-Beatrice De Angelis.-
Cinquecento teste si voltano verso di me tutte insieme, mentre mi alzo in piedi e scuoto leggermente le gambe per non farle somigliare a due pezzi di legno. Mi incammino verso il palco, calcandomi quello stupido cappello in testa, mentre la toga svolazza all'indietro.
Sul palco c'è il mio diploma, e io devo solo prenderlo e andarmene. Non è difficile, ce la posso fare.
Dura poco. Non sento gli applausi, non guardo minimamente chi è seduto in platea, con che sguardo mi guarda. Affetto il diploma, stringo la mano al preside, scendo dal palco, mi incammino lungo il percorso situato tra le due ali di poltrone.
È finita.
Non dovrò mai più mettere piede in questa scuola.
Appena fuori dalla porta d'ingresso mi sembra che le gambe non reggano. Cerco di dare la colpa ai tacchi che mamma mi ha obbligato ad indossare al caldo opprimente della sera di metà luglio. Abbraccio una colonna e le scarico tutto il mio peso addosso per non cadere.
Dovrei sentirmi meglio, andare a casa e festeggiare con i miei, pensare al mio futuro, compilare una domanda per l'università, qualcosa del genere.
Invece rimango immobile.
In lontananza, sul finire del vialetto della scuola, vedo un ragazzo e una ragazza che si abbracciano stretti.
Lei ha un diploma in mano, e lui probabilmente è corso qui in ritardo. Forse quella ragazza ha preso il suo attestato mandando indietro le lacrime perché la persona a cui tiene di più non era lì. Ed è uscita dalla sala, come me, senza nessuno che la seguisse, per poi aver trovato il ragazzo che ama. Che è arrivato in ritardo, ma l'ama anche lui.
E guardando i loro corpi sbilanciati l'uno contro l'altro, capisco che avrei voluto anch'io qualcuno da cercare prima di scendere da quel palco.
Qualcuno che mi inseguisse mentre uscivo dalla sala senza guardarmi indietro.
Invece non ho voluto nessuno, nemmeno i miei genitori.
Da quando Benjamin se n'è andato tutto ha perso importanza.
Una borsa di studio in un'altra scuola e non c'è più stato, si è portato via anche una parte di me.
Da due anni non passa giorno in cui non mi rimproveri per non aver trovato le parole quando mi aveva detto "Non posso rifiutare. Non andartene ora, aspetta. Io ti amerò anche da lontano."
Ma come può un amore a metà essere meglio di un amore completo?
Ci siamo persi. È successo. Non ho trovato più la strada e ora me ne devo scegliere un'altra.
Il ragazzo in fondo al vialetto ha lasciato la ragazza, sono usciti dal cancello.
Sono sola qui fuori.
A passi instabili sui tacchi, riesco a ritrovare una specie di equilibrio e ad uscire anch'io.
Il sole è già tramontato da un pezzo, l'azzurro chiaro del cielo sta lasciando spazio al blu.
Mi siedo sul guardrail a lato della strada vuota, e slego i lacci dei tacchi, mi tolgo il cappello e mi slaccio la toga rivelando il mio vestito nero. I capelli mi sfiorano le spalle e le guance, e non mi viene da piangere. Non ci riesco.
Una figura dall'altra parte della strada mi fa alzare gli occhi inchiodati sull'asfalto. Un altro ritardatario.
Corre per tutta la lunghezza del marciapiede prima di scorgere me.
L'aria appannata dal buio mi permette di vederlo con poca chiarezza.
-Ehi! Ehi, tu! Dico a te!- Urla verso di me. -È già finita la cerimonia?-
Annuisco senza dire nulla.
Un certo peso sembra fargli sprofondare le spalle.
Nel buio, percepisco che attraversa la strada e si siede ai piedi del guardrail, accanto a me.
-Sono arrivato tardi.- Ammette, con una voce sconfitta.
Avverto un brivido. Cerco di dare la colpa al freddo.
-Perchè?- Sussurro.
-L'aereo. Ha ritardato di due ore.- Giocherella con dei sassolini raccolti dell'asfalto. -Se però chiedevi perchè non volevo arrivare in ritardo... Ecco, avrei voluto esserci per una persona.-
-Sarà ugualmente felice di sapere che hai provato ad essere qui in tempo.- Rispondo.
-No. Non è abbastanza per lei.- Scuote la testa.
-E chi lo stabilisce?-
-Lo stabilisco io. Io lo so di cosa ha bisogno, l'ho sempre saputo e non ho saputo darglielo.- Getta una manciata di sassolini in mezzo alla strada.
-Forse le cose di cui ha bisogno sono cambiate.- Dico.
-No... No, io lo so che non è così. Il modo in cui ci siamo amati non si cancella... Come? Com'è possibile?
Se per due anni non è passato giorno senza che pensassi a lei... Lei non può avermi dimenticato, lei non può aver smesso di amarmi...- Lascia che i respiri accelerati prendano il posto delle sue parole. Io invece mi accorgo che ho trattenuto il fiato dalla prima parola che ha pronunciato. -Però chissà quante volte l'ho delusa e non me ne sono nemmeno accorto. Tutte le volte che ha teso la mano verso di me e io avevo gli occhi da un'altra parte.-
I miei occhi vorticano nel buio sforzandosi di vederlo. Trovano solo buio.
-Scusami.- Dice ancora. -Scusami, non volevo scaricare su di te i miei problemi. Come ti chiami?-
-Non ti preoccupare.- Mormoro, sperando che così non riconosca la mia voce.
-Non mi rispondi? Non mi dici come ti chiami?- Chiede, ridendo.
-È più facile rivelare segreti ad una sconosciuta, non credi?- La mia voce è perfettamente misurata, ma mi accorgo che sto piangendo.
Sospira. -Hai ragione.-
Ormai è del tutto buio. La luce debole della luna e quella lontana dei lampioni nel cortile della scuola non ci permette di vederci in faccia.
-Credo che andrò a casa. Grazie per avermi ascoltato.- Si alza dell'asfalto e dopo qualche secondo in cui rimane immobile, si volta verso di me e mi tende la mano.
Gliela stringo.
E lo sento allontanarsi per la seconda volta.
Per un attimo credo davvero che non saprà mai che è arrivato in tempo.
Ma la mia voce si fa strada da sola dopo un attimo durato un anno. Mi raschia i polmoni, corre fuori dalla gola, spacca la linea delle mie labbra serrate. -Benjamin-, lo chiamo.
Non lo vedo girarsi, ma so che mi sta cercando nel buio, che probabilmente ha capito.
-Beatrice. Mi chiamo Beatrice.-
E tu sei arrivato in ritardo mostruoso, ormai la festa è finita da tempo, mi hai lasciata da sola a raccogliere i frammenti dei bicchieri rotti e la carta straccia. Non ti aspettavo nemmeno più, credevo che la porta fosse chiusa per non farti più entrare. Sei arrivato in ritardo mostruoso, ma io non me ne sono mai andata.
Sei arrivato in ritardo mostruoso, ma sei ancora in tempo.
Sei un idiota, non dovevi lasciarmi da sola, ho sofferto talmente tanto che non sono riuscita a dire una parola per giorni interi. E tu, da lontano, sembravi non preoccupartene.
Dovrei odiarti, dovrei volerti tanto di quel male da consumarmi, ma ti amo che ti ho riconosciuto subito, anche dopo anni, anche dietro al muro che ci ha diviso durante quegli anni.Ad un certo punto sei vicino a me.
-Scusa.-
Penso che non conta niente ormai, che è più importante che ora mi stai portando via le lacrime dalle guance, che ci sei, e che so non te ne andrai più.//
Dopo questa mi dileguo; comincio a revisionare i capitoli di bullying.Mi trovate su
insta: @/chiaraapasinetti
twitter: @/itschiaraaaxGrazie per voler bene a Bea e Benjamin, io voglio bene a voi❤

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bullying
Dla nastolatków"Forse ti vedrò, in classe, con quel tuo solito guardare fuori dalla finestra come se ci fosse davvero qualcosa da vedere. Se ci penso _ voglio dire, se penso a te _ capisco che dopotutto non ho bisogno di nient'altro." 14.12.2017, #11 in teen ficti...