"I would have stayed up with you all night
had I known how to save a life."
Il rumore della porta che sbatteva, il freddo che mordeva la pelle, le falcate a perdifiato.
Le lacrime che cadevano e si annullavano nel buio, le stelle soffocate dai lampioni, l'aria gelida, i marciapiedi vuoti.
Le strade con le buche, il mio cuore con le crepe, il sangue alla testa, le vene che pulsavano.
I semafori accesi sopra le strade libere, le vie che avevamo trascorso insieme erano gelide.
Il suo ricordo, che mi entrava nelle ossa e si stabiliva lì.
Il cuore che mi sentivo battere dappertutto, come se palpitasse per due. Come se avesse potuto parlare con il suo "non andartene;
ci sono io che batto per te... ci sono io".
Non andartene; ci sono io che soffro anche per te... Non andartene.
Le porte automatiche dell'ospedale di San Paolo si spalancarono una frazione di secondo prima che ci andassi a sbattere contro.
Vedevo decine di persone sfocate, che sembravano tutte ferme rispetto alla velocità a cui correvo io. Quasi mi accasciai su uno degli sportelli.
-Si sente bene?- Chiese la donna seduta dietro al vetro, allungandosi verso di me.
Annuii, per quanto concessomi dal fiatone.
-Benjamin A... lessandro Dardoni... Vi prego...- Dissi con i rimasugli di una voce che non sembrava la mia. Era devastata, senza speranza, soffocata dal dolore che mi pesava sulla testa come chilometri e chilometri cubi di mare.
-È al blocco operatorio del quinto piano. Non posso dirle di più.- Disse, guardandomi in modo strano.
Non riuscii nemmeno a ringraziare, e mi trascinai, spinta da non so quale forza, ad uno degli ascensori. Caddi rannicchiata in un angolo dell'ascensore e non riuscii a piangere.
Fu strano, soffrire per la prima volta così tanto che le lacrime non ci sono più. Vidi con più chiarezza che mai la voragine che voleva accogliermi, con tutti i suoi spuntoni e le raffiche di vento che infuriavano sulle pareti scoscese. Era uno di quei posti in cui ci si ammazza. Che, se cadi, non risalirai mai.
Un suono acuto mi fece alzare la testa pesante dalle ginocchia. Ero arrivata.
Mi alzai e camminai seguendo le indicazioni dei cartelli affissi ai muri, respirando l'odore pungente del disinfettante.
Mi sentivo tagliata in più parti. Il mio corpo camminava, ma io dentro ero immobile.
Non sentivo nulla nel petto, eppure il cuore batteva lo stesso, andava avanti per autonomia. Tutto andava avanti. Ero solo io quella che lasciavano indietro.
E anche il mio corpo non ne voleva sapere di stare fermo. Continuava a camminare, a compiere centinaia di reazioni chimiche, a far morire cellule e a crearne di nuove, pulsava di vita.
Non era come il corpo di Benjamin.
Che invece ora era fermo, posato su una superficie dura.
Forse l'autonomia del suo cuore si era fermata.
Avvertì la frequenza dei miei battiti tentennare.
Alzai la testa dalla geometria regolare delle piastrelle del pavimento e trovai la porta che precedeva il blocco operatorio. Era contrassegnata da una scritta a caratteri cubitali.
E, sotto questa, gli ex-amici di Benjamin.
Quelli tutti uguali, che ora se ne stavano lì con la testa contro il muro e il mento tremante e un dolore ben diverso l'uno dall'altro.
E poi, Filippo. La sua cicatrice sembrava volersi aprire, squarciargli la pelle. Era accasciato sul pavimento, come se volesse essere dimenticato da tutti.
Pochi passi, e gli fui davanti.
Mi guardò, per la prima volta, spaventato.
Il dolore a volte rende delle persone dei mostri.
-Dimmi cosa gli è successo.- Dissi, con una voce che lo trapassò come infiniti aghi.
E lui non cercò di proteggersi, non cercò di fare nulla.
Lasciò cadere la testa, e si mise a piangere facendo cadere le lacrime sul pavimento.
-È colpa mia-, disse, la voce distrutta.
-È colpa mia se Benjamin è là dentro.-
[Frase a inizio capitolo: da "How to save a life", The Fray.]
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bullying
Teen Fiction"Forse ti vedrò, in classe, con quel tuo solito guardare fuori dalla finestra come se ci fosse davvero qualcosa da vedere. Se ci penso _ voglio dire, se penso a te _ capisco che dopotutto non ho bisogno di nient'altro." 14.12.2017, #11 in teen ficti...
