"No time,
no time,
there’s no end,
there is no goodbye,
disappear
with the night."
Ci staccammo piano, ma in in certo senso anche troppo velocemente.
E andammo in classe, muovendo il primo passo nello stesso tempo, quasi vivessimo in un corpo unico.
Non dicemmo niente. Non ce n'era bisogno. Tra me e lui potevano accadere guerre, esplosioni, cambiamenti e spostamenti giganteschi, ma nel contatto diretto tra i nostri occhi nulla cambiava. Sapevamo di avere solo bisogno si una persona che tenesse l'altro stretto e salvo senza bisogno di tante parole, ed era quello che avevamo accettato di fare.
L'ora di filosofia passò veloce. Non dissi una parola, e il prof mi riservò diversi sguardi, anche se poi non mi rivolse una parola.
Suonò la campanella, e tutti si alzarono per essere fuori dalla classe in tre secondi netti. Io e Benjamin fummo gli ultimi a camminare fuori dall'aula.
-De Angelis? Potresti fermarti qui un minuto? Vorrei parlarti.- Mi girai, e trovai Sona. Nessuna espressione in volto, come sempre.
-D'accordo-, mormorai, senza la forza di oppormi.
Sentii la presenza di Benjamin a pochi passi da me che non si allontanava. Mi seguiva come un'ombra, mi stava vicino come una seconda pelle.
-Puoi lasciarci soli, Benjamin?- Chiese Sona.
Lui gli lanciò uno sguardo truce. Mi sfiorò un braccio, cambiando totalmente sguardo. Quello diverso, che riservava a me. -Ti aspetto fuori.- E si allontanò.
-Cosa vuole dirmi prof?- Chiesi.
-Ho saputo di quello che ti è successo.- Disse, restando fermo accanto alla cattedra.
Cercai di ridere, ma quella che mi uscio fu più una smorfia. -Mi sono successe fin troppe cose nell'ultimo periodo.-
-Ho saputo che hai tentato di ucciderti.-
Una scossa mi attraversò, e temetti di perdere un battito. Era il primo che aveva descritto il mio tentativo di suicidio per ciò che veramente era. E, per proteggermi, tira fuori le mie spine. Era il mio modo di proteggermi. Mi sentivo così fragile sotto quell'armatura. -Crede che possa servire a qualcosa?-
-Vorrei solo dirti che quello che hai è troppo per far sì che qualcuno ti convinca a buttarlo via.-
-Nin importa, ormai. Nessuno se n'è accorto. Nessuno se ne è interessato. O nessuno l'ha fatto abbastanza. Succede sempre così. Se ne accorgono tutti tardi.- Sputai quelle parole, inviperita.
-Ora però a qualcuno importa. Più che abbastanza.-
-Benjamin? È comunque troppo tardi. Non potrà mai salvarmi completamente.- Dissi, ma, improvvisamente, vacillai.
-Tu non puoi vederti con lui, De Angelis. È una cosa strana, che si vede poche volte, quasi inquietante. Come se sapeste esattamente che movimento farà l'altro, vi muovete per non riempire un eventuale vuoto tra voi.
Le vostre mani non si lasciano mai. Si percepisce che potreste addirittura vivere con le mani intrecciate.-
-Si rende conto che è stato ciò che mi ha tolto il sonno per troppe notti? Che è stato una delle cause per cui è successo?-
-Credo che il dolore che sta provando ora basti. Non a perdonarlo, ma a capirlo. Anche tu hai sofferto, Beatrice. Più o meno di lui. Sai meglio di me cosa significa vivere con dei mostri che ti aspettano sempre e ovunque, che sembrano volerti sbranare senza alcuna pietà.-
-Lo so.- Sussurrai.
Mi giravo e rigiravo nel letto. Il mio stomaco sembrava contorcersi continuamente e il cuore fare capriole dal tanto che batteva forte. Mi girai su un fianco, ma con il peso del corpo schiacciai in pieno il mio braccio destro dal colore giallastro, causa di tutti i lividi che stavano a poco a poco guarendo. Con una smorfia di dolore, tornai a pancia in su, a fissare il buio denso che sembrava volermi ingoiare insieme alla stanza.
Un rumore strano mi fece scattare a sedere e fece fare un ulteriore salto al mio battito cardiaco, per poi farlo sbattere a terra.
L'ansia.
Non volevo averci a che fare di nuovo. Mi sforzai di cacciarmi un po' di silenzio in testa e mi voltai verso la fonte del rumore.
Il mio cellulare. Aveva vibrato. Mi ero dimenticata di spegnerlo?
Sbuffando, lo presi decisa a zittirlo, ma il nome che illuminava il display mi fece immobilizzare con il pollice a due millimetri dallo schermo.
Non so nemmeno perché risposi.
-Ciao, Bea.-
-Benjamin.-
Lo sentii respirare, cercando di non far rumore. -Non credevo rispondessi.-
-Non riuscivo a dormire.- Dissi, tornando sotto le coperte.
-È l'una.-
-Sei sveglio anche tu.- Replicai.
Ridacchiò, leggero. -Comunque volevo dirti che ho trovato un tuo quaderno nel mio zaino. Forse te l'ho preso io per sbaglio. Scusa.-
-Quindi tu mi stai chiamando all'una di notte per dirmi che ti sei sbagliato e mi hai preso un quaderno.-
-Suppongo di sì.-
Sorrisi. Mentiva. -Okay.-
Si schiarì la gola. -Forse non era solo questo.-
Sentii quel sorriso farsi forte.
-Forse avevo voglia di parlare con te. Diciamo pure che ne avevo bisogno.-
-Okay.-
-Ci stai? Per parlare con me adesso, intendo.-
-Lo sto già facendo.-
-Intendevo chiederti non se hai voglia di parlare con me adesso, ma tra due secondi, un minuto, cinque, domani e per i giorni futuri.-
-Probabile, sì.-
-Grazie.-
-Perché?-
-Perché ne ho bisogno, te l'ho detto. E perché so che sei l'unica con cui posso parlare.- Fece una pausa. -E perché ho bisogno anche di ascoltarti.-
-Come mai?- Chiesi confusa.
-Perché mi sento come se avessi trovato il mio scopo. Come se davanti a me si srotolassero milioni di strade e io, in modo del tutto inspiegabile, riuscissi a trovare quella giusta. Tu. Non è facile da spiegare.-
-No, ho capito.-
Mi sembrò di sentire il suono del suo sorriso. -Tu capisci sempre.-
Non risposi. Perché forse sì, capivo tutto e per questo stavo male, ma non ero mai riuscita a capire la cosa più importante. Io e lui.
Sentii l'impulso di fargli una domanda orribile. -Ti senti mai in colpa?-
-Per quello che ti ho fatto? Sì.- Disse con una naturalezza che mi parve difficile da sostenere. -Ogni notte. Prima di chiamarti ci pensavo, al mostro che sto cercando di chiudere dentro di me. Ma è difficile non essere quello che sei.-
-Non sei un mostro.- Ribattei. Non mi controllavo. Con la testa sul cuscino e le coperte che mi abbracciavano, mi sentivo finalmente di poter essere calma. Il mio cuore aveva rallentato, e lo stomaco non mi formicolava più fino a farmi male. La sua voce era così vicina che mi sembrava di averlo lì, accanto a me, che mi abbracciava per proteggermi dal mondo all'infuori di noi.
-Lo sono, invece.-
-Cocciuto.-
-Dovresti proteggerti da me.- Sembrava serio. -Se dico qualcosa di idiota, dato che la mia testa al momento è di gran lunga incasinata, termina la chiamata. Sentiti libera di farlo.-
-Non mi devo proteggere da ciò che è uguale a me, Benjamin.-
-Tu non sei un mostro.-
-Tu non mi conosci.-
-Conoscerti è sulla lista delle mie priorità.- Ridacchiò.
-Forse su quella lista dovrebbe anche esserci la priorità di imparare a trasformare i tuoi pensieri in parole.-
-Non ci riesco. Le parole mi escono da sole di bocca. Sono più forti di me.-
-Scrivi.-
-Cosa?-
-Ci senti? Ti ho detto di provare a scrivere.-
-A che scopo?-
-Sei proprio un idiota. Se scrivi puoi cancellare, riscrivere, limare, correggere. Quando parli è tutto concentrato in quei pochi secondi. Ma se ti accorgi che hai sbagliato non potrai correggerti, mai.-
-Forse.-
-Di sicuro.- Ribattei.
-Ci proverò.-
-So che non lo farai.-
-Lo metterò nella lista delle priorità: far sì che Beatrice possa credermi.-
-Compito arduo.-
-Non quando conosco i tuoi punti deboli o le tue ferite meglio di chiunque altro.-
Rimasi in silenzio, e di colpo il buio non sembrò più pesare così tanto.
-A volte provo la voglia di distruggere tutto.- Dissi, senza un vero motivo.
-Ti porterò in palestra con me. Non voglio che distruggi camera tua.-
Ma lui, questo, non sapeva che l'avevo già fatto.
Il silenzio si mise in mezzo a noi. Mi sembrava quasi di sentire il suo respiro. Lento, calmo. Mi scoprii a respirare al suo stesso ritmo.
-Ehi, dormi?-
-Sono qui.-
-Resti?-
Sorrisi. -Fino all'alba.-
Come mi aveva detto di fare, ero sempre pronta a terminare la chiamata.
Il pollice a un millimetro dallo schermo e la felicità a due millimetri dal cuore.
[Frase a inizio capitolo: da "Wait", M83.]
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bullying
Fiksi Remaja"Forse ti vedrò, in classe, con quel tuo solito guardare fuori dalla finestra come se ci fosse davvero qualcosa da vedere. Se ci penso _ voglio dire, se penso a te _ capisco che dopotutto non ho bisogno di nient'altro." 14.12.2017, #11 in teen ficti...
