Siamo a posto?

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Dean si appoggiò pesantemente alla parete esterna del locale con una sigaretta appena consumata tra le labbra. Non amava fumare ma il sapore amaro e forte nella sua bocca lo distraeva sufficientemente dalla realtà, così come l'alcol che stava circolando liberamente nel suo organismo. La caccia era andata bene, anche se suo fratello era stato scaraventato contro a un muro e Cas era stato quasi morso. Ancora vedeva quei denti così vicini al collo del moro, mentre lui gemeva di dolore. Dio, se non fosse arrivato in tempo, sarebbe andato tutto a puttane. A quell'ora, Sam era già rientrato nella stanza del motel e Cas... beh, lui stava camminando nella sua direzione in quel momento.

«Non ho bisogno di un babysitter, Cas. Avresti potuto tornare al motel con Sam»

«Sei troppo ubriaco per essere lasciato da solo» lo contraddì, scuotendo la testa.

«Cosa vorresti fare? Salvarmi come se fossi una donzella in pericolo?»

«Sto vegliando su di te» sbuffò il moro, appoggiandosi al muro a sua volta. Osservando l'amico, incrociò le braccia al petto. «Perché sei così ostile?»

«Ostile» ridacchiò amaramente il cacciatore. «Non ho bisogno che tu vegli su di me. Uno di questi giorni ti guarderò mentre verrai sgozzato. Al massimo, sei tu che hai bisogno di un babysitter»

Castiel decise di ignorare il commento. «Ti prego, finisci solo di fumare»

«Non dirmi quello che devo fare» ringhiò Dean.

«Dean...» sospirò. Il suo tono, fin troppo umano, tradì tutta la sua irritazione ed esasperazione, che paradossalmente sembravano divertire l'altro che ghignò. Riprese a fumare la sigaretta finché essa non terminò e venne lanciata a terra, centrando una pozzanghera. Il fumo che ne uscì si fece sottile fino a scomparire nell'aria.

«Colpisci come una ragazza» mormorò all'improvviso il biondo, tenendo lo sguardo basso. D'accordo, Dean poteva essere confuso e sconvolto da qualcosa, ma un'emozione potente si scatenò nel petto di Cas, facendolo staccare dal muro. Con una mano sulla spalla dell'altro, lo spinse contro di sé, prima di sferrargli un pugno in pieno volto. Dean barcollò, stupito. Non appena si rese conto della situazione, però, si fece rigido e caricò restituendo il favore.

Castiel perse definitivamente il controllo: era stanco della gente che lo sottovalutava. Era stato un guerriero di Dio, un angelo, un soldato. Non era un bambino. Sferrò un altro colpo e, approfittando della momentanea distrazione di Dean, gli piegò il braccio e lo tenne dietro la sua schiena. Lo spinse poi con il petto contro al muro, attendendo che i loro respiri si calmassero. E, forse, anche gli animi.

Quando decise che era tempo di darsi una calmata, mollò la presa e si diresse verso la porta del locale, prima di sentire una mano tirarlo per la manica. Dean lo fece girare ancora spingendolo contro il muro con forza. L'impatto con la sua schiena gli mozzò il fiato per qualche secondo, così come il dolore sul retro del suo cranio. Le mani di Dean si chiusero in due pugni serrati sulle estremità della sua giacca e lo tennero incollato al muro, senza colpirlo. Al contrario, i suoi occhi si scurirono, la sua mascella scattò e le sue labbra divennero una linea sottile, come se stesse cercando di comunicare qualcosa senza avere le parole.

Castiel si spinse contro di lui, sperando di farlo arretrare per liberarsi. Voleva andarsene o entrambi avrebbero fatto qualcosa di veramente stupido. Tentò di voltare le spalle al cacciatore ma questi gli venne incontro con aria minacciosa. In qualche modo, l'ex angelo riuscì ad atterrarlo. Si avvicinò e lo guardò dall'alto con aria soddisfatta.

«Siamo a posto?» sibilò Castiel, avviandosi verso l'Impala. Il viaggio verso il motel fu silenzioso e teso come pochi prima di allora. Appena l'angelo mise il piede fuori dall'abitacolo, si chiuse nella sua stanza in un attimo. Dean sbuffò sbattendo la porta della sua.

Dopo un'ora di zapping tra i canali, Castiel spense la televisione e alzò gli occhi al soffitto. Si sentiva in colpa da far schifo e non avrebbe mai chiuso occhio, di quello era certo. Si infilò nuovamente la maglietta e si diresse verso la porta dell'amico. Non fece in tempo a bussare che quella si aprì rivelando un Dean sorpreso. Si guardarono con la bocca aperta per un istante, scioccati dal fatto che avessero avuto la stessa idea.

Cas si schiarì la voce. «Dean, io-»

La sua voce si spezzò non appena le mani del biondo si chiusero sulla sua giacca per la seconda volta quella sera e venne trascinato dentro la camera. In un attimo, il suo corpo venne usato per chiudere violentemente la porta e ci venne sbattuto contro con forza. No, no, no. Non era così che doveva andare. Avrebbe dovuto scusarsi e tutto sarebbe dovuto tornare alla normalità. Un'occhiata predatoria e arrabbiata scurì il volto di Dean mentre fissava momentaneamente il suo obiettivo, ma la sua espressione era diversa. Certo, i tratti erano ancora tesi, ma gli occhi rilassati tradivano la sua aria da "ora ti ammazzo". Dean lo scosse e, quando Castiel non reagì, si adirò di più, tirando un calcio al legno sottile della porta che tremò. Chiuse lo spazio tra i loro corpi, furioso ma disperato e rassegnato. Il corpo muscoloso del biondo premeva sull'intera lunghezza di quello di Cas. Non lo teneva più solo intrappolato con le mani ma anche con tutto il suo corpo. Erano talmente vicini che l'ex angelo poteva sentire i contorni del fisico di Dean anche attraverso i vestiti.

Il cacciatore non diede alcuna spiegazione verbale, ma usò solo una mano per inclinare la testa del moro e far entrare in collisione le loro labbra in un bacio violento e intenso. La mente del più basso era annebbiata, confusa dalla situazione. Era spiaccicato contro la parete dal robusto corpo del suo migliore amico, che lo stava baciando con una tale forza da fargli perdere i sensi. Le mani che gli stringevano la mascella, i denti che graffiavano la sua bocca e la lingua che insisteva per ottenere maggiore accesso: tutti i movimenti del biondo erano fatti per marcare il suo territorio.

Sentì un braccio spingere la parte bassa della sua schiena e, incredibilmente, i loro corpi si fecero ulteriormente vicini. La mano di Dean stringeva convulsamente la sua maglietta con disperazione. Per quanto il cacciatore tentasse di allontanarlo nella vita di tutti i giorni, all'improvviso non riusciva a tenerlo abbastanza vicino a sé. Tutta la sua rabbia e la sua aggressività avevano finalmente senso. In tutta onestà, voleva Castiel talmente tanto da sbatterlo contro la porta di uno schifoso motel.

Strusciandosi l'uno contro all'altro, ottennero sollievo, finché il moro non collassò tra le braccia dell'amante reggendosi ai suoi bicipiti. La sua bocca era leggermente aperta, mentre cercava di far entrare ossigeno sufficiente nei polmoni. Dean si abbassò, mordendogli il collo con sensuale crudeltà e gli strappò un basso gemito. Baciò poi l'area arrossata e tornò a toreggiare sull'altro, tenendo le mani ai lati della sua testa. Osservandolo dall'alto, aprì la bocca per parlare.

«Siamo a posto?» gli chiese seducente.

Castiel annuì, ancora senza fiato, prima che il cacciatore tornasse a baciarlo, tirandolo verso il letto per i passanti dei jeans.

Destiel One shotsDove le storie prendono vita. Scoprilo ora