Capitolo 41

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Il rimbombo alla testa e il ronzio alle orecchie era frustrante. Luana provò a sollevarsi, ma ricadde all'indietro. Lo sforzo le aveva fatto salire un conato di vomito alla gola, così inghiottì per ricacciarlo indietro. Dopo qualche secondo, aprì gli occhi e fissò il soffitto. Si rese conto, dopo un attimo di esitazione, che quella non era la sua camera. Dove diavolo era finita, quindi? Cos'era successo? Provò, anche se con molto fatica, ad alzarsi, e a mettersi seduta, guardandosi intorno. Fortunatamente, quella era la casa di Mary e si trovava nella camera degli ospiti. Ma, perché era lì? Si massaggiò le tempie, e si sforzò di ricordare cos'era accaduto la sera prima. Mentre spremeva le meningi, la porta si aprì e apparve Mary. Aveva in mano un vassoio con una tazza fumante appoggiata sopra.

"Ti sei svegliata?" Le andò vicino. "Bevi questo. Ti farà bene." E le porse la tazza. Luana la prese e ne bevve un sorso. Era amara e bruciava da morire, ma era convinta che le avrebbe fatto passare la sbronza. Alzò lo sguardo e guardò preoccupata l'amica.

"Perché sono a casa tua? Non ricordo molto di ieri sera."

Mary sospirò e le si sedette accanto. "Ti sei semplicemente ubriacata. Non reggi molto bene l'alcol, amica mia, e mi sa che bere non ti si addice."

"Questo lo so. Mi sono ridotta uno straccio solo due volte in vita mia, ieri sera appunto, e una settimana dopo il mio arrivo in America. In entrambi i casi, il motivo è sempre stato lo stesso" disse Luana con voce fievole.

"Forse, però, la prima volta non hai chiamato nessuno" bisbigliò Mary, guardando davanti a sé.

Luana, che stava continuando a bere l'intruglio preparato dall'amica, per poco non si affogò sentendo le sue parole.

"Che ho fatto?" le chiese, ancora più confusa.

Mary si voltò a guardarla. "Se devo essere sincera, penso che non sia stato poi un male aver chiamato Tommaso per parlare con lui un'ultima volta. Entrambi oggi vi separerete per sempre, quindi hai agito bene" le disse, incoraggiandola con delle pacche sulla spalla.

Mentre Mary le sorrideva amichevolmente, Luana la guardava con la bocca aperta, e metabolizzava le parole appena ascoltate. Come per incanto, alcuni flash di memoria le tornarono alla mente e ricordava alcuni episodi della sera prima. Era uscita con Mary per andare a bere in un locale vicino casa sua. Dopo vari giri di birra, (quante ne aveva bevute? quello non lo ricordava), Mary l'aveva lasciata per andare in bagno. E lei, che cosa aveva combinato, rimasta da sola? Chiuse gli occhi, cercando di riportare alla mente i ricordi. Un altro lampo di memoria le passò davanti. Alzò di scatto le palpebre e si voltò versò Mary.

"Dimmi che non gli ho detto quelle cose" le sussurrò Luana in preda al panico.

Lei la prese per le spalle e la fissò negli occhi. "Non ho sentito cosa vi siete detti, ma ormai è successo, ed è inutile piangerci sopra, consideralo un addio da parte tua." Si alzò e le tolse la tazza dalle mani. "Adesso, vai a casa a sistemarti che fra un paio d'ore hai l'aereo."

Luana fissava il vuoto davanti a lei, reputandosi una completa idiota. Si era umiliata per l'ennesima volta, e fino alla fine Tommaso non era tornato indietro. Si alzò anche lei e abbracciò l'amica.

"Grazie mille per il tuo aiuto. È vero, ho combinato un casino, ma è servito per chiudere definitivamente ogni rapporto con lui." Ad entrambe vennero le lacrime agli occhi ma, invece di piangere, sorrisero, tenendosi strette l'un l'altra. Mary l'accompagnò alla porta e aspettò, insieme a Luana, che arrivasse il taxi. Quando lei salì sul mezzo e andò via, dietro le spalle di Mary comparve il marito, anche lui stranito e con gli occhi gonfi.

"Chi c'era su quell'auto?" le chiese con voce rauca.

Mary sobbalzò dallo stupore e si girò per guardarlo. I suoi occhi, che prima erano pieni di gioia e animo, diventarono astiosi e freddi. Jimmy era tornato dopo l'alba, e puzzava di fumo e alcol. Avrebbe tanto voluto buttarlo giù dal letto e chiedergli cosa avesse combinato, ma preferì lasciarlo dormire, così da occuparsi dell'amica nell'altra stanza. Ci sarebbe stato modo. Ignorò la sua domanda e gli passò accanto. Jimmy la guardò interdetto, non capendo il suo comportamento.

Fu difficile per lui, durante tutto il giorno, farsi perdonare dalla moglie. 


Ore 9:00

Luana arrivò a casa ancora stordita e imbarazzata per ciò che era successo la sera prima. Appena aprì la porta, Teresa le andò incontro, torcendosi le mani. Anche se Mary l'aveva avvisata con un messaggio che la figlia avrebbe dormito a casa sua, sentirselo dire da altri e non dalla figlia stessa, l'aveva resa inquieta per tutta la notte. Dopo averla tranquillizzata ed essersi sottoposta ad un esame completo per dimostrarle che stesse bene, Luana salì in camera sua. Rifiutò la colazione preparata dalla madre, ma per non incappare di nuovo in domande di afflizione, accettò un toast. Rimasta da sola si distese sul suo letto e chiuse gli occhi. A parte lo stordimento della sbornia, era scombussolata anche per altri motivi. Era tutto pronto per la sua partenza. Le valigie già chiuse, check-in fatto, volo confermato alle 13:00, amici e parenti salutati, tutto era preparato senza nemmeno una grinza. Ma, allora, perché il magone che le appesantiva il petto non andava via? Forse, sperava che la telefonata avuta con Tommaso avrebbe cambiato i suoi progetti, ma era stata solo un'illusione. Doveva rassegnarsi alla nuda e cruda verità, che quando fosse tornata, lui sarebbe stato ufficialmente un uomo sposato.

Ore 10:00

Alla villa Leone, dopo tre ore di caos, regnava la pace. Monica era pronta e stava per cominciare il servizio fotografico dentro casa. La cerimonia sarebbe stata alle 12:00, ma lei voleva arrivare con largo anticipo. Certo, non prima dello sposo, però nemmeno farlo attendere oltre i limiti. L'ansia che l'aveva perseguitata per tutti quei mesi finalmente stava per sparire. L'abito da sposa scelto alla festa di fidanzamento era un abito in stile principesco. Con tanto di corona in testa, e pizzo per coprirle braccia e petto. Dalla vita in giù si apriva una campana di tulle tenuto fermo dabbasso, così da formare una gonna vaporosa e oscillante. Per il trucco e il parrucco aveva selezionato il più rinomato make-up artist di tutta la nazione. Doveva essere bellissima quel giorno. Voleva che Tommaso rimanesse senza fiato appena gli fosse comparsa davanti. Luana Fiorenzi, quello stesso giorno, sarebbe partita e avrebbe evitato ulteriori disillusioni. Era stata una sciocca a farsi condizionare da una donna come lei. Anche se era stata una persona importante nella vita del fidanzato, tante cose erano cambiate. C'era lei al suo fianco e sarebbe diventata la sua compagna di vita, senza mai abbandonarlo o tradirlo. Sorrideva ai fotografi con tutto l'entusiasmo che aveva in corpo. Il suo sogno stava per realizzarsi, e quella consapevolezza la rendeva ancora più luminosa.

Non è colpa tuaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora