Erano passati venti minuti da quando aveva finito di parlare con Vittorio Umberti, ma le gambe non decidevano di muoversi. Luana era rimasta seduta sul letto della sua camera, scioccata dalla conversazione appena avuta.
La sera prima, Tommaso le aveva comunicato che non sarebbe tornato per un'altra settimana e, nemmeno in quel momento, era rimasta così di sasso. Dopo aver ascoltato la traumatica notizia, Luana voleva disperatamente piangere. Resasi conto, però, che il più triste fra i due era Tommaso, che continuava a dirle che le mancava e che aveva una voglia matta di abbracciarla, piangere non sarebbe stato di nessun aiuto, così, tirò un lungo respiro e cercò di essere forte. Rimasero a parlare al telefono per un'ora. Alla fine, mantenne la promessa fatta ad Alessio, e non disse nulla a Tommaso della sua partenza. Le dispiaceva mentirgli, ma non era stata una scelta sua.
Cercò di destarsi dallo stupore e analizzò bene la situazione. Perché il padre di Tommaso voleva vederla? Cosa poteva mai volere da lei che, fino a quel momento, non era stato per niente interessato alla sua persona? Sapeva che Vittorio Umberti non l'approvava come fidanzata del figlio e, ignorarla fino a quel giorno, era stato un comportamento più che assertivo.
Si alzò lentamente e andò in bagno. Mancavano molte ore alle tre, ma pensò bene di cominciare a prepararsi e arrivare con largo anticipo all'appuntamento, perché, in tutta quella situazione, qualcosa puzzava.
Si vestì con molta cura, decise di indossare dei pantaloni neri a gamba dritta fino alla caviglia e una camicia rosa cipria in chiffon, inserita, sul davanti all'interno dei pantaloni e dietro lasciata libera. Anche se l'abbigliamento era un po' leggero preferì soffrire un po' e sembrare elegante. Abbinò il tutto alle décolleté nere e al cappotto in panno dello stesso colore. Non poté, però, evitare di mettere la sciarpa, vista la temperatura fredda dell'inverno.
Era sola in casa e uscì senza avvisare nessuno. Arrivò al bar prescelto con mezz'ora di anticipo. Si sedette a un tavolo e aspettò. Alle tre in punto fece la sua comparsa Vittorio Umberti. Entrato nel locale i suoi occhi la scorsero subito e, con passo tranquillo, si avvicinò. Luana, vedendo l'uomo farsi avanti, scattò in piedi. Lui fu il primo a parlare.
"Ci rivediamo" disse, porgendole la mano.
Luana lo fissò per pochissimi secondi, e gliela strinse a sua volta.
"Il piacere è tutto mio rivederla" rispose educatamente, sorridendogli.
"Accomodiamoci" la invitò Vittorio, lasciandole la mano e sedendosi per primo. Luana lo imitò. Stringeva le mani in grembo per evitare che tremassero, e manteneva una postura dritta. Dalla valigetta di cuoio nero che Vittorio aveva con sé, uscì una cartellina rossa che posò sul tavolo. La aprì e scrutò alcune carte. Luana continuava a rimanere in silenzio, e aspettava che fosse lui a parlare. Lo osservò furtivamente mentre esaminava i fogli e notò come la sua espressione rimaneva impassibile.
"Sarò breve, così da non occupare tutto il tuo tempo" disse Vittorio, avvicinandole una busta bianca.
"Non si preoccupi. Sono molto onorata di essere seduta in sua compagnia" lo elogiò Luana, ignorando la missiva.
Vittorio non si scompose dal complimento e continuò imperturbabile.
"Apri la busta" la invitò.
Luana abbassò gli occhi e fissò l'involucro bianco davanti a sé. Aspettò qualche attimo non capendo cosa significassero tutti quei fogli in possesso di Vittorio, ma cercò di essere cortese e acconsentì all'ordine. Ciò che ne estrasse la confuse ancora di più. Era un assegno di trenta mila euro a suo nome. Alzò la testa e lo guardò.
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Non è colpa tua
Romance[COMPLETA] Luana ha ventiquattro anni e vive la vita con la semplicità e la spensieratezza della sua età. Adora la sua famiglia, ma non ama nessuno così tanto da farle battere il cuore, anche se crede fermamente nel vero amore. Una sera, spinta dal...
