Capitolo 26

2.3K 90 7
                                        

Rimasto solo, raccolse tutte le carte che il padre gli aveva lasciato sulla scrivania e li rimise nella busta gialla. Prese le chiavi della macchina con il cappotto, e uscì. La testa gli stava per scoppiare, ma doveva fare qualcosa. Guidò come un pazzo fino a casa Diamante. Dopo aver suonato insistentemente, rispose una donna di servizio informandolo, però, che in casa non c'era nessuno. Allora, si diresse agli uffici. Erano tutti in un solo piano e nella sala d'ingresso si trovava una donna che fungeva da segretaria. Ma Tommaso entrò come una furia e la ignorò, precipitandosi nell'ufficio di Saverio, e, senza nemmeno bussare, gli spalancò la porta. La ragazza lo rincorse e lo bloccò per una braccio, cercando di fermarlo.

"Chi è lei? Non può entrare così!" lo ammonì.

Saverio, preso di soprassalto, scattò in piedi e si avvicinò al nuovo arrivato.

"Come si permette!" urlò. Ma, mentre si avvicinava, riconobbe il giovane di fronte a lui. "Tommaso!" esclamò.

Fece cenno alla donna di lasciarlo e di uscire. "Che modi sono! Cosa succede per irrompere così?" sottolineò Saverio, risentito.

"Dov'è tuo figlio?" chiese di rimando Tommaso con voce minacciosa. L'uomo più anziano, sentendo il nome di Alessio, sbiancò in volto e indietreggiò di qualche passo. Si schiarì la voce.

"Non c'è, è partito" disse, cambiando atteggiamento. Tommaso in due falcate fu di nuovo di fronte a lui.

"Dimmi dov'è!" sibilò a denti stretti. Ma Saverio cercò di ricomporsi e farsi valere.

"Ti ho detto che è partito!" Lo guardò negli occhi. "Anche se tuo padre mi ha aiutato a non perdere l'azienda, questo non ti autorizza a comportarti da sciacallo parlandomi in questo modo!" gli fece notare Saverio.

"Chiamalo, devo parlargli" gli ordinò Tommaso, eludendo le sue parole.

Saverio, vedendo l'insistenza del giovane, ritornò a sedersi e a prendere tempo. Alessio, prima di partire, lo aveva avvisato che, molto probabilmente, Tommaso si sarebbe presentato infuriato alla sua porta. Sapeva anche che la partenza del figlio era servita a non perdere tutto, e che dietro all'aiuto monetario di Vittorio Umberti, c'era il sacrificio di Alessio. Ma il vero motivo del perché Tommaso reagiva in quel modo non lo conosceva. Però, non avrebbe tradito il figlio e si sarebbe comportato come lui gli aveva ordinato: negare sempre di sapere dove lui fosse.

"Mi dispiace, non posso aiutarti. Non riesco nemmeno io a parlargli. Mi chiama lui quando può e ogni volta da un telefono diverso. È difficile anche per me rintracciarlo."

Tommaso non credette a una singola parola. Capì che dalla bocca di Saverio non avrebbe ottenuto nulla, egli sapeva dove il figlio fosse e lo stava palesemente proteggendo.

"Bene. Allora, quando lo senti, riferisci un mio messaggio: il suo caro amico Tommaso lo cerca e vuole parlare con lui" puntualizzò, con un certo sarcasmo.

"Non ti prometto niente, ma farò il possibile" rispose evasivo Saverio, evitando di guardarlo e tornando a leggere le carte che aveva sulla scrivania.

"Aspetterò" sottolineò Tommaso. Continuò a fissarlo per qualche altro secondo e, senza dire altro, si girò per andarsene, sbattendo la porta.

Saverio sospirò, rendendosi conto che aveva trattenuto il respiro. La furia che vide negli occhi del giovane lo scombussolò, credendo che, se in quel momento Alessio fosse comparso davanti a Tommaso, quest'ultimo l'avrebbe ucciso.

Erano ancora le cinque del pomeriggio, ma i tre quarti della bottiglia di vodka liscia, messa sul banco mezz'ora prima, erano scomparsi. Il telefono che Tommaso aveva appoggiato sul bancone iniziò a suonare. Sbatté le palpebre per cercare focalizzare il nome sullo schermo.

"Pronto?" ripose con voce stridula.

"Tommaso, dove sei?" chiese ansioso Jimmy.

"Amico mio!" biascicò. "Non mi hai tradito anche tu, vero? Non è che mi hai rubato la macchina?" scoppiò a ridere.

"Dove sei?" richiese l'amico.

"Dove sono?" domandò Tommaso al cameriere messo dietro al banco di fronte a lui, che asciugava dei bicchieri di vetro.

"A Il ritrovo" rispose il ragazzo, divertito.

"Ah, questo posto si chiama Il ritrovo, un nome un po' scialbo, non credi?" disse Tommaso rivolto al cameriere, ma nello stesso modo rispondendo anche a Jimmy.

Così, mentre continuava a recriminare il nome del locale con il telefono all'orecchio, Jimmy chiuse la chiamata precipitandosi da lui.

Arrivò nel momento più opportuno. Appena entrò, vide Tommaso inveire verbalmente contro un cameriere, e due uomini vestiti di nero che cercavano di trattenerlo.

"Cosa succede?" chiese Jimmy ai ragazzi della sicurezza, avvicinandosi sulla scena.

"Conosce questa persona? È meglio che se lo porti via" rispose adirato uno di loro.

"Oh, eccoti qui!" esclamò Tommaso, notando l'arrivo di Jimmy. "Questo stupido dice che non vuole cambiare il nome del locale", e indicò con la testa il cameriere, che imbarazzato stava in disparte. "Gli ho detto chi sono e quanti soldi ho, ma lo stesso non mi ascolta!"

Jimmy guardò l'amico. Aveva gli occhi appannati dall'alcol e non riusciva a scandire bene le parole.

"Vieni, andiamo." Si affiancò a Tommaso al posto dei giovani. Lui continuava a mormorare parole incomprensibili, ma non fece resistenza quando Jimmy gli sollevò il braccio per passarselo dietro il collo e con il suo gli circondò la vita.

"Scusate, signori" si giustificò, guardando le persone intorno. "Verrete rimborsati qualora ci fossero stati dei danni." Ma il cameriere lo informò che il conto era stato saldato e che nulla era stato danneggiato.

Arrivati in macchina, Jimmy fece stendere Tommaso già mezzo addormentato nel sedile posteriore. Salì anche lui e prima di partire, lo guardò dallo specchietto retrovisore.

"Ho fatto male a dirti quello che ho scoperto dal mio amico di Boston, vero? Avere la conferma che entrambi vanno nella stessa università e che girano come coppia non è servito a farti rassegnare, dunque?" Ma le sue domande rimanevano senza risposta. Tommaso continuava a restare steso, tramortito.

Gli suonò il cellulare. Era Mary che gli chiedeva dove fosse.

"Sono venuto a prendere Tommaso a Il ritrovo. È di nuovo ubriaco fradicio" la informò, rassegnato. "Oh Mary, mi fa male vederlo in questo stato, sono due settimane che tutte le sere si riduce a uno straccio, e non so come aiutarlo. Se in questo momento avessi Alessio tra le mani lo strozzerei!" scattò incollerito.

"Accompagnalo a casa" gli suggerì Mary con voce mesta. Non si capacitava nemmeno lei del comportamento dei due amici, sentendosi tradita.

"Ok, lo porto a casa e vengo da te." Chiuse la telefonata e partì.

Arrivato davanti casa di Tommaso, sperava che almeno non si dovesse imbattere nei suoi genitori, ma si sbagliava. Ida era seduta sul divano d'ingresso e, non appena vide entrare il figlio trascinato da Jimmy come a un morto, emise un urlo. Sentendo quel trambusto, Vittorio uscì dal suo studio, ma non disse nulla, bastò il suo sguardo deluso e pieno di amarezza. Jimmy accompagnò l'amico nella sua camera, come era solito fare già da qualche sera, seguito da Ida. Lo sistemarono nel letto togliendogli scarpe e giacca, e lo lasciarono dormire.

Entrambi, però, non si accorsero delle lacrime che scivolarono sul suo viso incosciente.


Non è colpa tuaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora