Capitolo 25

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Terminarono le festività natalizie e nelle strade furono tolti tutti gli addobbi. Con l'arrivo dell'anno nuovo la temperatura si era abbassata parecchio, ma ancora non era avvenuta nessuna nevicata.

A un mese dal ritorno dalla Francia, Tommaso cercava ancora la sua donna. Tutte le mattine, appena alzato, componeva il suo numero e le lasciava un messaggio in segreteria. Prima di andare al lavoro passava da casa sua, e controllava se fosse tornato qualcuno. Ma, la buca della posta strapiena di lettere, gli riconfermava l'assenza totale della famiglia. Sembravano tutti spariti nel nulla. Non era riuscito a scoprire dove vivessero i nonni di Luana ma, dopo tutto quel tempo, non pensava più a una visita in campagna. Anche Mary era preoccupata. L'amica non era mai mancata per così tanto tempo dall'università e, soprattutto, senza dirle nulla.

Una sera Jimmy, qualche giorno dopo il ritorno di Tommaso, mentre erano in un locale a bere, lo informò anche di un altro fatto strano: il loro amico Alessio era scomparso. Nemmeno lui rispondeva al cellulare e, se si chiedeva alla sua famiglia dove fosse, rispondevano che era partito. Perché non si trovava neppure lui? Era una coincidenza che, nello stesso periodo, fossero spariti sia Luana che Alessio? Quelle domande logoravano la mente di Tommaso che, per non impazzire, si ripeteva che entrambi i fatti non fossero collegati.

Arrivò in ufficio in ritardo, come capitava ogni mattina negli ultimi tempi. Solo che, quel giorno, ad attenderlo, c'era suo padre seduto al suo posto alla scrivania.

"Hai sbagliato ufficio, stamattina?" ironizzò Tommaso, piazzandosi davanti a lui.

Vittorio non si scompose e alzò lo sguardo sul figlio, incrociando le braccia al petto.

"Mi è stato riferito che, ultimamente, arrivi un'ora dopo al mattino e te ne vai un'ora prima la sera, vorrei sapere da te perché queste variazioni" gli domandò pacato.

Tommaso non gli rispose e si spostò verso il carrello dei liquori. Era già da qualche tempo che, un bicchierino di brandy invece del caffè, gli liberava la mente dai cattivi pensieri.

"Favorisci?" chiese al padre, mostrandogli la bottiglia che aveva in mano.

"Non pensi che sia un po' presto per iniziare a bere? Sei appena arrivato ed è ancora mattina!" rispose lui sdegnato.

Tommaso lo ignorò e si riempì solo il suo bicchiere, che bevve tutto in un colpo. Poi, ritornò a mettersi di fronte a Vittorio.

"Il tuo comportamento è da sciocchi e immaturi! E tutto solo per una donna!" gli urlò contro quest'ultimo, scattando in piedi e guardandolo dritto negli occhi.

Tommaso scoppiò a ridere. "Vedo che non hai smesso di giocare all'investigatore, continui a farmi seguire e controllare." Ritornò serio. "Sei tu quello più idiota."

Vittorio sbatté entrambe le mani sulla scrivania. "Ti ho sempre detto di non fidarti di tutte le persone che incontri, ma non mi hai mai voluto dare ascolto. Ed è per questo che sei rimasto deluso anche questa volta" inveì contro il figlio. Alzò la cornetta del telefono e chiamò il suo segretario.

"Emilio, portami nell'ufficio di Tommaso la busta gialla che trovi nel secondo cassetto della mia scrivania. Presto!" E riabbassò violentemente la cornetta.

"Cosa stai cercando di fare?" gli chiese indispettito Tommaso.

"Ora lo vedrai. E spero che tornerai in te" tagliò corto Vittorio, ritornando a sedersi.

Tommaso stava per chiedergli altro, ma bussarono alla porta. Comparve Emilio con una busta in mano che consegnò a Vittorio.

"È meglio se ti siedi" disse al giovane, non appena rimasero di nuovo soli. Tommaso aveva un brutto presentimento e l'unica cosa che desiderava fare era bersi un altro bicchiere di brandy, ma accettò il consiglio del padre, e si sedette. Vittorio aprì la busta uscendone delle foto, che mise davanti al figlio. Ritraevano Luana e Alessio uniti in un abbraccio. Tommaso, appena li vide, spalancò gli occhi e sbiancò in viso. Ne prese una e la guardò più da vicino. Erano proprio loro, e il posto dove si trovavano erano i giardini dell'università.

"Cosa significano?" chiese incollerito, indicando le immagini. Non sapeva più cosa pensare.

"Sei abbastanza intelligente da arrivarci da solo. La ragazza che tu ami tanto fa il doppio gioco con il tuo migliore amico. Queste foto sono state scattate mentre eri in Francia" rispose eloquente Vittorio.

Era sicuramente uno scherzo, non poteva essere vero, pensò Tommaso.

"Credo che ci sia un errore. Ci sarà, di certo, una spiegazione a tutto ciò."

"Guarda anche questi." Vittorio prese delle carte dalla busta e li consegnò al figlio. "Anche se ho giocato all'investigatore, come hai detto tu, l'ho fatto solo per te."

Tommaso, titubante e con mani tremanti, prese i fogli che il padre gli porgeva, e li guardò. Nel primo, c'era indicata la lista dei passeggeri in partenza per Boston del tredici dicembre dello scorso anno. Con un evidenziatore giallo erano sottolineati i nomi di Luana Fiorenzi e Alessio Diamante. In quello successivo, c'era la richiesta d'iscrizione alla Global Boston University sempre a nome di Luana Fiorenzi e Alessio Diamante. In quello dopo ancora, c'erano spillati delle foto che mostravano entrambi ridere e parlare in posti a lui sconosciuti, ma presumibilmente americani.

Una secchiata d'acqua gelata colpì Tommaso. Come poteva accadere una cosa del genere? Com'era possibile che il suo migliore amico e la sua ragazza fossero scappati insieme? Dove aveva sbagliato per essere stato tradito così? Si alzò e andò a riempiersi un altro bicchiere di liquore. Era un incubo.

"Finiscila di bere a quest'ora!" urlò Vittorio. "Se ho fatto seguire quei due e per dimostrarti la loro slealtà. Ti sei già fatto umiliare abbastanza, ricordati che tu sei Tommaso Umberti!"

Ascoltando per l'ennesima volta quelle parole, Tommaso perse il controllo e posò violentemente il bicchiere che aveva in mano sul carrello in vetro, facendolo tentennare.

"Stai zitto! Hai già fatto anche troppo! Non vedevi l'ora che ti si presentasse un'occasione del genere per sbattermela in faccia" sbraitò Tommaso, voltandosi verso di lui. "Vattene! Lasciami da solo." E si rigirò, dandogli le spalle.

Vittorio si alzò e si avvicinò.

"Va bene, figliolo, me ne vado, ma ricordati chi sei e di chi ti devi fidare" gli disse con voce calma, guardandolo da dietro. Tommaso non gli rispose e aspettò che uscisse dallo studio.

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