è stato per proteggere me." Le lacrime non si fermavano e il cuore di Ida sembrava volesse esplodere. Era difficile per lei ricordare quel periodo, ma era ancora più difficile parlarne dopo tutto quel tempo. Aveva amato sinceramente quel ragazzo, ma entrambi erano due deboli, e la poca prodezza che possedevano non era servita a farli stare insieme.

"Una sera, Riccardo, era venuto a casa nostra per parlare con te, ma tu non c'eri e io avevo bevuto per la prima volta in vita mia, ero ubriaca e non mi reggevo in piedi. Iniziai a piangere, poi a ridere, poi a sedurlo... ancora lo amavo e non volevo perderlo. Lui resistette e mi allontanò, ma io mi aggrappai a lui pregandolo di non abbandonarmi, di rimanere con me solo per una notte, che se fossi rimasta da sola un'altra volta, avrei potuto fare una follia. La mattina dopo, lui era andato via e, da quel giorno, scomparve dalla mia vita. Tempo dopo, scoprì di essere incinta e glielo dissi, lui voleva dirtelo ma temeva per la mia sicurezza, vedendo come ti eri ridotto. Era impossibile rimanere insieme, così decidemmo che l'unica soluzione fosse fuggire da tutti, solo che..." Ida si portò una mano alla bocca per trattenere un singhiozzo. "Pioveva forte e... quell'animale comparve all'improvviso, facendogli perdere il controllo dell'auto..." Stava piangendo a dirotto.

Vittorio voleva risponderle, insultarla, aggredirla, ma muoveva le labbra senza emettere alcun suono. Cosa stava succedendo veramente? Stava forse parlando di un'altra persona?

"Riccardo morì sul colpo e io non mi svegliai per due giorni. Il mio bambino ce l'aveva fatta, ma suo padre no."

"Ho sempre pensato che fosse morto per un malore, che tu quella sera stessi andando a casa di tuo padre, che Tommaso fosse stato concepito la nostra prima notte di nozze!" Vittorio inveì contro la moglie, sbattendo di nuovo la mano sul tavolo. Mandava lampi d'ira dagli occhi ed era rosso dalla rabbia.

"Mio padre non è riuscito a trovarti per una settimana! Ha coperto le mie colpe così che io non fossi additata come un'adultera, mi ha pregato di dimenticarmi di Riccardo e di ricominciare una nuova vita accanto a te, solo per il bene di mio figlio."

"Non voglio sentire altro." Vittorio si alzò e si avviò verso la porta.

"Perché credi che ti abbia reso unico erede della sua fortuna?" continuò a dire Ida, fermandolo al centro della stanza. Si asciugò il viso e prese un forte respiro. "Non ti sei mai chiesto perché, dopo quel giorno, sei diventato presidente e azionista di maggioranza de La nuova moda, ereditando i beni e le proprietà della famiglia De Rose?" Ida si alzò e si avvicinò a lui. Sentendosela arrivare alle spalle, Vittorio si voltò.

"Mio padre, dopo averti dato tutto, ti chiese solo una cosa in cambio, di onorare e rispettare la tua nuova famiglia."

"Sei una sgualdrina" gli vomitò in faccia Vittorio, pieno di risentimento.

"Insultami se questo ti fa stare meglio, ma ricordati solo che Tommaso non c'entra niente. Ti sei sempre preso cura di lui come se fosse la tua unica ragione di vita, e questo mi ha impedito di dirti la verità. E lui ti adora come se fossi il suo vero padre."

Lo schiaffo che la colpì la fece barcollare. Istintivamente, si portò una mano alla guancia e tenne lo sguardo a terra.

"Non azzardarti a dirgli una parola" la minacciò Vittorio, tenendole un dito puntato contro. "Non deve mai sapere di questa storia, è mio figlio e lo sarà fino alla mia morte." Non aspettò che Ida gli dicesse altro, si voltò e andò via. Lei si accovacciò a terra e pianse amaramente. Quella sera aveva distrutto quel poco di affetto che suo marito nutriva nei suoi confronti ma, forse, aveva creato un legame ancora più indissolubile tra padre e figlio. Vittorio amava sinceramente Tommaso e, sapere che non fosse il suo stesso sangue, non avrebbe cambiato i suoi sentimenti. Aveva ricevuto tutto quel prestigio grazie alla nascita di lui e si era redento per la sua esistenza. Da quando Tommaso era nato, Vittorio non l'aveva più lasciata sola una sera e non aveva più cercato nessuna donna, nemmeno quella che amava.

Però la verità era stata svelata e Ida sperava solo che, grazie a quella confessione, lui avrebbe cambiato i suoi piani originali.

E, così fu. La mattina dopo, arrivato in ufficio, Vittorio strappò tutti i documenti inerenti l'estromissione dall'azienda del figlio e riscrisse il suo testamento. Credeva di essere impazzito, non aveva chiuso occhio per tutta la notte e tremava ancora per la rabbia. Non avrebbe mai perdonato la moglie e il suo defunto amico per ciò che gli avevano fatto, ma Tommaso l'aveva cresciuto lui e non aveva nessuna intenzione di perderlo. Chiuse gli occhi e cercò di ricordarsi di Riccardo da giovane. Molti tratti Tommaso li aveva presi da lui ma altri, invece, erano in tutto e per tutto degli Umberti, come il colore chiaro degli occhi e l'eminente statura. Poteva essere un caso, ma per Vittorio non lo era per niente. Quei fatti gli dimostravano ancora di più che non vi era alcun dubbio di chi fosse figlio. Aveva fatto molti errori nella sua vita e, forse, scoprire quell'incresciosa verità, era la giusta punizione che meritava ma, fino a quel giorno, aveva vissuto solo per Tommaso, riversandogli tutto il suo amore e spendendo per lui tutto il suo tempo. Doveva solo aspettare che tornasse dall'America per chiarirsi una volta per tutte con lui, così da trattenerlo al suo fianco, accettando qualsiasi condizione.

Non è colpa tuaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora