Capitolo 37

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Mentre Luana si girava e rigirava nel letto senza riuscire a prendere sonno, a casa Umberti si festeggiava la scelta della data di nozze fra Tommaso e Monica.

Vittorio invitò a cena i consuoceri e la loro figlia per decidere, in quell'occasione, un giorno favorevole del mese prossimo. Nessuno, però, sapeva che due giorni prima Monica si era presentata nel suo ufficio chiedendogli lei stessa di accelerare il matrimonio. A detta di lei, voleva affrettare le cose perché non c'era motivo di aspettare ancora, visto che tutti erano d'accordo e che il fidanzamento era stato un successo. Ma Vittorio era sicuro che, la premura della giovane, era solo una conseguenza al ritorno di Luana Fiorenzi. In qualche modo anche Monica era venuta a conoscenza della storia passata di Tommaso e, indubbiamente, aveva paura che il fidanzato potesse compiere una sciocchezza. E, purtroppo, quel timore ce l'aveva pure lui.

Quando, quel mattino, Vittorio aveva detto a Tommaso dell'incontro con la famiglia Leone, lui non aveva fatto obiezioni, gli aveva solo chiesto verso che ora era prevista la cena. Vittorio lo guardò con la convinzione che forse era sincero quando gli diceva che voleva sposarsi, e che voleva dimenticarsi del passato.

Avevano finito di mangiare, e si erano seduti sul divano del salone a bersi un liquore. Vittorio sulla poltrona centrale, Ida alla sua destra e al suo fianco Monica e Tommaso, alla sua sinistra Salvo e la moglie. L'argomento della serata era l'organizzazione del matrimonio, chi invitare, in quale chiesa celebrarlo, il colore dei fiori, la scelta dei testimoni, dei paggetti e delle damigelle, prenotare la sala ricevimenti più lussuosa, e tanto altro. Erano tutti molto presi e ognuno di loro aveva delle idee da proporre, tranne Tommaso che rimaneva in silenzio, assecondando semplicemente ogni loro richiesta, qualora lo tirassero in ballo. Si stava versando il suo terzo bicchierino di cognac, quando gli squillò il cellulare. Si scusò con i presenti, e si chiuse nell'ufficio di suo padre.

"Dimmi, Jimmy, che succede?"

"Amico, sono nel caos più totale. È da oggi pomeriggio che Mary non fa altro che piangere, maledicendo se stessa e noi tutti. Appena le chiedo cosa le è accaduto, mi urla contro e mi dice di sparire" disse con voce lagnosa.

"Scusami, ma io come ti posso aiutare? È tua moglie, le avrai sicuramente fatto qualche sgarbo e non te ne sei reso nemmeno conto" gli rispose Tommaso, divertito. Meno male che l'amico l'aveva chiamato. Erano tre ore che sentiva parlare solo di nozze e corredi e, seppur per una cavolata, poter ascoltare altro gli aveva fatto tornare il buonumore.

"Io non ho fatto nulla! Stamattina è uscita dicendo che avrebbe incontrato Luana, ed è tornata furente e in lacrime" si discolpò ancora.

Tommaso, appena sentì il nome di quest'ultima, tornò a incupirsi. Ma si incuriosì, anche.

"Sarà successo qualcosa fra loro due, non ti ha detto proprio niente?" indagò.

"Beh sì, fra schiamazzi e balbettii, dice che siamo stati tutti degli stupidi a giudicare Luana come una donnaccia, che nessuno di noi ha capito niente di lei, e che si pente di aver solo pensato di non considerarla più sua amica."

Tommaso continuava a non capire. "E cosa significa?"

"Non lo so! Mi ha anche detto di prenderti a schiaffi fino a farti rinsavire, e che ti pentirai per come l'hai trattata; per questo motivo ti ho chiamato, per capire qualcosa da te. Hai parlato con Luana, ultimamente?" gli chiese ancora più confuso Jimmy.

Si erano visti il giorno prima, ma ciò che si erano detti non c'entrava con Mary. E poi, di che cosa doveva pentirsi? Lui non aveva nulla da farsi perdonare.

"Non capisco cosa voglia dire tua moglie, ma da parte mia non c'è mai stato nulla di scorretto, e lei lo sa bene. Mi dispiace non esserti stato d'aiuto ma devo salutarti, ho lasciato di là Monica e i suoi genitori, e devo tornare da loro" si congedò Tommaso.

"Oh, scusami non ne sapevo nulla. Ho pensato solo che tu forse conoscevi qualche particolare in più."

"Tranquillo, hai fatto bene a chiamarmi, ci sentiamo domani, tu cerca solo di rassicurare tua moglie" lo salutò Tommaso, in modo pacifico.

Ritornò nel salone senza dare nessuna spiegazione ma, se sorrideva e parlava in modo normale, nella mente gli tornavano le parole che gli aveva detto l'amico, turbandolo nel profondo.  

Luana provò a parlare con Tommaso, ma senza mai riuscirci. Non la riceveva in ufficio e non rispondeva alle sue chiamate. Se lei lo aspettava fuori nel parcheggio, usciva sempre in compagnia di Monica. Era palese che la evitava. Una mattina, stufa di sentirsi dire sempre da Clara, 'il vice presidente è impegnato', Luana aspettò che la ragazza uscisse per andare in bagno, e si presentò direttamente nell'ufficio di lui, senza tanti preamboli. Tommaso stava parlando al telefono e rimase con la bocca aperta vedendosi piombare Luana dal nulla, ma scacciò subito lo stupore ritornando serio. Finì con comodo la conversazione e, senza nemmeno guardarla in volto, la pregò di andarsene. Lei ignorò le sue parole e, testardamente, si avvicinò alla scrivania.

"Dobbiamo parlare" gli disse, guardando dall'alto il suo capo chino.

"Non abbiamo nulla da dirci" le rispose pacato, prendendo delle carte e iniziando a leggerle.

Luana, a quel punto, si accomodò sulla poltrona dietro di sé e si mise a suo agio.

"Non me ne vado da qui se prima non ascolti quello che ho da dirti."

Tommaso alzò la testa e la guardò. I loro occhi si incollarono, e nessuno dei due intendeva abbassare lo sguardo. Incrociò le braccia al petto e si appoggiò all'indietro.

"Bene, sentiamo, ma ti dico da subito che qualsiasi cosa dirai non mi farà cambiare opinione su di te."

"Cosa sai di me e Alessio?" le spiattellò a brucia pelo Luana, lasciandolo basito.

Dopo un primo momento di stupore, Tommaso scoppiò in una risata ironica.

"Sei pazzesca. Adesso parli di voi due in modo così disinvolto che mi vien voglia solo di ridire" la rimbeccò lui.

Luana, invece, divenne ancora più seria, sporgendosi in avanti per guardarlo meglio negli occhi.

"È questo il punto. Non c'è nessun 'noi'. Io e Alessio non abbiamo nessun rapporto che va oltre una semplice amicizia. Hai frainteso tutto."

Tommaso la guardò con volto austero. Si sentiva scombussolato dalla sua confessione, ma non voleva farsi ingannare.

"E io non ti credo. Non mi importa più in che rapporti sei con i miei amici, o i tuoi superiori, o qualsiasi altra persona che incontri per la strada. Fra me e te è finita."

"Lo so che non faccio più parte dalla tua vita, ma se proprio vuoi odiarmi non farlo perché pensi che io ti abbia tradito. Non è assolutamente vero!" sbottò Luana, alzandosi in piedi. Tommaso la imitò, e girò intorno alla scrivania per piazzarsi dietro di lei. Le appoggiò entrambe le mani sulle spalle impedendole di girarsi, e le parlò all'orecchio.

"Faresti meglio ad andartene prima che ti faccia buttare fuori dalla sicurezza. Non sarebbe un bello spettacolo per la famosa Elle Flores" le sussurrò, in modo minaccioso. A Luana scesero delle lacrime di rabbia lungo il viso. Strinse i pugni e, svincolandosi dalla sua presa, si voltò per guardarlo in faccia.

"Sei cambiato molto. Il Tommaso che conoscevo io non avrebbe tratto delle conclusione affrettate, soltanto ascoltando delle dicerie." Si passò una mano sul volto bagnato. "Mi dispiace per te, ma mi stai odiando per dei motivi sbagliati e, semmai scoprirai la verità, te ne pentirai." E così dicendo gli passò accanto, avviandosi alla porta. Sperò fino all'ultimo che lui la fermasse e le dicesse qualcosa, ma rimase fermo nella medesima posizione fino a quando lei non uscì. Luana entrò in ascensore e pianse ancora di più. Era finita. Tommaso era irremovibile, e niente gli avrebbe fatto cambiare idea.

Non è colpa tuaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora